Ambiente Risorse Salute
Rivista e dossier del Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente
- Padova

direttore Domenico Ceravolo
Chi siamo / La rivista /

INFORMAZIONI INNOVATIVE
da Ambiente Risorse Salute
Bimestrale su carta

 

Questa selezione informativa è finalizzata a mettere in risalto innovazioni
scientifiche e tecnologiche funzionali allo sviluppo sostenibile

Immettiamo in rete quanto già pubblicato su "Ambiente Risorse Salute"

dal n. 97 (maggio - giugno 2004)


Indice delle rubriche:

Ambiente

Mutamenti climatici

Energia

Idrogeno e Innovazione

Alimentazione e Salute

Biotecnologie agroalimentari



Ambiente


Migliorare il trattamento dell'acqua con nuove vasche di sedimentazione
La maggior parte degli impianti di trattamento delle acque reflue si avvale di una tecnologia piuttosto obsoleta che, sebbene svolga le funzioni necessarie, non lo fa in modo ottimale o efficiente. La sostituzione di questi impianti vetusti comporterebbe spese troppo elevate, pertanto una società irlandese ha sviluppato una tecnologia di ammodernamento (retrofitting) che migliora la qualità degli effluenti.
Le regolamentazioni sempre più severe in materia di acqua potabile e pulita, nonché l'aumento dei volumi trattati hanno messo a dura prova la maggior parte degli impianti di trattamento dell'acqua. Per far fronte a tale situazione, molti impianti ricorrono sempre più all'impiego di sostanze chimiche nel trattamento dei reflui.
Viste le costose misure necessarie per aggiornare gli impianti con metodi più moderni ed efficienti, la modernizzazione risulta proibitiva per la maggior parte degli impianti. Un'azienda irlandese propone un innovativo sistema di ammodernamento che può essere applicato alle normali vasche di sedimentazione. Il sistema ottimizza sia la qualità del controllo degli effluenti, sia i volumi trattati.
Questa tecnologia consente di migliorare l'efficienza della sedimentazione e la rimozione dei solidi. Inoltre, grazie alla sua modularità, è in grado di adattarsi alla maggior parte delle vasche di sedimentazione, anche quelle più grandi: in questo caso basterà semplicemente aumentare il numero di moduli applicati alle vasche. Oltre a rappresentare una soluzione più economica per l'ammodernamento dei sistemi, questa tecnologia migliora la sedimentazione, il fabbisogno biologico di ossigeno (BOD), l'eliminazione di ammoniaca e la rimozione dei fanghi.
I titolari della tecnologia, già brevettata, offrono un prototipo dimostrativo e intendono concludere accordi di licenza con aziende in grado di produrre e commercializzare il prodotto.
La tecnologia è stata promossa mediante la rete dei Centri relais d'innovazione (IRC), il riferimento è QUESTECH - 0703 e l'azienda sta cercando accordi di licenza, sul brevetto richiesto, ma non ancora concesso.
Per maggiori informazioni: Marshall Addidle, Invest NI, 17 Antrim Road, BT28 3AL Lisburn, UK, Tel: +44-0289-2623181, Fax: +44-0289-0490490, Email: marshall.addidle@investni.com
http://www.investni.com/irc

