Ambiente Risorse Salute

Rivista e dossier del Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente - Padova
direttore Domenico Ceravolo
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INFORMAZIONI INNOVATIVE
da Ambiente Risorse Salute
Bimestrale su carta

 

Questa selezione informativa è finalizzata a mettere in risalto innovazioni
scientifiche e tecnologiche funzionali allo sviluppo sostenibile

Immettiamo in rete quanto già pubblicato su "Ambiente Risorse Salute"

dal n. 95 (gennaio - febbraio 2004)


Indice delle rubriche:

Ambiente
* Osservatorio francese della qualità dell'aria indoor
*eliminare gli antibiotici dalle acque reflue
*Utilizzare i rifiuti di cotone
*Alluminio verniciato senza cromo

Mutamenti climatici
*Energia per mitigare gli effetti delle inondazioni
*Batteri oceanici e riscaldamento globale

Energia
* Riflettore solare per riscaldare i cibi
* Celle a combustibile microbico: più elettricità
* Biogas: grande potenziale da sfruttare
* Mare...forza motrice
* Assorbitore di energia per pannelli solari ad acqua

Idrogeno e Innovazione
*Manhattan Scientifics: celle a combustibile molto piccole
*Prevenire il congelamento dell'acqua nelle celle a combustibile

Alimentazione e Salute
* VI Programma Quadro Europeo - Priorità Qualità e Sicurezza alimentare
Progetti finanziati

Biotecnologie agroalimentari
* I prossimi prodotti GM
* Gene per la resistenza alla siccità
* Vaccini biotecnologici
* Farmaci antiretrovirali umani per curare le piante di banana


 

Ambiente

 

Osservatorio francese della qualità dell’aria indoor
La creazione, nel 1999, dell’Osservatorio della qualità dell’aria indoor è una
delle azioni principali del programma nazionale relativo ai rischi sanitari
legati agli edifici. L’Osservatorio, frutto di una convenzione tra il ministero
dell’Ecologia e dello sviluppo sostenibile, il ministero della Salute e l’ADEME,
opera attraverso il Centro scientifico e tecnico per gli edifici (CSTB) e ha il
compito di realizzare, a livello nazionale, uno strumento permanente di raccolta
di dati sugli inquinanti dell’aria nei diversi luoghi di vita (abitazioni,
uffici, scuole, trasporti …). Sarà così possibile conoscere meglio le fonti di
inquinamento, valutare e gestire i rischi sanitari per gli occupanti.
L’Osservatorio contribuirà anche a mettere a punto raccomandazioni, in
particolare per l’ottimizzazione dei sistemi di ventilazione, e per la
precisazione dei requisiti in materia di qualità dell’aria indoor.
Dal Dipartimento aria dell’ADEME spiegano che “le raccomandazioni devono essere
specifiche perché quelle già esistenti per gli ambienti professionali non sono
trasferibili: la tipologia degli occupanti di un appartamento non è la stessa di
quella di un laboratorio. Ugualmente, non è possibile trasporre le norme di un
paese ad un altro, perché le abitudini di vita, di riscaldamento, di cucina…
sono molto eterogenee”.
Il primo studio pilota di raccolta di dati nel 2001 - 2002, ha considerato 99
abitazioni ed era destinato a validare la metodologia utilizzata nel 2003 per
uno studio ricorrente di grande ampiezza che prende in considerazione parecchie
centinaia di siti ogni anno. Questo studio dovrà fornire, progressivamente, una
visione precisa della qualità dell’aria interna.
Tanto più necessaria si rivela l’azione dell’Osservatorio francese in
considerazione dei dati recentemente forniti dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità sulla qualità dell’aria indoor.
Secondo l’OMS dal 25 al 30% degli occupanti degli edifici del settore terziario
soffrirebbero di “sindrome degli edifici malsani” o “sick building syndrom” le
cui cause sono attribuite ad una mediocre qualità dell’aria.
La sindrome dà luogo a sintomi molteplici ed è all’origine di una parte
rilevante dell’assenteismo negli uffici e di implicazioni economiche
considerevoli per le imprese.
Uno studio, condotto da 16 istituti di ricerca europei su iniziativa della
Commissione europea in una sessantina di immobili in Europa, mostra che la
ventilazione funziona molto spesso correttamente e che occorre piuttosto agire
sui materiali da costruzione e sui prodotti di pulizia che costituiscono delle
fonti d’inquinamento indoor.
Per maggiori informazioni: helene.desqueyroux@ademe.fr.
(Fonte: La lettre ADEME – dossier)

