Ambiente Risorse Salute
Rivista e dossier del Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente - Padova
direttore Domenico Ceravolo
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INFORMAZIONI INNOVATIVE
da Ambiente Risorse Salute
Bimestrale su carta

Questa selezione informativa è finalizzata a mettere in risalto innovazioni
scientifiche e tecnologiche funzionali allo sviluppo sostenibile
.
Immettiamo in rete quanto già pubblicato su "Ambiente Risorse Salute"

dal n. ( 2004)


Indice delle rubriche:

Ambiente

Energia

Idrogeno e Innovazione

Alimentazione e Salute

Biotecnologie agroalimentari


Ambiente


Costruire sostenibilità nell'edilizia Europea

Introdurre lo sviluppo sostenibile nell'industria edilizia europea è una grande sfida. Vincendo questa sfida si migliora la qualità della vita nelle aree urbane.
Per incoraggiare l'assunzione di pratiche sostenibili nell'industria delle costruzioni, il progetto CRISP ha progettato un database di indicatori di sostenibilità che possono essere usati da pianificatori, imprese edili e operatori immobiliari.
Immettere i principi della sostenibilità nell'industria edile aiuterebbe l'Europa a creare e gestire un ambiente edificato più sano, significherebbe usare più efficientemente le risorse e adottare decisioni basandosi su principi ecologici. Significherebbe tenere conto di fattori diversi dalla fabbricazione della malta e dei mattoni ma relativi alla qualità della vita, ai temi economici, istituzionali, sociali e ambientali, in senso ampio.
A pianificatori, imprese edili e operatori immobiliari serve una serie di indicatori di sostenibilità ai quali fare riferimento quando cercano di migliorare le pratiche correnti.
Il progetto CRISP (un network tematico europeo su indicatori di sostenibilità in edilizia) è stato avviato, all'interno del programma Energia, Ambiente e Sviluppo sostenibile del 5° Programma Quadro, per superare questa lacuna nelle conoscenze. È partito con l'idea di riunire gli indicatori che potrebbero definire e misurare, con precisione, i rendimenti dell'edilizia e fornire ai decisori gli strumenti di valutazione per produrre progetti di sviluppo urbano ed edilizio più sostenibili.
CRISP è durato 3 anni e ha visto lavorare insieme 24 gruppi di 16 paesi, coordinati dal Centro Scientifico e Tecnico per le costruzioni (CSTB) francese e dal Centro di Ricerca Tecnica (VTT) finlandese.
Il database CRISP contiene, ora, più di 500 indicatori, classificati in 40 sistemi di indicatori, relazionati fra di loro, ed è disponibile su un sito web pubblico e utilizzato da 600 utenti finali.
Le funzioni di ricerca del sito sono molto flessibili e consentono agli utenti di affrontare numerosi temi relativi all'edilizia sostenibile, dalle buone pratiche di gestione dei rifiuti all'uso efficiente dell'energia negli uffici. Gli indicatori coprono una gamma di tematiche che spaziano dalla salvaguardia delle risorse naturali, alla qualità dell'aria, ai livelli di rumore, alla salute e sicurezza, alla competitività economica e all'impiego.
Un sistema di indicatori elaborato all'interno del database è Green Building Challange, che consente agli utenti di valutare l'impatto e l'efficienza ambientale dei propri progetti.
Oltre a impresari edili ed operatori immobiliari, sono soprattutto interessate all'utilizzo di CRISP, le autorità locali. Gli indicatori del database possono aiutare a valutare gli interventi pianificatori e di sviluppo (nuova edificazione, ristrutturazione, demolizione, inserimento di nuove infrastrutture) su basi rese più obiettive. CRISP ha avuto un impatto positivo anche nel settore della standardizzazione internazionale e sarà il fondamento di un progetto specifico: Indicatori di Sostenibilità.
Il sito di CRISP: http://crisp.cstb.fr/
Fonte: http://europa.eu.int/comm/research/environment/newsanddoc/article_1703_en.htm