Campagna internazionale per l’eliminazione di dodici prodotti chimici pericolosi
La convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (POP) del 2001, è entrata in vigore il 17 maggio 2004, avviando uno sforzo internazionale ambizioso che mira a liberare il pianeta da PCB, diossine e furani, e da nove pesticidi estremamente pericolosi. Nei prossimi anni saranno disponibili finanziamenti, gestiti dal Fondo per l’ambiente mondiale, che serviranno da meccanismo provvisorio per finanziare la legge.
Fra tutti gli inquinanti liberati ogni anno nell’ambiente dalle attività umane, gli inquinanti organici persistenti (POP) figurano fra i più pericolosi. Per decine di anni questi prodotti chimici, altamente tossici, hanno causato la morte di uomini e animali o ne hanno danneggiato il sistema immunitario, riproduttivo e nervoso, comportando vari tipi di cancro. Sono inoltre anche all’origine di numerose anomalie congenite.
Tuttavia occorrerà attendere il maggio 2005 e la prima Conferenza delle parti della Convenzione (COP 1), che avrà luogo a Punta d’Este in Uruguay, perché i governi s’incontrino (151 governi l’anno firmata finora) e tentino di accelerare i loro sforzi al fine di:
- ridurre o eliminare i prodotti chimici cancerogeni conosciuti sotto il nome di diossine o furani, sottoprodotti della combustione. Una parte dei progressi tecnologici richiesti può dimostrarsi costosa e difficile da mettere in atto sul piano tecnico, in particolare nei paesi in via di sviluppo;
- aiutare i paesi colpiti dalla malaria a trovare i trattamenti di sostituzione del DDT più efficaci e più sicuri;
- sostenere gli sforzi intrapresi da ogni governo per elaborare un piano di attuazione della Convenzione. Attualmente, più di 120 paesi in via di sviluppo hanno già cominciato ad elaborare questo piano grazie al sostegno finanziario del Fondo per l’ambiente. La COP 1 si sforzerà di attribuire nuovi fondi per sostenere questi progetti;
- misurare e valutare i cambiamenti che riguardano la presenza di POP negli uomini e negli animali e nel loro ambiente naturale e per verificare se la Convenzione riduce effettivamente la liberazione di POP nell’ambiente;
- istituire un comitato sui POP per identificare nuovi pesticidi e prodotti tossici da aggiungere alla lista dei dodici POP attualmente contemplati dalla Convenzione;
- finalizzare le linee direttrici che mirano a promuovere le "migliori pratiche ambientali" e le "migliori tecniche disponibili", capaci di ridurre ed eliminare la produzione di diossine e furani.
La Convenzione, non solo proibisce l’uso dei POP, ma incoraggia anche l'eliminazione delle crescenti riserve di pesticidi e di prodotti chimici obsoleti e non desiderati contenenti POP. Le discariche e i fusti tossici datati 1950 - 1960 e 1970 rigurgitano attualmente dei prodotti chimici che si disintegrano e che s’infiltrano nel suolo, avvelenando così le risorse idriche, la fauna e la flora selvatica e gli uomini. La Convenzione esige anche l’eliminazione dei PCB e dei rifiuti contenenti PCB.
Tutti gli esseri umani nel mondo sono portatori di tracce di POP nel loro corpo. I POP sono elementi molto resistenti e hanno una longevità di parecchi decenni. Essi circolano nel mondo intero attraverso un processo chiamato “effetto cavalletta”. Infatti, i POP liberati in una regione del mondo possono, per evaporazione e depositi ripetuti, essere trasportati nell’aria e raggiungere altre regioni molto lontane dal punto di partenza.
Fortunatamente esistono alternative alla maggior parte dei POP. Tuttavia i costi elevati, la mancanza di sensibilizzazione del pubblico e l’assenza di infrastrutture e di tecnologie adeguate impediscono spesso l’adozione di questi prodotti di sostituzione. Occorre dunque trovare soluzioni specifiche per le proprietà e le caratteristiche di ciascun prodotto chimico, nonché per le condizioni climatiche e socio-economiche di ciascun paese.
Per ulteriori informazioni: eric.falt@unep.org o www.pops.int.
Fonte: http://www.unep.org