Eliminare gli antibiotici dalle acque reflue

Ogni anno in tutto il mondo vengono consumate 12.500 tonnellate di antibiotici e
una notevole quantità di residui di tali sostanze finisce nelle fognature e
negli scarichi agricoli. Gli scienziati temono che possano contaminare la falda
idrica e il suolo e, di conseguenza, accelerare lo sviluppo della resistenza
agli antibiotici in numerosi organismi patogeni.
Per affrontare tale problema, nell’ambito di un progetto comunitario del valore
di 2,18 milioni di €, è stato messo a punto un metodo rivoluzionario, che si
avvale di processi di ossidazione, a base di ozono, per eliminare gli
antibiotici. Finanziato nell’ambito della sezione “Energia, ambiente e sviluppo
sostenibile” del 5° Programma Quadro, il consorzio del progetto POSEIDON ha
riunito esperti provenienti da cinque paesi membri, nonché dalla Svizzera e
dalla Polonia, per testare la teoria elaborata.
Monitorando gli impianti di trattamento dei reflui in Europa i membri del
consorzio hanno rilevato la presenza di circa 36 diverse sostanze farmaceutiche.
Nel contempo gli esperti hanno registrato 30 diversi tipi di prodotti
farmaceutici nei campioni prelevati da fiumi e da altri corsi d’acqua in Europa.
Nella sola Germania, oltre il 25% dei campioni prelevati dalle acque freatiche,
in prossimità dei fiumi e corsi d’acqua inquinati, mostrava livelli di
concentrazione di sostanze farmaceutiche superiori alla media.
Gli esperti hanno rilevato che ozonizzando gli scarichi, ovvero sottoponendoli
ad un processo di disinfezione a base di ozono, il potenziale di formazione di
ceppi batterici resistenti diminuiva. Questa teoria è stata pienamente testata
durante una serie di esperimenti su scala pilota condotti in un impianto i
trattamento dei reflui di Braunschweig (Germania). Il consorzio ha rilevato che
la riduzione dei ceppi batterici resistenti era direttamente connessa
all’eliminazione degli antibiotici nell’acqua ozonizzata.
Per ulteriori informazioni visitare il sito: www.eu-poseidon.com/.
(Fonte: Cordis Focus)

Utilizzare i rifiuti di cotone
Si stima che rimuovere gli scarti di cotone dalle sgranatrici costi da 4 a 6
milioni di $ all’anno. Ora, però, nuove utilizzazioni di questi rifiuti, in fase
di prova da parte degli scienziati di Agricultural Research Service (ARS) e
della cooperativa Summit Seed, Inc., di Manteno, Illinois, possono tradursi in
significativi risparmi per l’industria della sgranatura del cotone. Un nuovo
concime organico in idrosoluzione, che comprende i rifiuti delle sgranatrici di
cotone e semi di loglio, è in prova in Texas. I rifiuti vengono tenuti insieme
con un processo a basso costo, chiamato COBY (Cotton Byproducts), inventato
dagli scienziati dell’ARS, che impiega una soluzione calda di un polisaccaride
gelatinizzato che si comporta come una colla e come un lubrificante per
facilitare il flusso della miscela attraverso il dispositivo di estrusione.
Gli scienziati stanno confrontando la soluzione organica di prova con tre
soluzioni convenzionali, per la germinazione dei semi, per il costo, e per il
controllo dell’erosione.
I Cooperatori di Summit Seed stanno provando una formulazione secca per l’uso
come copertura organica nelle aiuole dei giardini. La miscela dei rifiuti della
sgranatura del cotone può essere anche compressa in pellet e provato come
combustibile per stufe, come fertilizzante e come mangime per il bestiame.
Per ulteriori informazioni: Gregory A. Holt e Michael D. Buser, USDA-ARS Cotton
Production and Processing Unit, Lubbock, Texas.
(Fonte: http://www.ars.usda.gov/is/AR/archive/nov03/ ...)

Alluminio verniciato senza cromo
Una PMI svedese ha brevettato un nuovo metodo di trattamento delle superfici, in
particolare per pretrattare l’alluminio prima di verniciarlo. Rispetto al
trattamento tradizionale al cromo esavalente, questo metodo di trattamento senza
cromato offre vantaggi ambientali a parità di costi. Consente una buona aderenza
della vernice e l’alluminio, così trattato, presenta la medesima conducibilità
dell’alluminio stesso. Il trattamento trova applicazione principalmente
nell’industria automobilistica ed elettronica. La società svedese ricerca un
accordo di licenza o di fabbricazione.
Per ulteriori informazioni e-mail a irc.courrier@anvar.fr con oggetto:
Altizizing.
(Fonte: Courrier Anvar)