Buon odore di cucina

Il milione e mezzo di ristoranti e cucine che servono milioni di pasti al giorno agli europei, espellono i loro fumi nell'aria circostante, causando un aumento degli odori sgradevoli nell'ambiente urbano. Inoltre, le cappe di aspirazione dei fumi vengono ostruite da grassi e fumi, con rischi di incendio. Il progetto NOZONE offre una soluzione ad entrambi i problemi attraverso l'uso di una tecnologia che utilizza ozono e luce ultravioletta per distruggere odori e particelle.
Le cucine dei ristoranti, che preparino kebab o i più ricercati manicaretti, devono essere tenute sgombre da fumi ed odori. Gli aspiratori portano all'esterno i fumi e gli odori, causati dai composti organici volatili (COV).
Un progetto di ricerca, che riunisce PMI e enti di ricerca in quattro paesi europei, ha l'obiettivo di neutralizzare i COV ed eliminare gli odori che essi provocano. NOZONE (una tecnologia di abbattimento degli odori per sistemi di aspirazione delle emissioni di cucina, non inquinante) cerca di costruire uno strumento modulare, che possa essere inserito in sistemi industriali di aspirazione, per distruggere i composti organici indesiderati. Il sistema ha una camera di reazione dove la luce ultravioletta è utilizzata per produrre ozono gassoso che neutralizza gli odori. Tuttavia, poiché lo stesso ozono può essere inquinante, il sistema deve essere intelligente tanto da poter regolare l'uso del gas entro limiti di sicurezza. Questo significa sviluppare complicati sensori chimici, basati sulla tecnologia dei semiconduttori, che possono avviare o fermare la produzione di ozono, secondo la necessità.
Il progetto è stato lanciato nel 2002, con il sostegno del programma europeo di ricerca CRAFT, è in prova un'installazione che imita l'ambiente di una cucina e il trattamento delle emissioni e che verrà collaudata in una cucina reale, a breve termine. Il prodotto finale dovrebbe essere pronto per la metà del 2005.
I partner del progetto sono PMI finlandesi, tedesche, irlandesi e britanniche. Il supporto di ricerca è fornito dalla finlandese VTT e dall'inglese Pera Innovation Ltd, il coordinamento da Sintrol Oy, PMI finlandese. VentMaster, produttore inglese di cappe aspiranti per cucine industriali, partecipa attivamente allo sviluppo del progetto ed effettuerà i test finali.
I partner del progetto si sono posti alcuni obiettivi da raggiungere, se il sistema vuole essere valido a livello commerciale. L'impianto deve produrre ozono entro i livelli di sicurezza raccomandati, nazionali ed europei ed essere in grado di impedire la fuoriuscita degli odori al 90%. NOZONE dovrebbe anche ridurre del 98% l'accumulo di grassi ed oli nel sistema di aspirazione e abbattere il 99,5% dei materiali particolati.
Il prodotto finale dovrebbe essere uno strumento autopulente e modulare, da poter inserire in diverse tipologie di condotti, resistente a temperature operative di 100 °C, funzionante silenziosamente, meno di 30 decibel ad un metro di distanza. Produrre una singola unità non dovrebbe costare più di 5.000 euro, un prezzo superiore sarebbe proibitivo per la maggior parte degli esercizi alimentari.
Il progetto riunisce tecnologie di punta, provenienti da diversi settori (come sistemi avanzati di controllo elettronico e sensori chimici basati su semiconduttori), per mettere a disposizione delle PMI uno strumento che, oltre a migliorare la qualità della vita in area urbana, offre opportunità di specializzazione per produttori e manutentori e consente di creare nuovi posti di lavoro.
Per ulteriori informazioni: Karl Ehrström, Sintrol Oy, Tel: +358 9 5617 3664, Fax: +358 9 5617 3680, E-mail: karl.ehrstrom@sintrol.com
Fonte: http://europa.eu.int/comm/research/environment/newsanddoc/article_1705_en.htm

Lotta biologica: vespa contro afide

CSIRO ha ottenuto il permesso di rilasciare una piccolissima vespa quale agente di controllo biologico di un devastante afide, parassita del cotone e delle colture orticole australiane.
Dopo prove su vasta scala, CSIRO Entomology ha ricevuto l'approvazione dei Dipartimenti dell'ambiente e dell'agricoltura e foreste del Governo australiano al rilascio in pieno campo di una piccola vespa parassita, Eretmocerus hayati, che si nutre dell'afide bianco Bemisia tabaci (argentifolii) Biotipo B, un emittero aleirodide.
Bemisia tabaci è lungo solo un millimetro ma sta devastando le aziende orticole, cotonicole e di piante ornamentali australiane. Dopo essere arrivato in Australia, dagli Stati Uniti, nel 1994 si è diffuso nei principali stati del continente. Una coltura attaccata può ospitare miliardi di piccoli afidi, ed ogni femmina può deporre fino a 250 uova.
Bemisia tabaci può attaccare più di 600 specie di piante, ma è particolarmente attratta da broccoli, cavoli, cavolfiori, cotone, cetrioli, melanzane, soia, zucche, meloni, pomodori e zucchine. Nel Queensland (Lockyer Valley, Central Highlands e le aree costiere di orticoltura intensiva) e nelle aree costiere del nord del New South Wales, è un vero rompicapo per i produttori.
Csiro Entomology, con Paul De Barro ha valutato l'introduzione della piccola vespa parassita, anche più piccola dell'afide. Eretmocerus hayati parassitizza la fase giovanile dell'afide ed è stata impiegata con successo nella regione del Rio Grande, Texas del Sud, dove il clima è simile a quello delle aree del Queensland, attaccate.
I primi rilasci della piccola vespa saranno fatti a Gatton, nella Lockyer Valley e a Bundaberg, i successivi a Bowen, Burdekin e Emerald.
L'afide è un problema per due ragioni. Può causare direttamente danni e perdite di raccolto (per milioni di dollari, anche per l'insorgere della resistenza a determinati insetticidi), alimentandosi sulle foglie e, producendo una copiosa melata, determina lo sviluppo di muffe. Quest'ultimo effetto è particolarmente grave per l'industria del cotone, infatti, il "cotone nero" potrebbe minacciare la qualità del cotone australiano, riducendone il prezzo. Bemisia tabaci, inoltre, è vettore di numerose malattie virali.
La ricerca sul controllo biologico dell'afide è stata sostenuta da Queensland Fruit and Vegetable Growers, Horticolture Australia Ltd, Grains Research and Development Corporation e Cotton Research and Development Corporation.
Per maggiori informazioni: Paul De Barro, CSIRO Entomology, Long Pocket Laboratories Indooroopilly QLD, http://www.ento.csiro.au/research/pestmgmt/hort/whitefly_info.html
Fonte: http://www.csiro.au