Mutamenti climatici


Vaccino per ridurre il metano prodotto dal bestiame
Ricercatori di CSIRO Livestock Industries stanno provando un vaccino che riduce la produzione di metano nelle pecore. Il metano, un gas a effetto serra con potenziale di riscaldamento globale 23 volte maggiore dell’anidride carbonica, viene eruttato da ovini e bovini durante la normale digestione. Dopo l’anidride carbonica, il metano costituisce il maggiore contributo al riscaldamento globale, circa il 20% del totale.
Oltre ai processi digestivi dei ruminanti fonti importanti di emissioni di metano sono la coltivazione del riso, le perdite di gas naturale e la decomposizione dei rifiuti nelle discariche.
Ovini e bovini sono ruminanti con quattro “stomaci”. Il primo stomaco, il rumen, contiene un gran numero di batteri, funghi, metanogeni e protozoi che sono coinvolti nella digestione dei materiali vegetali fibrosi che l’animale mangia. Il metano è un sottoprodotto di questo processo digestivo, ed è largamente (circa il 27%) prodotto nel rumen ad opera dei metanogeni ed eruttato o espirato. Metano (circa 13%) viene prodotto anche nel tratto digestivo inferiore dell’animale, ma la maggior parte di questo è assorbito e in tal modo anche espirato; solo circa il 2% passa nel flato. Il processo è diverso nell’uomo, come sono diversi i sistemi digestivi.
Si stima che una singola pecora emetta circa 20 grammi di metano al giorno, o sette chilogrammi all’anno, mentre le emissioni di metano dei bovini vanno da 60 chilogrammi all’anno per i vitelloni a 114 chilogrammi per le vacche da latte.
CSIRO Livestock Industries ha usato due tecniche per misurare le emissioni di metano da parte di ovini e bovini. Camere di respirazione misurano i gas totali scambiati da un animale e, con da questo dato, possono essere misurate le emissioni di metano. Per misurazioni in campo, si usa principalmente un cilindro sottovuoto fissato sul posteriore dell’animale, che è collegato ad un piccolo tubo situato sopra le narici. I gas eruttati in un periodo di 24 ore dall’animale possono così essere stimati.
Vaccinazione degli animali
La vaccinazione contro il metano, quando somministrata agli animali, dovrebbe stimolare la produzione di anticorpi in questi animali contro i metanogeni (organismi che producono metano). La tecnica di vaccinazione comporta un’iniezione sottocutanea, solitamente nel collo dell’animale. Il bestiame è normalmente vaccinato per iniezione, nell'ambito della gestione generale degli allevamenti, e i vaccini sono ampiamente già impiegati per proteggere gli animali contro una serie di malattie, come il tetano.
La ricerca della CSIRO non ha rilevato alcun effetto nocivo al benessere degli animali causato dalla vaccinazione. Tuttavia, prima dell'approvazione per uso commerciale un vaccino deve passare rigorose procedure di verifica da parte dell’Autorità Nazionale di Registrazione. Neanche la misurazione, di prova, delle emissioni di metano da parte degli animali per mezzo di camere di respirazione e di “tanichette posteriori” in campo, causa alcun pericolo agli animali.
Quantificazione della riduzione di gas serra ottenuta con il vaccino
L’obiettivo della CSIRO è ridurre le emissioni di metano in modo significativo. Attualmente si stanno valutando i comportamenti delle pecore australiane e neozelandesi sottoposte ad alcuni vaccini prototipo. I risultati di questo lavoro, attesi nel corso del 2004, consentiranno ai ricercatori di stimare meglio le probabili riduzioni delle emissioni di metano nel bestiame. In recenti test condotti da CSIRO usando camere di respirazione per misurare le emissioni di metano in un gruppo di pecore, è stata realizzata una riduzione del 13% per animale.
Eventuali relazioni tra riduzione della produzione di metano e incrementi di produttività
In una serie di studi in tutto il mondo, si è stimato che i microrganismi produttori di metano, nell'intestino animale, utilizzano dal 3 al 12 % dell’energia contenuta negli alimenti vegetale consumati da ovini e bovini. Tuttavia, non è chiaro se una riduzione delle emissioni di metano possa tradursi in guadagni produttivi ed energetici per l’animale.
CSIRO Livestock Industries sta valutando dettagliatamente numerosi prototipi di vaccino contro il metano delle pecore. Questo comporta la misurazione degli scambi gassosi di pecore in camere di respirazione nei laboratori della CSIRO a Rockhampton e a Palmerston North in Nuova Zelanda. Lo sviluppo di un prototipo di vaccino per pecore costituisce la fase finale di un decennio di ricerche dell'equipe.
CSIRO Livestock Industries sta esplorando anche altre tecnologie per ottenere lo stesso scopo. Una tecnologia, che mostra promesse iniziali, è costituita da additivi aggiunti nelle razioni di mangime di pecore e bovini. La CSIRO ha brevettato un sistema di erogazione di un “antimetanogeno”, attualmente in fase di prova.
Per maggiori informazioni: Margaret.Puls@csiro.au

