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Rivista e dossier del Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente - Padova
direttore Domenico Ceravolo
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Come utilizzare la biodiversitą per migliorare la qualitą dei pomodori

Prodotto tutto l’anno, il pomodoro è il secondo ortaggio consumato in Europa dopo la patata. Il miglioramento del pomodoro ha tenuto conto per lungo tempo dei bisogni dei produttori (varietà atte alla produzione in serra invernale e resistenti alle malattie) nonché delle esigenze dei distributori (frutti sodi con buona durata di conservazione e attraenti alla vista).
Per rispondere alle esigenze dei consumatori, il miglioramento delle qualità organolettiche del frutto è diventato oggi una posta in gioco per i selezionatori. Presentiamo l’oggetto di un programma di ricerca dell’INRA1, basato sullo sfruttamento della biodiversità del pomodoro


La selezione è un criterio composito e relativo a molti caratteri quali l’aspetto esterno e interno del frutto - il sapore, l’aroma, la consistenza - fortemente influenzati dalle condizioni ambientali, con relazioni antagoniste frequenti, in particolare tra qualità e quantità.

Analisi della biodiversità

Le ricerche condotte mirano a controllare meglio questa complessità. L’unità INRA di Genetica e Miglioramento dei Frutti e degli Ortaggi contribuisce all’analisi esaustiva della diversità e dell’eredità delle componenti della qualità dei pomodori. I ricercatori caratterizzano dei geni e dei QTL (Quantitative Trait Locus - regioni cromosomiche che controllano i caratteri quantitativi) che hanno un ruolo determinante per la qualità. Le ricerche sul miglioramento della qualità si basano su una collezione di varietà tradizionali di pomodori, conservata dall’Unità INRA di Genetica e Miglioramento dei Frutti e degli Ortaggi.
Queste varietà, provenienti dal mondo intero, sono caratterizzate e regolarmente moltiplicate e forniscono il materiale che sta alla base di studi raffinati che vertono sul controllo genetico della qualità dei frutti o sulle resistenze ai bioaggressori.

Gli studi sulla diversità hanno permesso ai ricercatori d’identificare una linea, della specie Lycopersicon esculentum, dai frutti di dimensione molto piccola, come le ciliegie, e dalle caratteristiche aromatiche rimarchevoli. Questa linea è stata incrociata con una linea della medesima specie, a grossi frutti ma dal valore gustativo limitato. Da questo incrocio è stata creata una popolazione composita di 150 linee ed è stata costruita una carta genetica con l’aiuto di marcatori molecolari. E’ stata valutata la qualità dei frutti di ciascuna linea sotto il profilo delle componenti fisiche (peso, colore, consistenza), chimiche (tenori in zuccheri, acidi, pigmenti e composti volatili) e sensoriali (sapore zuccherato, acido, intensità aromatica, aroma farmaceutico, di agrume,, di bonbon, consistenza salda, farinosa, succosa, fondente). Sono state rilevate numerose regioni cromosomiche implicate nella variazione dei caratteri, alcune delle quali spiegano una parte rilevante della variazione della qualità. I geni favorevoli provengono principalmente dal parente a frutto piccolo.

E’ stato condotto pure un programma mirante a trasferire i QTL della linea di tipo ciliegia in molteplici linee stabili e di buon valore agronomico. Esso ha permesso di creare dei genotipi di buona qualità organolettica ma i cui frutti sono troppo piccoli perché questi prototipi siano sfruttati direttamente dai circuiti di produzione e di distribuzione. Un secondo livello di approccio si rivela dunque necessario per far progredire le conoscenze fondamentali ed integrarle in vista dell’innovazione varietale.

La genetica non è che una componente della qualità organolettica. Se il miglioramento varietale costituisce una prima tappa nel miglioramento della qualità organolettica del pomodoro, non bisogna però escludere l’influenza di numerosi altri parametri. Il perseguimento di regole ottimali per la condotta delle colture, la scelta dello stadio di raccolta e commercializzazione saranno infatti egualmente determinanti per il livello della qualità finale del pomodoro. Pertanto, è attraverso l’’intermediazione di un approccio multidisciplinare, che combini la genetica, la fisiologia, la tecnologia e l’agronomia, che potranno progredire sia la comprensione che il controllo della qualità organolettica.
Fonte: INRA 2005

Per informazioni: Mathilde.Causse@avignon.inra.f

 

luglio 2005