Energia

Fonti rinnovabili per un progetto all'idrogeno

La Fondazione Chewonki ha avviato la realizzazione di un progetto dimostrativo, 240.000 $ USA, studiato per usare energia rinnovabile per generare idrogeno e alimentare celle a combustibile per la produzione di elettricità.
L'elettricità sarà usata per il gruppo di continuità del centro di educazione ambientale Chewonki a Wiscasset. Il progetto dovrebbe essere operativo già nella prima metà del 2005.
Il progetto è una delle molte ricerche in corso negli USA per sviluppare quella che i sostenitori chiamano economia dell'idrogeno. Una transizione all'idrogeno, con l'allontanamento da petrolio, gas e carbone, è vista come un modo di ridurre la dipendenza del paese dall'energia importata, limitare l'inquinamento atmosferico e le emissioni che contribuiscono al riscaldamento globale.
I sostenitori affermano che il Maine, che dipende moltissimo dal petrolio per riscaldamento e trasporto, potrebbe trarre beneficio dal tempestivo sviluppo di competenze in questa tecnologia energetica in fase di evoluzione.
Governo e industria stanno spendendo milioni di dollari per sviluppare la tecnologia dell'idrogeno, che può essere usata per alimentare veicoli, turbine o per produrre calore ed elettricità. Il progetto di dimostrazione Chewonki sarà l'unico ad usare energia da fonti rinnovabili per produrre idrogeno. L'energia proverrà da impianti idroelettrici e a biomassa che costituiscono la cosiddetta fornitura di elettricità verde dal Maine Renewable Energy. A Chewonki un po' di energia sarà fornita anche da un'unità a tetto solare - elettrico.
L'idea di alimentare l'economia con energia pulita è molto attraente, ma esistono parecchi ostacoli. L'idrogeno è relativamente costoso da produrre ed è difficile accumularne grandi quantità in piccoli serbatoi. Non esistono sistemi di distribuzione commerciale e la configurazione delle celle a combustibile, che trasformano l'energia chimica di idrogeno e ossigeno direttamente in elettricità e calore, è ancora in evoluzione.
Il sistema Chewonki userà un elettrolizzatore per produrre idrogeno dall'acqua. L'idrogeno sarà depositato in serbatoi pressurizzati fino all'uso e poi immesso nelle celle a combustibile per produrre elettricità.
Sebbene, all'inizio, il sistema sarà usato solo per dimostrazione e per alimentazione di soccorso nel caso interruzione di fornitura, il progetto ha più vaste applicazioni. Nel Maine, l'energia rinnovabile da impianti eolici, idrici o a biomasse potrebbe essere utilizzata per produrre idrogeno. L'idrogeno prodotto potrebbe essere depositato in serbatoi e trasportato dove è necessario per riscaldamento e trasporto, proprio come benzina o propano. Questa strategia sta divenendo una realtà in alcuni posti.
Recentemente, Shell e General Motors hanno aperto una stazione di rifornimento di idrogeno a Washington, D.C., la prima stazione integrata benzina/idrogeno nel Nord America. Il progetto dimostrativo sarà usato per alimentare i veicoli a celle a combustibile che partecipano ad un progetto federale del Dipartimento di Energia. Sarà la prima stazione di un potenziale "corridoio all'idrogeno" da Washington a New York, dove una linea di stazioni può rifornire i veicoli azionati dall'idrogeno.
Gary Higginbottom, direttore esecutivo dell'Hydrogen Energy Center di Portland, ha avviato trattative con le compagnie per impianti di produzione di idrogeno per alimentare le flotte di veicoli nella principale città del Maine.
Per ulteriori informazioni contattare Tux Turkel, e-mail: tturkel@pressherald.com.
Fonte: FuelCellToday