Mutamenti climatici

Europa per mitigare gli effetti delle inondazioni
Le grandi inondazioni colpiscono frequentemente l’Europa, procurando gravi
perdite umane e materiali.
Per individuare i modi migliori per prevenire, prevedere e gestire le
inondazioni, la Commissione Europea sta attualmente finanziando numerose
iniziative.
Per imparare a convivere con questi fenomeni estremi è necessario rafforzare la
ricerca per migliorare la conoscenza e la capacità di gestione e di allerta
precoci.
Dovuto o meno ai fenomeni di cambiamento climatico globale, l’aumento delle
alluvioni in Europa costituisce un problema da affrontare analizzando non solo
le cause climatiche del fenomeno ma anche i numerosi fattori interconnessi che
determinano la portata dei danni causati dalle inondazioni. Le ricerche devono
prendere in considerazioni tutti fattori come il clima, l’idrologia, l’uso del
territorio, le misure di difesa contro le inondazioni, il livello di
preparazione e i sistemi di allerta.
Il primo fattore considerato sono i dati ideologici sulle inondazioni. Il
progetto SPHERE applica tecniche paleoidrologiche per raccogliere informazioni
sulle grandi inondazioni che si sono susseguite negli ultimi 10.000 anni. I dati
storici relativi alle inondazioni, insieme a quelli più recenti delle
rilevazioni strumentali, costituiranno una banca dati che potrà essere impiegata
per prevedere eventi estremi e convalidare le teorie del cambiamento climatico
con maggiore accuratezza di quanto non si possa fare utilizzando solo dati a
breve termine.
Il progetto EURAINSAT, invece, utilizza una visione ampia, dallo spazio, per
finalità analoghe. Una costellazione di satelliti geostazionari, in orbita
terrestre bassa, viene utilizzata per sviluppare tecniche revisionali per le
precipitazioni. È stato possibile creare nuove tecniche di classificazione delle
nubi, capaci di quantificare il potenziale di pioggia di ogni singola nuvola e
di migliorare i dati per effettuare previsioni ideologiche basate su algoritmi
di stima delle precipitazioni in tempo reale.
Nell’ultimo decennio, la Commissione Europea ha lanciato circa 50 progetti, con
un finanziamento di 58 milioni di €. La speranza comune è che le iniziative
SPHERE, EURAINSAT e EFAS (il sistema di allerta per le inondazioni) consentano
di avere maggiore protezione per uomini e cose al prossimo aumento del livello
delle acque.
Per maggiori informazioni vedere i siti web:
http://www.ccma.csic.es/dpts/suelos/hidro/sphere
http://www.isac.cnr.it/eurainsat
(Fonte: Cordis Focus)

Batteri oceanici e riscaldamento globale
Nel 5° Programma Quadro, nella sezione “Qualità della vita”, è stato finanziato
uno studio, condotto in collaborazione tra i ricercatori inglesi dell’Imperial
College e quelli francesi dell’Osservatorio Oceanologico Roscoff, sul ruolo dei
cianobatteri fotosintetici Prochlorococcus nell’assorbimento di anidride
carbonica, uno dei gas a maggiore effetto serra.
Lo studio ha rivelato che il contributo della fotosintesi marina al ciclo
complessivo del carbonio è molto importante. Infatti, oltre il 50% dell’attività
fotosintetica globale avviene negli oceani. Prochlorococcus vive a profondità
variabili da 0 fino 200 m al di sotto del livello del mare, in condizioni di
illuminazione, quindi, anche molto scarsa. Il problema scientifico della
possibilità di fotosintesi in quelle condizioni si è venuto chiarendo nel corso
dello studio con la scoperta della capacità dei cianobatteri di catturare
proteine aggiuntive che alimentano il processo di fotosintesi. Inoltre, si è
scoperto che il ferro è il nutriente limitante della fotosintesi, che viene
facilitata dalla sua presenza in quanto regola la capacità dell’organismo di
sfruttare l’energia della luce.
Il ferro, purtroppo, è presente solo in quantità limitate negli ecosistemi
acquatici, in particolare negli oceani. Potenziando, in modo artificiale, la
quantità di ferro presente nell’ambiente, cresce la produzione di biomassa da
parte degli organismi fotosintetici, quindi la quantità di anidride carbonica
catturata nelle riserve organiche dell’oceano. Potrebbe essere un’altra via di
contrasto del riscaldamento globale.
Per ulteriori informazioni: Imperial College di Londra, www.ic.ac.uk
(Fonte: Cordis Focus)

Energia

Riflettore solare per riscaldare i cibi
Il dipartimento di grafica industriale del Politecnico di Madrid ha sviluppato
una tecnologia che consente di progettare un riflettore solare direzionale il
cui schermo può essere piegato e tutti gli altri elementi smontati, può
occupare, così, uno spazio piccolo ed essere facilmente trasportabile. Il gruppo
di progettazione è interessato a collaborazioni per la produzione e
commercializzazione.
L'elemento più caratteristico della tecnologia è lo schermo, costruito in
metallo o in cartone, lavorato in forma quasi circolare e con segnature radiali
che delimitano sedici aree. Ciascun'area è ricoperta con una lamina metallica
flessibile ad alto indice di riflessione. Incorporando sottili barre metalliche,
alcune flessibili ed altre rigide, è possibile estendere o ridurre lo schermo
del riflettore secondo le necessità.
Questo riflettore consente di preparare un sistema per riscaldare prodotti con
vantaggiose caratteristiche: portatile, economico, ecologico e rapido.
Per maggiori informazioni: E-mail: elena.gayo@madrid.org
(Fonte: CORDIS focus, Technology opportunities today)