Energia


Biocombustibili per i trasporti: una prospettiva internazionale
L'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA), nel lanciare, a Parigi, ai primi di maggio, la nuova pubblicazione Biofuels for transport: an international perspective, prevede che, in assenza di forti politiche governative, l’uso del petrolio, in tutto il mondo, quasi raddoppierà tra il 2000 e il 2030, portando ad un analogo incremento delle emissioni di gas serra. Biocombustibili come etanolo, biodiesel e altri combustibili derivati da biomasse potrebbero cambiare questo quadro, offrendo un'importante alternativa, con ridotte emissioni di gas serra, al petrolio.
La pubblicazione dell’IEA esamina le recenti tendenze nella produzione di biocombustibili e considera come potrebbe configurarsi se le recenti iniziative nei paesi dell’IEA e in tutto il mondo si realizzassero pienamente. Il rapporto dell’IEA assume una prospettiva globale sulla nascente industria dei biocombustibili, valutando le analogie regionali e le differenze, nonché il costo e i benefici dei biocombustibili e delle loro tecnologie.
Il maggiore risultato nell’analisi dell’IEA è che le recenti iniziative politiche, se interamente realizzate, potrebbero arrivare a sostituire la benzina per autotrazione fino ad un 5% con biocombustibili (principalmente etanolo), in tutto il mondo, per il 2010. Ciò potrebbe rappresentare un importante passo. Tuttavia, nelle regioni dell’OCSE la maggior parte di questa produzione di etanolo convenzionale, probabilmente, userà come materia prima mais e grano. Mentre questo tipo di produzione di biocombustibile può fornire importanti benefici, i costi di produzione sono generalmente elevati e le riduzioni nell’uso di energie fossili e nelle emissioni di CO2 sono modeste. Inoltre, la produzione di etanolo da mais e grano (come il biodiesel convenzionale da semi oleosi) deve competere per i terreni con la produzione di colture per altri scopi, come alimentare e mangimistico, e i rifornimenti forse limitati.
Il rapporto dell’IEA riferisce anche che paesi come Brasile e India, che possono coltivare e utilizzare canna da zucchero come materia prima, stanno già producendo bioetanolo a costi relativamente bassi e di eccellenti caratteristiche. La canna da zucchero ad elevata produzione, coltivata in questi paesi, fornisce anche sufficienti residui per alimentare la conversione di zucchero in etanolo, praticamente eliminando la richiesta di energia fossile e contribuendo in larga misura alla riduzione della CO2 well-to-wheel. Poiché nei prossimi decenni questi e altri paesi in via di sviluppo potranno essere in grado di produrre, da canna da zucchero, più etanolo di quanto serva ai loro consumi interni, l’IEA propone che possa essere istituito un mercato mondiale dei biocombustibili e che siano identificati gli ostacoli esistenti al suo sviluppo.
Nel lungo periodo, la ricerca nelle tecniche di produzione dei biocombustibili dovrebbe portare i suoi frutti. Sembra probabile che entro pochi anni saranno costruiti i primi impianti, a scala commerciale, di produzione di etanolo da materiali cellulosici tipo residui colturali, erba e arbusti, usando di molto meno energia fossile e fornendo maggiori riduzioni delle emissioni di CO2, per litro di combustibile, rispetto agli attuali processi. L’uso di materiali cellulosici aumenterebbe sostanzialmente anche la disponibilità potenziale di biocombustibili. È in sviluppo anche la conversione avanzata di biomasse in gasolio sintetico, usando gassificazione e altre tecniche, che potrebbe consentire la produzione commerciale di biodiesel ad elevata resa e basse emissioni di gas serra.
Il rapporto passa in rassegna questi importanti sviluppi, ma insiste sulla necessità di un’attenzione molto maggiore da parte dei governi e di sostegno alla dimostrazione e commercializzazione di questa "prossima generazione" di biocombustibili, per assicurarne il successo e massimizzarne i benefici.
In futuro, l'uso dei biocombustibili nel mondo sembra essere promettente, sebbene le attuali pratiche di produzione nei paesi dell’IEA siano molto lontane dalla massimizzazione dei potenziali benefici che esse offrono.
Per maggiori informazioni: fiona.davies@iea.org
Fonte: http.www.iea.org