La GE guiderà i progetti idrogeno del DOE - USA

L'organizzazione centrale di ricerca di General Electric Company (GE Global Research) è stata scelta dal Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti (DOE) per guidare i progetti di ricerca, 11 milioni di dollari, per lo sviluppo dell'idrogeno come fonte energetica. I programmi sono concentrati su soluzioni a breve e lungo termine per la produzione di idrogeno con tecnologie pulite e sostenibili. GE Global Research contribuirà con circa 2,5 milioni di dollari ai progetti, mentre il saldo sarà messo a disposizione dal DOE e da altri partner industriali.
I tre progetti, scelti attraverso un bando di merito competitivo, sono parte del programma di ricerca, per 75 milioni di dollari, annunciato dal DOE a sostegno dell'iniziativa presidenziale sull'energia all'idrogeno. Secondo quanto annuncia il Dipartimento dell'energia, l'impegno di ricerca corrisponde all'importanza attribuita alla produzione rinnovabile e distribuita di idrogeno. L'obiettivo di questa ricerca è affrontare le principali difficoltà tecniche ed economiche nelle tecnologie di produzione dell'idrogeno, rinnovabili e distribuite, che devono essere superate per far diventare una realtà il trasporto ad idrogeno. Negli ultimi due anni i ricercatori hanno studiato le tecnologie di produzione, deposito, distribuzione e impiego dell'idrogeno, che dovrebbero essere applicabili sia al trasporto che alle industrie di produzione energetica.
I tre programmi, guidati dalla GE Global Research, sono:
- Scissione elettrochimica dell'acqua ad energia solare
GE Global Research e California Institute of Technology, cercheranno materiali e svilupperanno progetti per un sistema dal solare all'idrogeno. L'idea è relativa all'impiego di energia solare per estrarre idrogeno dall'acqua usando un processo fotoelettrochimico. Il team di ricercatori, di livello internazionale, sembra ideale per realizzare gli obiettivi del DOE di sviluppare strutture di conversione solare - idrogeno con un'efficienza del nove per cento, una durata di 10.000 ore, e un costo dell'idrogeno di 22 dollari a kg per il 2010, di 5 $ a kg per il 2015 e, alla fine, un costo competitivo con la benzina.
- Reformer a piccola scala per gas naturale / bio-derivati
Con l'università del Minnesota e il Laboratorio Nazionale Argonne, GE Global Research svilupperà una rivoluzionaria tecnologia di reforming compatto che consentirà la produzione di idrogeno da gas naturale e da combustibili rinnovabili, come metanolo ed etanolo. Il reformer di idrogeno proposto terrà significativamente conto di una maggiore compattezza e di minori costi di capitale rispetto agli approcci convenzionali. Il progetto è stato selezionato come risultato delle analisi dettagliate dei procedimenti di più di 20 progetti di reforming per applicazioni in impianti di rifornimento. Analisi preliminari hanno dimostrato che il reformer è in grado di soddisfare tutti gli obiettivi di rendimento, come elevata efficienza, compattezza, bassi costi di capitale, basse emissioni ed elevato potenziale di ribasso. Questo progetto è centrato su tecnologie che possono essere sviluppate e commercializzate in breve tempo (circa 5 anni).
- Elettrolizzatori di prossima generazione
Con Università Northwestern e Functional Coating Technology, LLC, GE Global Research svilupperà un progetto di elettrolizzatore, efficiente, affidabile e compatibile con l'ambiente. L'elettrolisi, estrazione dell'idrogeno dall'acqua, è uno dei metodi più puliti per produrre idrogeno da una fonte abbondante che non produce emissioni di carbonio e consente una generazione distribuita di idrogeno. Le attuali tecnologie di produzione elettrolitica sono ancora energivore e con costi non competitivi su larga scala. L'elettrolisi di vapore ad alta temperatura, usando tecnologie a ossidi solidi, ha il potenziale per una produzione di idrogeno ad elevata efficienza e affidabile. Un sistema di produzione dell'idrogeno con una cella elettrolitica, reversibile, ad ossidi solidi (SOEC), in grado di produrre sia idrogeno che elettricità, su richiesta, è un percorso verso un sistema rinnovabile distribuito, a costi competitivi.
I progetti del DOE sono complementari alla ricerca attuale della GE nelle tecnologie energetiche rinnovabili e sostenibili. Attualmente, presso GE Global Research sono in corso progetti di ricerca su produzione, distribuzione, deposito e uso finale dell'idrogeno; su celle a combustibile ad ossidi solidi; fotovoltaico; gassificazione del carbone, ed energia eolica. GE è anche un partner finanziatore del Global Climate and Energy Project della Stanford University.
Per ulteriori informazioni: General Electric, Niskayuna: James Healy, healyj@research.ge.com
Da Business Wire, 2004
Fonte: FuelCellToday, www.fuelcelltoday.com

Nuvera fornisce celle a combustibile a Toro Company

Il produttore di attrezzature valuterà il modulo energetico H2e(TM) fornito dallo sviluppatore di celle a combustibile, per l'uso potenziale in applicazioni fuori strada.
Nuvara Fuel Cells, Inc., sviluppatore internazionale di tecnologie per il reforming di vari combustibili e per celle a combustibile a membrana a scambio protonico (PEM). Ha annunciato di avere recentemente consegnato un modulo energetico di H2e(TM) a Toro Company. Toro progetta di valutare il sistema di celle a combustibile, alimentate ad idrogeno, per i suoi impieghi potenziali nelle strumentazioni professionali per la cura del paesaggio e degli spazi erbosi.
Nuvera sta sviluppando moduli energetici di celle a combustibile ad idrogeno per il mercato dei veicoli e delle attrezzature industriali. Toro sta valutando la tecnologia delle celle a combustibile come un'alternativa energetica emergente, che è pulita, silenziosa, e affidabile per vari tipi di apparecchiature di manutenzione dei terreni.
Toro appare un partner ideale per Nuvera, vista la reputazione mondiale come produttore di attrezzature di qualità per gli spazi verdi del committente. Nuvera progetta i moduli energetici di celle a combustibile specificamente per le impegnative esigenze della Toro e dei suoi clienti, ovvero robustezza, durata, potenza e assenza di emissioni.
Ulteriori informazioni:
Nuvera: http://www.nuvera.com, Fax: +1-617-245-7511; Toro: http://thetorocompany.com
Da Asia Pulse Pte Ltd
Fonte: FuelCellToday