Celle a combustibile microbico: più elettricità
Alcuni ricercatori tedeschi sono riusciti a decuplicare la quantità di
elettricità ottenuta dagli attuali sistemi di celle a combustibile microbico
(Microbial Fuel Cell o MFC), grazie all’impiego di un anodo di nuova
progettazione e al contributo dei batteri stessi.
Un team di scienziati dell’Università di Greifswald ha progettato una cella a
combustibile sperimentale in grado di generare elettricità mediante
l’alimentazione di batteri, in questo caso Escherichia coli (E. coli), con lo
zucchero. L’elettricità così prodotta è sufficiente ad alimentare un ventilatore
medico o un apparecchio simile.
Durante la fermentazione, i microrganismi, come l’E. coli, trasformano lo
zucchero in alcol, acidi e anidride carbonica. Inoltre, in condizioni
anaerobiche è possibile produrre idrogeno, il quale è utilizzato per generare
elettricità, come in una cella a combustibile convenzionale.
I ricercatori, come spiega la rivista “Nature”, hanno notato che il loro
prototipo di cella a combustibile mostrava una potenza di uscita di gran lunga
superiore a quella che l’idrogeno, da solo, è in grado di generare. A loro
avviso, ciò è dovuto alla progettazione innovativa dell’anodo che raccoglie le
cariche elettriche.
Le celle a combustibile microbico, sviluppate a tutt’oggi. si sono rivelate
insufficienti, poiché gli anodi metallici vengono contaminati dai sottoprodotti
del processo di fermentazione. La nuova progettazione utilizza, al contrario, un
anodo al platino rivestito con un polimero conduttore, la polianilina, il quale
rallenta notevolmente il processo di contaminazione.
Il team ritiene, inoltre, che sia proprio questo rivestimento a consentire
all’E. coli il trasferimento degli elettroni direttamente all’anodo, ipotesi che
sembra giustificare l’aumento di elettricità osservato.
Se tale teoria si rivelerà confermata dalle necessarie verifiche, potrebbe
essere rivelato il segreto per una generazione efficiente di elettricità a
partire dai batteri.
(Fonte: Cordis Focus)

BIOGAS: grande potenziale da sfruttare
In Francia, la produzione di biogas dalla fermentazione dei rifiuti organici è
sensibilmente aumentata in questi ultimi anni, in particolare grazie alla
maggiore valorizzazione del biogas da discarica. Sono in corso lavori di R/S per
migliorare l’equilibrio economico degli impianti esistenti e per sviluppare
nuove utilizzazioni.
Il biogas è una miscela di metano e anidride carbonica prodotto nelle
fermentazioni di materiali organici in assenza di ossigeno. Questo processo
naturale avviene spontaneamente nelle discariche rifiuti, ma può anche essere
provocato artificialmente nei “digestori”, vasche impermeabili e coibentate
contenenti rifiuti fermentescibili. La tecnica di metanizzazione, complementare
all’incenerimento e al compostaggio, può costituire così, in certe condizioni,
una soluzione sostenibile di trattamento dei rifiuti organici (rifiuti urbani,
effluenti organici industriali e agricoli, fanghi di depurazione urbani e
industriali).
Secondo la direzione agricoltura e bioenergie di ADEME, la valorizzazione del
biogas costituisce un doppio vantaggio ambientale: offrire una nuova fonte di
energia rinnovabile utilizzando i rifiuti organici e lottare in modo efficace
contro le emissioni di metano, un gas serra venti volte più nocivo dell’anidride
carbonica.
In Francia, dopo il decreto del 9 settembre 1997, che ha imposto alle discariche
di captare e valorizzare il biogas o, nell’impossibilità, di bruciarlo in
torcia, le quantità utilizzate sono aumentate.
Si ritiene necessario che le imprese francesi acquisiscano il know-how
indispensabile alla diffusione della metanizzazione anche se esistono già
collaudate applicazioni industriali, specie in campo agroalimentare sotto forma
di produzione di calore e di elettricità. Dal 2002 le unità di metanizzazione
beneficiano di tariffe d’acquisto dell’elettricità prodotta a partire dal
biogas, sull’esempio di ciò che è stato fatto per i centri di stoccaggio. Dal
1999 al 2001 si è constatato un importante aumento della produzione elettrica a
partire dal biogas dei centri di stoccaggio. L’ADEME è fortemente impegnata
nella R/S e nelle operazioni di dimostrazione. L’agenzia finanzia gli
investimenti in tre importanti progetti di metanizzazione di rifiuti organici in
Bretagna. Altri finanziamenti sono stati destinati a vari aspetti delle
applicazioni in questo campo.
Attualmente, in Francia, esiste un potenziale di biogas valorizzabile di 276.000
Tep, mentre ne sono valorizzate 87.500 Tep. Esistono 140 digestori che trattano
i fanghi di depurazione urbana (per 40.000 tep/anno), 86 digestori di effluenti
industriali (15.000 Tep/anno) e 2 unità di metanizzazione di rifiuti urbani
(5.000 Tep/anno).
Per ulteriori informazioni: E-mail olivier.theobald@ademe.fr
(Fonte: ADEME http://www.ademe.fr/htdocs/publications/lettre/ …)