Idrogeno e Innovazione

"NanoDynamics", nanotecnologia per celle a combustibile portatili

Durante il recente Seminario sulle Celle a Combustibile, NanoDynamics ha introdotto la sua nuova cella a combustibile portatile a ossidi solidi (SOFC), Revolution 50.
Negli ultimi due anni, NanoDynamics' ND Energy ha lavorato per creare una potente combinazione di nanomateriali e nuove configurazioni di celle per dimostrare le potenzialità delle nanotecnologie. Il sistema di celle a combustibile che ne deriva è leggero, portatile, compatto e può operare usando idrocarburi combustibili convenzionali, tipo il propano. L'uso selettivo di nanotecnologie e nanomateriali avanzati si traduce in densità di alimentazione e produzione energetica specifica all'avanguardia.
Revolution 50 è stata progettata per un'ampia gamma di applicazioni, comprese energia per i soldati in combattimento, sistemi di ricarica delle batterie, illuminazione di sicurezza e pubblicità esterne, sistemi di refrigerazione portatili e varie altre applicazioni. Il sistema è controllato da un microprocessore, offre tempi rapidi di avvio senza energia esterna ed ha risorse interne di reforming.
Fonte: FuelCellToday

Allo studio una cella a combustibile da 200 kW
Hydrogenics Corporation, canadese, e INEOS Chlor, Inghilterra del nord, stanno realizzando uno studio di fattibilità per esaminare i problemi connessi con l'integrazione di un sistema a celle a combustibile di 200 kW su un impianto cloro-soda di INEOS Chlor. Stopford Projects sta effettuando lo studio iniziale su un periodo di cinque mesi, finanziato da Carbon Trust.
INEOS Chlor è interessata all'installazione di un grande sistema di celle a combustibile a Runcorn per produrre energia utile dall'idrogeno, sottoprodotto presente sul sito e per sostenere lo sviluppo della propria tecnologia di rivestimento bipolare PEM (a membrana di scambio protonico). Lo studio si fonda su relazioni esistente tra i partner, con Hydrogenics che apporta estese conoscenze di esercizio e progettazione di sistemi a celle a combustibile.
Lo studio di fattibilità si riferirà ad aspetti chiave relativi all'integrazione della tecnologia delle celle a combustibile in un grande complesso a cloro-soda. Lo studio valuterà le opzioni ottimali per l'utilizzo di energia termica ed elettrica, operatività e manutenzione, sistemi di alimentazione del combustibile e per l'uso di celle a combustibile come generatori decentrati di energia.
L'iniziativa, collegando un significativo sistema di celle a combustibile ad un'infrastruttura di produzione di idrogeno, esistente, è profondamente innovatrice e potrebbe avere significativi benefici sia per l'industria chimica sia per lo sviluppo delle celle a combustibile nel Regno Unito.
PEMcoat (rivestimenti a membrana di scambio protonico) è una gamma di materiali brevettati sviluppati da INEOS Chlor, usati come rivestimento per componenti metalliche nelle celle a combustibile e in tecnologie affini. Le celle a combustibile con rivestimenti PEMcoat offrono più elevata densità energetica e maggiore durata. Sono queste le caratteristiche che hanno attratto la domanda degli sviluppatori di celle a combustibile per auto e dispositivi portatili. La gamma dei materiali PEMcoat include ora opzioni per celle a combustibile a idrogeno, celle a combustibile a metanolo ed elettrolizzatori idrici.
Fonte: FuelCellToday

Alimentazione e salute

LIPGENE, contrastare la sindrome metabolica

Con il termine sindrome metabolica viene descritto un gruppo di sintomi metabolici e fattori di rischio cardiovascolare, che comprendono il diabete di tipo 2, schemi lipidici anormali (ad es. aumento di trigliceridi nel sangue) e colesterolemia elevata, emersi come conseguenza dell'attuale epidemia mondiale di obesità.
Ricercatori, in tutt'Europa, hanno avviato un lavoro su un innovativo progetto integrato, nel quadro del 6° Programma Quadro europeo, per aiutare a fronteggiare la presenza esplosiva della sindrome metabolica.
Il quinquennale progetto LIPGENE contribuirà a ridurre gli oneri economici e sociali della sindrome metabolica, attraverso la ricerca che ottimizzerà gl'impatti sanitari della modifica dei grassi nella dieta. Usando un approccio realmente integrato, il progetto coinvolgerà ricercatori nel campo della nutrizione umana e animale, delle biotecnologie vegetali e in scienze economiche e degli aspetti sociali del consumo.
Le attività specifiche nel programma di ricerca LIPGENE comprenderanno:
* i dati dietetici, biochimici e genetici, di una coorte di 8.000 soggetti, saranno usati per comprendere come i dati dietetici e genetici interagiscono nello sviluppo della sindrome metabolica;
* uno studio sulla dieta umana, in otto città europee, esaminerà come la variazione nella composizione dei grassi della dieta influenzi la sindrome metabolica;
* la costituzione, nell'olio di lino, di una fonte sostenibile di acidi grassi polinsaturi omega-3 a catena lunga (gli acidi grassi specifici dell'olio di pesce), che sono noti per giocare un ruolo nella riduzione del rischio della sindrome metabolica;
* la predisposizione di un protocollo di alimentazione delle vacche da latte, che porti ad grasso del latte contenente meno grassi saturi, meno grassi trans e più grassi monoinsaturi;
* un'inchiesta tra i consumatori sui loro punti di vista circa i rischi potenziali della sindrome metabolica. Ciò comprenderà una valutazione dei comportamenti dei consumatori, in relazione alla lotta contro la sindrome metabolica e ai rischi e benefici delle nuove tecnologie agro-alimentari e dei prodotti alimentari derivati;
* l'esame di barriere economiche all'introduzione di nuove tecnologie agro-alimentari ed il costo di approcci dietetici contro approcci farmaceutici per gestire la sindrome metabolica.
Il progetto comprenderà anche un vasto programma di disseminazione, comprendente conferenze e workshop, il primo dei quali è programmato per operatori politici, finanziatori di ricerca, funzionari e giornalisti europei, a Londra, nel dicembre 2004.
Per ulteriori informazioni: http://www.lipgene.tcd.ie.
Fonte: http://europa.eu.int/comm/research/fp6/

Fiori per ridurre il colesterolo

Il decorativo ibisco, coltivato e usato a Taiwan, in Cina e in India come rimedio tradizionale per trattare l'ipertensione e i disturbi del fegato, potrà presto trovare il suo posto in campo farmaceutico, nella terapia per abbassare i livelli di colesterolo. Lo riportano i ricercatori di un team della Chunshan Medical University di Taiwan, sul Journal of the Science of Food and Agricolture. Il fiore contiene antiossidanti riconosciuti in grado di ridurre il pericoloso accumulo di grasso nelle arterie.
Durante lo studio, a ratti, usati come organismi modello e alimentati con estratto di ibisco, sono stati misurati i livelli di lipoproteina a bassa densità (LDL) o "colesterolo cattivo". I ricercatori hanno riscontrato che l'estratto di ibisco riduce in modo significativo la formazione di depositi di grasso nelle arterie e i livelli di colesterolo nel sangue.
I risultati dello studio suggeriscono che l'estratto potrebbe essere utile nella prevenzione e nel trattamento di un certo numero di malattie cardiovascolari, nelle quali il colesterolo gioca un ruolo importante.
Per maggiori informazioni: http://www.biotecheast.com/twbiotechnews
Fonte: http://www.isaa.org

Probiotici vivi per la salute umana
I probiotici sono ingredienti microbici vivi degli alimenti che hanno un benefico effetto sulla salute umana, influenzando la composizione e/o l'attività metabolica della flora del tratto gastrointestinale (GI). I batteri dei generi Lactobacillus e Bifidobacterium sono i più comunemente usati. Tuttavia i probiotici sono utili solo se giungono vivi nel tratto GI. Ciò significa che, dopo essere sopravvissuti alle condizioni di lavorazione degli alimenti e di conservazione (ad es. elevate o basse temperature), essi devono tollerare le condizioni esistenti nel corpo umano (acidi dello stomaco, enzimi digestivi, succhi biliari) per avere qualche beneficio per il consumatore.
Yogurt e latte fermentato sono i principali vettori di probiotici, in quanto le attuali tecnologie limitano la varietà dei cibi in cui possono questi batteri essere incorporati e mantenuti vivi in gran numero. Nel progetto PROTECH, sono in fase di sviluppo nuove tecnologie di produzioni e formulazione che permetteranno di incorporare i probiotici in una varietà di nuovi alimenti.
PROTECH è incentrato sugli effetti delle condizioni di lavorazione e conservazione degli alimenti sulla stabilità dei probiotici, puntando a sviluppare tecnologie ottimali di processo e formulazione che assicurino la stabilità e la funzionalità dei probiotici fino al raggiungimento del tratto gastrointestinale.
In questo progetto, i ricercatori stanno, anche, applicando nuove tecniche di lavorazione per lo sviluppo di prebiotici (sostanze che stimolano in modo specifico la proliferazione e/o l'attività delle popolazioni microbiche benefiche all'interno del microbiota intestinale) funzionalmente migliorati e di combinazioni simbiotiche (alimenti contenenti probiotici e sostanze prebiotiche che interagiscono per fornire un effetto sinergico per il mantenimento di una buona popolazione microbica nel microbiota intestinale).
PROTECH è uno degli otto progetti che compongono il gruppo di ricerca PROEUHEALTH (The Food, GI-tract Functionality and Human Health Cluster) che riunisce 64 partner di ricerca in 16 paesi europei, con l'obiettivo di ottenere maggiori conoscenze sul ruolo del microbiota intestinale nella salute e nelle malattie dell'uomo e di sviluppare nuovi alimenti e terapie funzionali. Fra i dodici laboratori che partecipano alla ricerca, occupandosi degli aspetti tecnologici della produzione di alimentare probiotici, PROTECH comprende cinque società private.
Per maggiori informazioni: http://proeuhealth.vtt.fi
Progetto N° QLK1-2000-00042
Fonte: http://europa.eu.int/comm/research