Mare … forza motrice

Un dispositivo che sfrutta l’energia delle onde è stato oggetto, nel 1799, del
primo brevetto in Francia. Ma solo nel 1960 è stata istallata sul litorale
francese, nell’estuario della Rance, non lontano dal monte St. Michel, la prima
centrale ad energia marina degna di questo nome. Fino ad oggi è rimasta l’unica
in Europa (un’altra esiste in Canada) ed è attualmente in fase di rinnovo.
L’Unione Europea ha ravvivato l’interesse per la fonte energetica marina con
un’iniziativa lanciata nel 2000 con il nome di WaveNet. Si tratta di un progetto
triennale finanziato con ben 600.000 euro nel 5° programma quadro e che
coinvolge università e industrie di nove paesi membri dell’Unione: Svezia,
Grecia, Francia, Regno Unito, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Danimarca e
Italia. WaveNet ha elaborato un voluminoso rapporto che fa il punto sul tema e
dà la misura dell’entità della sfida.
Per ulteriori informazioni: www.wave-energy.net
(Fonte: Athena 196)

Assorbitore di energia per pannelli solari ad acqua
L’azienda svedese Texun Energy AB ha sviluppato un nuovo assorbitore di energia
solare e la sua tecnologia di produzione. Riscaldandosi, l’assorbitore ottimizza
l’uso della radiazione solare, aumentando l’efficienza annua fino al 10%.
L’assorbitore è resistente alla corrosione, di peso leggero e facile da
installare. Può anche essere impiegato in sistemi di raffreddamento. Texun offre
collaborazione principalmente come fornitore di industrie manifatturiere, ma
anche attraverso la consegna di impianti di produzione per produzioni locali di
assorbitori.
L’assorbitore Texun per pannelli solari ad acqua è costituto di un tessuto
sottile rivestito da polimeri. Applicando elevate pressioni sui due strati del
materiale, si formano dei canali nei quali l’acqua scorre attraverso il pannello
e che forniscono, rapidamente, una corrente idrica turbolenta ed un più elevato
coefficiente di trasferimento del calore. La velocità e la direzione dell’acqua
all’interno dell’assorbitore cambiano costantemente e questo consente un uso più
efficiente dell’energia solare rispetto ad altri sistemi, accelerando il
riscaldamento. Il materiale è anticorrosivo e può resistere al caldo, al freddo
e all’umidità.
Per ulteriori informazioni: E-mail: kurt.stromgren@uminovacenter.se.
(Fonte: CORDIS focus, Technology opportunities today)

Idrogeno e Innovazione


Manhattan Scientifics: celle a combustibile molto piccole
Le batterie convenzionali sono ormai inadeguate a soddisfare l'esigenza di
maggiore potenza richiesta dagli strumenti elettronici portatili (telefoni
cellulari, computer, video registratori) sempre più sofisticati.
La prima microcella a combustibile dovrebbe arrivare presto sul mercato e
fornire una prima soluzione alle esigenze di energia necessaria ai portatili di
nuova generazione.
Manhattan Scientifics, Inc. (MSI) ha progettato MicroFuel Cells™ per farla
diventare un ricambio compatibile per i pacchetti batteria convenzionali dei
telefoni cellulari. Potendo essere prodotta in fogli stampati, sottili e lunghi
(come i circuiti stampati) MicroFuel Cells renderà antiquate le attuali piccole
batterie. Migliori, più piccole, meno costose, ecologicamente sicure e molto più
efficienti, le nuove batterie, prodotte con le tecnologie brevettate di
MicroFuel Cells basate sul metanolo, potranno mantenere in standby un telefono
cellulare digitale per almeno 6 mesi e garantire una settimana di chiamate
telefoniche.
Manhattan Scientifics, Inc. adotta anche una tecnologia specifica per le celle a
combustibile di media potenza "NovArs", tecnologia acquisita da un'azienda
tedesca che la stava brevettando, nel 1999. Le celle a combustibile NovArs a
basso voltaggio troveranno applicazione nei sistemi senza cavo quali strumenti
elettronici portatili, sedie a rotelle, biciclette, apparecchi domestici,
sistemi di allarme, installazioni remote.
La tecnologia NovArs, in grado di rendere disponibili potenze variabili da
qualche watt ad alcuni kilowatt, è basata su una cella a combustibile ad
elettrolita polimerico, che usa idrogeno ed aria per produrre elettricità senza
emissione d'inquinanti. Utilizzando materiali compositi di alta tecnologia,
tecniche sigillanti che rendono superflue viti e guarnizioni e particolari
tecniche di ritenzione dell'acqua, le nuove celle NovArs risultano più semplici,
più leggere ed efficienti, rispetto a quelle esistenti.
La prima applicazione che MSI ha avviato della cella a tecnologia NovArs è
Hydrocycle™.
La cella applicata al dispositivo pesa solo 780 grammi e fornisce 670 watt di
potenza al mozzo della ruota. Il combustibile a idrogeno è contenuto in un
serbatoio a pressione di due litri, in fibra di carbonio rinforzata, collocato
dietro il sellino della bicicletta.
Il meccanismo fornisce un'autonomia di 70 - 100 km alla velocità massima di 30
km/ora. L'efficienza energetica espressa da Hydrocycle™ supera di quasi sette
volte quella delle batterie al piombo e di almeno tre volte quella delle
batterie al nichel.
La Manhattan Scientifics, Inc. ha richiesto il brevetto negli USA, in Europa ed
in altri Paesi.
Per maggiori informazioni: http://www.mhtx.com.
(Fonte: http://www.mhtx.com)