Biotecnologie agroalimentari

Patate con più carotenoidi

Ricercatori dello Scottish Crop Research Institute di Invergowrie, vicino Dundee, in Scozia, hanno recentemente sviluppato versioni transgeniche di due varietà di patate, Desiree e Mayan Gold, che hanno livelli molto più elevati di carotenoidi. I risultati delle loro ricerche sono riportati sul Journal of Experimental Botany.
I colori rosso, arancione e giallo di frutta e ortaggi, come carote, agrumi, peperoni e pomodori sono dovuti, principalmente, a pigmenti chiamati carotenoidi. Si ritiene che questi pigmenti proteggano da cancro, malattie cardiache e deterioramento della vista negli anziani.
Ad esempio, il licopene, presente nei pomodori, sembra avere un effetto protettivo contro il cancro della prostata, mentre luteina e zeaxantina (entrambe presenti negli ortaggi a foglia verde scuro, nella frutta, nel mais e nel tuorlo d'uovo) sembrano fornire protezione contro la degenerazione maculare, legata all'età.
I ricercatori hanno usato il gene per la fitene sintasi (crtB) ricavato da Erwinia uredovora, una specie batterica ottenuta da una birreria giapponese, e lo hanno introdotto nelle piante di patate attraverso Agrobacterium transfer, insieme con un gene che avrebbe dovuto guidare la sua espressione nei tuberi. I test sui livelli di RNA e proteine di vari carotenoidi hanno mostrato che i tuberi hanno espresso con successo violaxantina, luteina, anteraxantina e beta-carotene, con livelli di carotenoidi più bassi nei tuberi maturi, e con livelli di beta-carotene più elevati di circa sei volte rispetto ai corrispondenti naturali.
Maggiori informazioni: http://www.scri.sari.ac.uk/
Fonte: CropBiotech Update, www.isaaa.org

Biosicurezza ambientale e patate GM

In un articolo, apparso su Nature in novembre 2004, la ricercatrice olandese Carolina Celis, Università di Wageningen, comunica i risultati ottenuti dal proprio gruppo di ricerca. Secondo la studiosa non c'è ragione di invocare il principio di precauzione per impedire le sperimentazioni di patate geneticamente modificate per la resistenza ai nematodi (GMNR), per il loro possibile impatto su microbi e fauna, non obiettivo, del suolo o delle foglie della coltura.
I ricercatori hanno dimostrato che non c'è alcun danno per molti organismi non obiettivo, ma che esiste flusso genico sulle specie selvatiche affini che crescono vicino alle colture di patate. Inizialmente, una barriera all'esoincrocio può essere costituita dalla cultivar maschio sterile Revolucion che fornisce una base per sostenere lo sviluppo di regolamenti sulle sperimentazioni in campo di GM per patate nelle Ande.
Sulla base di questi dati, Celis e colleghi indicano che "la piantagione transgenica dovrebbe essere limitata a cultivar maschio sterili, mentre i problemi sulla possibile introgressione di ciascuna caratteristica genica determinata sono valutati, per numerose generazioni di accoppiamenti casuali fra individui di una specie selvatica mediante metodi definiti.
Da Nature: http://www.nature.com/nature (testo completo per gli abbonati).
Fonte: CropBiotech Update, www.isaaa.org

Incrocio di precisione, nuova tecnica genetica, non transgenica

Crop & Food Research ha sviluppato una nuova tecnica che usa gli strumenti dell'ingegneria genetica ma non introduce DNA estraneo nella pianta coltivata.
L'incrocio di precisione si limita a trasferire materiale genetico che potrebbe naturalmente incrociarsi con una particolare pianta. Si usano solo geni già disponibili per i miglioratori vegetali tradizionali, ma si possono trasferire i geni, responsabili di una particolare caratteristica, in una nuova pianta in modo molto preciso, in un'unica fase. A posteriori, può sembrare un ovvio sviluppo della modificazione genetica, invece nessuno pensava di poter trovare, all'interno della pianta, le sequenze geniche necessarie direttamente nelle piante, tanto che esse provengono solitamente dai batteri. Averle trovate ha aperto nuove vaste possibilità.
Secondo il dottor Conner, guida del gruppo di ricerca, la tecnica avrà enormi benefici per il miglioramento vegetale sia in Nuova Zelanda che nel mondo. Il brevetto è detenuto da Crop & Food Research, istituto di ricerca pubblico, con il compito di aumentare il valore dell'economia neozelandese.
La tecnica è stata accolta con entusiasmo dalla comunità scientifica e da quanti sono impegnati nel miglioramento della produzione alimentare nel terzo mondo.
Le piante prodotte con questa tecnica sono, per definizione, non transgeniche e ciò significa che sono minimizzati i costi per ottenere l'approvazione all'uso commerciale. Conveniente, quindi, per sviluppare cultivar adatte alle condizioni locali dei paesi del terzo mondo.
L'incrocio di precisione è un'opzione valida per migliorare le piante coltivate a piccola scala, nel mondo.
Questa tecnica è particolarmente conveniente per colture propagate per via vegetativa, patate, alberi da frutta, cassava e canna da zucchero, ma avrà anche un ruolo nel miglioramento delle colture principali come mais, soia, riso e grano.
Inoltre, una volta che i genomi delle più importanti colture del mondo saranno sequenziati, l'incrocio di precisione diverrà sempre più vantaggioso, in quanto fornisce uno strumento per entrare nelle banche del germoplasma e trovare tutte le varianti alternative di un gene, selezionare la migliore per l'obiettivo da raggiungere, e quindi inserirla nelle colture destinatarie, in una sola fase, senza alcun DNA estraneo.
Per realizzare il suo obiettivo, il dr. Conner doveva sviluppare un sistema vettore che trasferisse solo il DNA già disponibile per i riproduttori. È partito progettando un sistema vettore per l'incrocio di precisione nella specie Arabidopsis thaliana, che ha il genoma conosciuto più piccolo di ogni altra coltura e che è spesso impiegata dai biotecnologi vegetali alla ricerca di nuove tecniche. Ha progettato e sviluppato un vettore binario per il trasferimento di un gene mediato da Agrobacterium, nel quale tutte le sequenze destinate al trasferimento erano basate su sequenze che si trovano naturalmente nel genoma di Arabidopsis thaliana.
Il dr. Conner e i suoi colleghi hanno ora dimostrato, con successo, che il vettore basato sul DNA di A. thaliana può essere usato per trasformare la stessa A. thaliana. La composizione genetica delle piante che derivano dalla trasformazione imita i riarrangiamenti cromosomici delle sequenze del DNA endogeno equivalenti alle micro-traslocazioni che potrebbero manifestarsi anche durante le mutazioni riproduttive.
Vettori di incroci di precisione sono stati sviluppati per un'ampia gamma di specie vegetali. Attualmente sono in prova in Solanacee, comprese patate e petunie.
Per ulteriori informazioni: Tony Conner, Crop & Food Research, tel. 03 325 9489.
Fonte: www.checkbiotec.org

Resistere ai suoli acidi

Scienziati di CSIRO Plant Industry e dell'Università giapponese Okayama hanno isolato, per la prima volta, dal grano, un gene per la tolleranza all'alluminio, che accelererà lo sviluppo di colture utili nella lotta all'acidità dei suoli, che, in Australia, produce danni per miliardi di dollari.
L'acidità colpisce più del 40% delle terre arabili del mondo, limitando l'agricoltura nei casi in cui l'alluminio, naturalmente presente si discioglie e inibisce la crescita delle radici nelle piante sensibili.
Il gruppo di ricerca della CSIRO e i collaboratori giapponesi, hanno isolato un gene del grano che mette le radici in grado di essudare un sale dell'acido malico, normale costituente delle cellule vegetali, che fissa l'alluminio in forme non tossiche e protegge così le radici da danni.
Il suolo acido può essere ammendato usando la calce, ma sono necessari decenni per correggere l'acidità in profondità, mentre, secondo i ricercatori, combinando la calcinazione e colture e pascoli tolleranti l'acidità, può essere ridotta la lisciviazione del nutriente e controllata efficacemente l'acidità.
La tolleranza all'alluminio non è presente in molte colture e specie da pascolo, compreso l'orzo, non è, quindi, possibile adottare sistemi convenzionali di miglioramento vegetale. Poiché, però, ne è responsabile un gene singolo, la tecnologia genetica è una strada ideale per introdurre il carattere tolleranza.
Per testare l'efficacia del gene, gli scienziati hanno usato la tecnologia genetica per introdurre il gene nell'orzo, una pianta, normalmente, molto sensibile all'alluminio.
L'orzo sperimentale ha mostrato un elevato livello di tolleranza all'alluminio, sia in colture idroponiche che in suoli acidi.
Anche se CSIRO non ha in programma il rilascio di un orzo GM tollerante all'acidità del suolo, il gene è già impiegato come marcatore molecolare per individuare la tolleranza all'alluminio in esperimenti standard di miglioramento del grano.
Poiché il marcatore è basato sullo stesso gene della tolleranza all'alluminio, esso può essere usato perfettamente nel miglioramento, per selezionare la caratteristica della tolleranza, migliorando l'adattabilità ai suoli acidi del grano, attraverso metodi non GM.
Per ulteriori informazioni: dr Manny Delhaize, Csiro Plant Industry, manny.delhaize@csiro.au.
Fonte: http://www.csiro.au

Settembre 2005

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