Prevenire il congelamento dell'acqua nelle celle a combustibile
La domanda di brevetto riguarda un sistema che mantiene la temperatura ideale
nei generatori a celle a combustibile, in particolare del tipo a membrana a
scambio protonico. Il sistema è in grado di proteggere dal congelamento le parti
del generatore sensibili al freddo, anche in presenza di temperature esterne
molto fredde, per sette e più giorni. Il sistema usa combustibile immagazzinato
prima e pressurizzato. L'idrogeno, o altro combustibile adatto, è fatto reagire
cataliticamente con un ossidante, come l'aria, per produrre gas riscaldato che
fluisce, convettivamente, nello scambio termico con le parti sensibili al freddo
del generatore. Il calore di reazione idrogeno - aria distribuisce i gas
riscaldati alle parti interessate del generatore e costituisce il flusso
convettivo che porta l’aria al bruciatore. Il flusso convettivo evita i carichi
elettrici parassitari dovuti a pompe e compressori. Per migliorare l'efficienza
termica, uno o più isolanti termici proteggono le parti della cella sensibili al
freddo e/o il sistema idrico come pure il flusso convettivo dei gas riscaldati
dal bruciatore catalitico.

I dati della richiesta di brevetto
Titolo: Method and apparatus for preventing water in fuel cell power plants from
freezing during storage
Stato: United States - Patent Application Publication
Pubblicazione: Pub. N°: US 2003/0134168 A1
Data Pubblicazione: 17 luglio 2003
Autori: Olsommer Benoit Charles; Grasso Albert P; Bach Leonard A; Assarabowski
Richard J; Unkert William T;
Int. Cl.7 H01M 8/04
U.S. Cl. 429/26
(Fonte: Fuel Cell Today, http://www.fuelceltoday.com/PatentListing/…).

Alimentazione e salute

VII Programma Quadro Europeo - Priorità Qualità e sicurezza alimentare
Progetti finanziati.


Area 5.4.3 Impatto degli alimenti sulla salute
Tema 10 Genomica funzionale in relazione ad alimenti, nutrizione e salute
La finalità del tema è applicare genomica, transcrittomica, proteomica e
metabolomica per valutare le variazioni genetiche tra individui in rapporto
all’interazione gene-nutriente. I risultati attesi comprendono piattaforme
tecnologiche per l’integrazione di servizi e database.
Il Network di Eccellenza (costituito da 20 partecipanti), mira a integrare e
sviluppare la genomica nutrizionale in Europa. La ricerca su nutrizione e salute
è focalizzata sulla prevenzione di malattie attraverso l’ottimizzazione e il
mantenimento dell’omeostasi cellulare, dei tessuti, degli organi e dell’intero
organismo. Ciò richiede la comprensione, e in definitiva la regolazione, di una
moltitudine di interazioni collegate a nutrienti, a livello di geni, proteine e
metabolico. Questo progetto consentirà alla ricerca nutrizionale di completare
pienamente le comunità di ricerca biomedica e farmacologica che stanno
attualmente usando la genomica per lo sviluppo di terapie curative. Un obiettivo
chiave del network sarà lo sviluppo, la conservazione dei dati e lo sfruttamento
della bioinformatica collegata alla nutrizione e alla salute a vantaggio dei
ricercatori sulla nutrizione in Europa e della comunità nel suo insieme.

Tema 11 - Metabolismo lipidico e sindrome metabolica
La finalità del tema è individuare le strade per modificare i grassi alimentari
che influenzano i fattori di rischio per la sindrome metabolica. Saranno
considerate le variazioni genotipiche tra individui nella risposta ai regimi
alimentari mediante studi su interventi controllati della dieta umana. Saranno
sviluppate fonti ottimizzate e miscele di acidi grassi.
L'oggetto di questo Progetto Integrato (conta 24 partecipanti) è l'interazione
tra composizione dei grassi alimentari e il genotipo nella sindrome metabolica.
Questo disordine è associato a sovrappeso e obesità ed è caratterizzato da
resistenza all’insulina, dislipidemia e ipertensione. Aperto ad un ampio studio
prospettico di popolazione, insieme a dati nutrizionali e clinici, fornisce
un’opportunità unica per determinare l’interazione dieta-gene nello sviluppo
della sindrome metabolica. Un ampio studio multicentrico d’intervento dietetico
esaminerà la risposta alla modificazione del grasso alimentare, variando sia la
quantità che la composizione del grasso, l’influenza della sensibilità
all’insulina ed altri aspetti della sindrome metabolica. Un obiettivo chiave del
progetto è migliorare la composizione lipidica del latte e dei prodotti di carne
(nutrizione animale) e fornire nuove fonti di acidi grassi (biotecnologia
vegetale). Sarà avviata un’analisi economica dei costi associati alla sindrome
metabolica, e nel contempo saranno analizzati i comportamenti dei consumatori.

Tema 12 - Rischi sanitari da alimenti e prodotti alimentari trattati
termicamente

La finalità del tema è esplorare differenti composti pericolosi, che potrebbero
formarsi a causa del trattamento termico e di altri metodi di lavorazione degli
alimenti, ed è basato sulla collaborazione internazionale compresi i temi della
comunicazione. Saranno coinvolti i loro meccanismi di formazione, lo sviluppo,
miglioramento, validazione e armonizzazione di metodi di analisi,
biodisponibilità, tossicità, biomarcatori di esposizione ed effetti nonché
valutazione dell’esposizione. Si dovrebbero anche raccomandare studi su
tecnologie di riduzione ed eliminazione, su condizioni di processo più leggere e
di valutazione comparative del rischio.
Questo STREP (Progetto di ricerca con obiettivo specifico) si concentra
sull’identificazione, caratterizzazione e minimizzazione del rischio di sostanze
tossiche alimentari prodotte dal calore. La ricerca ha dimostrato che il
riscaldamento della carne e di altri alimenti ricchi di proteine può produrre
diversi tipi di composti potenzialmente pericolosi, alcuni dei quali sono
genotossici e carcinogenici. Il punto focale di questo progetto sono i rischi
sanitari, recentemente scoperti, associati a composti pericolosi in alimenti,
ricchi di carboidrati, trattati termicamente, nei quali possono formarsi
notevoli quantità di acrilamide e composti simili. Saranno indagati i loro
meccanismi di formazione, l’influenza della composizione della materia prima, i
fattori d’inibizione, i metodi, industriali e domestici, di lavorazione e
cottura, allo scopo di controllare e minimizzare la formazione dei composti
tossici. Saranno studiati composti che sono potenzialmente pericolosi per la
salute come l’acrilamide, composti carbonilici insaturi e furani, formati
durante la cottura.

Area 5.4.7 Impatto degli alimenti animali sulla salute umana
Tema 39 Nuove strategie per migliorare le leguminose da granella per
alimenti e mangimi

Le leguminose da granella possono fornire proteine vegetali di alta qualità per
mangimi animali e alimentazione umana, ma sono ancora sotto utilizzate. Il
miglioramento delle leguminose da granella richiede ricerca sull’ottimizzazione
dei mangimi per soddisfare le esigenze nutrizionali del bestiame, sulla
riduzione delle micotossine, e sugli interventi dietetici, la tossicologia e
l’analisi dei rischi per salute umana. È essenziale, quindi, un approccio
multidisciplinare.
Questo Progetto Integrato (66 sono i partecipanti) attiverà e integrerà la
ricerca scientifica europea sulle leguminose da granella orientandosi sui
seguenti obiettivi:
1. identificare i parametri ottimali per i legumi nel quadro della qualità e
sicurezza dei mangimi e degli alimenti umani, compresi gli OGM, usando le
leguminose per sviluppare un’agricoltura sana e sostenibile,
2. indagare la variabilità nella composizione delle sementi di leguminose da
granella e i fattori che la influenzano,
3. sviluppare nuovi strumenti genetici, genomici, post-genomici e bioinformatici
per migliorare e sostenere la produzione di sementi di leguminose da granella e
la loro qualità.
Per realizzare gli obiettivi il progetto integrerà un’ambiziosa combinazione di
approcci, comprendenti studi di biochimica, di fisiologia vegetale e colturale,
di agronomia, di genomica e riproduzione vegetale, di nutrizione e salute umana.
Particolare enfasi sarà attribuita all’uso di metodologie allo stato dell’arte,
comprese genomica e bioinformatica, insieme a transcrittomica e metabolomica.
Sul sito web di "Ambiente Risorse Salute" (www.scienzaegoverno.org) sono
riportato tutti i temi della quinta priorità del VI Programma Quadro nel tema
/alimentazione/


Biotecnologie agroalimentari

I prossimi prodotti GM
Basandosi sulle autorizzazioni di colture OGM concesse a livello europeo, sia
prima della sospensione del 1999 che sulla base della direttiva entrata in
vigore nell’ottobre 2002, l’Institute for Prospective Technological Studies del
Centro Comune di Ricerca europeo ha previsto i prodotti per i quali, con maggior
probabilità, le aziende presenteranno richiesta di autorizzazione, in Europa,
nei prossimi anni.
È probabile che, nei prossimi cinque anni, i prodotti saranno simili a quelli
già approvati per la commercializzazione (mais, colza da olio, garofani,
cicoria, soia, tabacco, barbabietola da zucchero e da foraggio, cotone e
patate), con modifiche che si concentrano sulla facilitazione della coltivazione
(resistenza ad erbicidi e insetti) ma con qualche miglioramento di qualità, come
colore e forma nei fiori, maturazione nei pomodori, e contenuto di amido o acidi
grassi in patate, soia, e colza.
A medio termine, 2007 - 2011, è previsto che l’induzione di resistenza ai funghi
(in frumento, colza, girasole, alberi da frutto) e ai virus (in barbabietola da
zucchero, patata, pomodoro, melone, alberi da frutto) consenta ulteriori
miglioramenti nel contenuto di amido (patate, mais), proteine (colza, mais,
patate), acidi grassi (soia e colza) e acido erucico (colza).
Per il periodo oltre il 2011, lo studio prevede nuove tipologie di modificazioni
per migliorare la resistenza al freddo, al sale e alla siccità, aumentare i
raccolti delle colture, per disporre di piante che producano farmaci attraverso
il “molecular farming” (tabacco, mais, patata, pomodoro), o di piante che
contengano ingredienti “funzionali”, come antiossidanti (riso, ortaggi) e anche
di soia ipoallergenica.
Per maggiori informazioni contattare e-mail: emilio.rodriguez@jrc.es.
(Fonte: Euroabstracts)

Gene per la resistenza alla siccità
All'Università di Bonn, alcuni scienziati hanno individuato il gene che consente
alle piante di resistere alla siccità. Lo studio approfondito del comportamento
di una pianta selvatica, originaria del Sudafrica, che avvizzisce e sembra
disseccare nei periodi di siccità e rinverdisce velocemente alla prima pioggia,
ha consentito di individuare i processi molecolari che rendono possibile la
riduzione estrema del metabolismo e la sua successiva ripresa.
Una serie di geni entra in funzione nei periodi di siccità, uno di essi è
presente anche in Arabidopsis thaliana, la prima pianta di cui è stato
completamente sequenziato il genoma. Ad agire nei periodi di siccità è l'enzima
aldeide deidrogenasi (ALDH). Potenziando, attraverso modificazione genetica,
l'espressione di ALDH, anche Arabidopsis thaliana manifesta un aumento della
resistenza alla siccità.
La scoperta della funzione dei geni regolatori di ALDH potrebbe condurre allo
sviluppo di varietà di piante coltivate (mais, soia, frumento) resistenti alla
siccità. Questa prospettiva desta tanto maggiore interesse in quanto le
previsioni relative cambiamento climatico globale indicano un aumento fino ad un
terzo della popolazione mondiale che, per il 2025, vivrà in condizioni di
aridità.
Per ulteriori informazioni: The Unversity of Bonn, tel. +49 228 732070
(Fonte: Cordis Focus)

Vaccini biotecnologici
Una piccola azienda olandese offre un moderno impianto biotecnologico per la
produzione di vaccini umani profilattici e terapeutici. L’impianto usa cellule
come sistema di produzione. È assicurata una qualità costante in quanto un
computer controlla tutti parametri. La produzione avviene in fermentatori e le
cellule costituiscono il sistema produttivo. Possono essere usati vari tipi di
cellule per riprodurre virus, cellule geneticamente ingegnerizzate per esprimere
una specifica proteina, ormoni o anticorpi monoclinali. Il processo di
produzione è privo di componenti di siero o di animali. I prodotti sono vaccini
profilattici (influenza) e terapeutici (oncologia) derivati da biotecnologia.
I principali vantaggi sono: costante qualità, nessun problema relativo a BSE in
quanto si usano cellule; nessuno problema di contaminazione (le uova invece
possono contenere endotossine); sicura purezza dei prodotti.
L’applicazione è utile per le cure e il monitoraggio sanitari ed è stata
promossa dal Network europeo Innovation Relay Centres.
Per ulteriori informazioni: E-mail: e.t.kuipers@senter.nl.
(Fonte: CORDIS focus, Technology opportunities today)

Farmaci antiretrovirali umani alle piante di banano
Ricercatori agronomi del dipartimento di Fitopatologia di Gembloux e del
Laboratorio per il miglioramento delle colture tropicali dell’Università
Cattolica di Lovanio hanno sviluppato una serie di tecniche terapeutiche
efficaci nell’eliminazione delle malattie virali che colpiscono le piante di
banana. Le ricerche sono finanziate dal governo del Belgio.
Un agente patogeno molto diffuso, il virus del mosaico del banano (BSV), finora
impossibile da sradicare, è stato sconfitto con l’uso di medicinali capaci di
inibire l’epatite B e l’HIV. I ricercatori hanno constatato che BSV impiega lo
stesso enzima dei virus umani per riprodursi e quindi potuto provare l’efficacia
di due composti, l’adefovir e il tenofovir, nell’eliminazione di un virus
vegetale altamente persistente.
Il nuovo trattamento interessa almeno 400 milioni di coltivatori di banane e
potrebbe avere ripercussioni positive sull’ambiente in quanto consente una
riduzione drastica dell’utilizzo di pesticidi.
Per ulteriori informazioni: Università Cattolica di Lovanio,
http://www.kuleuven.ac.be
(Fonte: Cordis Focus)