I sistemi fotovoltaici commerciali: un grande potenziale di mercato
Gli aspetti commerciali dell'elettricità generata mediante sistemi fotovoltaici sono stati sfruttati per molti anni con gradi variabili di successo. Attualmente, dopo gli sviluppi di una società spagnola, questi vantaggi dovrebbero concretarsi non solo in risparmi economici, ma anche in una riduzione attiva delle emissioni di anidride carbonica
Attualmente si stima che la sostituzione dei metodi tradizionali di generazione elettrica con elettricità fotovoltaica abbasserebbe sostanzialmente il livello di anidride carbonica immessa nell'atmosfera. Il sistema sviluppato ha pertanto stabilito come suo obiettivo principale quello di produrre moduli da 1 kWp al costo di appena 2,8 Euro/Wp per un sistema completamente installato.
Sono stati costruiti più di 35 prototipi di sistema, dotati di celle ad arsenuro di gallio (GaAs) efficienti al 25%, che possono funzionare con un'intensità di 1.000 soli, e di concentratori di appena 10 cm². Gli sviluppi realizzati fino ad ora hanno utilizzato le celle GaAs, già disponibili, ma l'obiettivo a medio termine sono le celle in cascata, già provate e testate nello spazio. A breve termine, tuttavia, questi sistemi sono costosi, ma a causa dell'alto livello di concentrazione usato (oltre 1000x) le previsioni sul lungo termine indicano un funzionamento più economico.
La società che ha creato questa avanzatissima famiglia di sistemi fotovoltaici ritiene che con costi tanto efficienti gli utenti saranno presto in grado di realizzare rendimenti elettrici in precedenza possibili solo nell'industria. I sistemi, ovviamente, saranno particolarmente vantaggiosi per i paesi della fascia mediterranea, ma a medio termine lo saranno anche per i paesi dell'Europa meridionale.
Questi sistemi fotovoltaici non sono solo sistemi indipendenti, ma possono integrarsi con i dispositivi a griglia esistenti e saranno particolarmente convenienti per le aree rurali isolate. Questa integrazione di sistema fotovoltaico avanzato dovrebbe promuovere una forte espansione del settore di mercato, con una produzione di massa di elettricità fotovoltaica ad un rapporto costo/efficienza quanto mai conveniente.
L'informazione riguarda un risultato ottenuto nell'ambito del programma EESD (Energy, Environment and Sustainable Development all'interno del V Programma Quadro), finanziato dall'UE.
Per maggiori informazioni e scambi: Dr. Emiliano Perezagua, ISOFOTON, S.A, Moltanban, 9, 28014 Madrid, Spain, Tel: +34-91-5312625, Fax: +34-91-5311007, Email: e.perezagua@isofoton.es
Fonte: http://dbs.cordis.lu

Idrogeno e Innovazione


IFC finanzia le celle a combustibile
International Finance Corporation (IFC), settore privato del gruppo Banca Mondiale, invita a presentare proposte, nel quadro dell'Iniziativa di finanziamento delle celle a combustibile, per l'installazione di celle a combustibile per impianti energetici fissi, diffusi, nei paesi in via di sviluppo. IFC (che lavora con Global Environment Facility, GEF, altro organismo della Banca Mondiale) promuove investimenti del settore privato nei paesi in via di sviluppo, ai fine di ridurre la povertà e migliorare il livello di vita.
IFC guarda alle celle a combustibile come ad una tecnologia sostenibile da un punto di vista ambientale che si mostra promettente nella fornitura di elettricità per usi produttivi nei paesi in via di sviluppo e che riduce le emissioni di anidride carbonica. Kohli, manager del Programma, ritiene che l’industria delle celle a combustibile sia sul punto di passare alla fase della commercializzazione e Banca Mondiale intende aiutare il settore ad affrontare i rischi del mercato con finanziamenti specifici, spingendolo anche verso le economie in via di sviluppo, per la costruzione di impianti adatti alle esigenze di produzione stazionaria di energia.
Il mondo in via di sviluppo dovrebbe essere il campo di maggiore interesse commerciale per le compagnie del settore. In molti casi l’espansione economica è rapida ma non esiste una rete di trasmissione. Il problema dei costi perciò può essere molto diverso da quello che si presenta nei paesi sviluppati. L’energia (almeno quella affidabile) può infatti costare il triplo. Per mantenere il ritmo di crescita, è elemento vitale l’accesso ad energia economica e affidabile, le celle a combustibile possono fornire un consistente contributo.
Nella prima fase dell'iniziativa saranno promossi almeno tre progetti commerciali dimostrativi per l'utilizzo delle celle a combustibile per produrre energia distribuita, in almeno due paesi ritenuti idonei dal GEF. I progetti possono coinvolgere vari soggetti interessati e dovrebbero portare all'installazione di 4 - 7 MW di celle a combustibile per il 2008.
Le risposte all'invito a presentare proposte saranno valutate da IFC, che li finanzierà considerando la capacità del proponente di produrre, fornire, progettare e installare un consistente volume di celle a combustibile che corrisponda alle esigenze dell'iniziativa.
Tutte le domande relative all'invito vanno presentate inviando un e-mail a fuelcells@ifc.org, o contattando Mr. Sandeep Kohli o Ms. Stacy Swann al telefono +1 202 4587329.
Fonte: Fuel Cell Today (www.fuelcelltoday.com)

Idrogeno per energia domestica: strategia di conoscenza appoggiata da EFC
Il Gruppo Baxi di Amburgo, uno dei leader europei nel settore della fornitura di energia e calore per impianti domestici e industriali, sta affrontando un periodo di crescita molto interessante che conferma la correttezza della scelta strategica di sviluppare ulteriormente le celle a combustibile. Infatti, European Fuel Cell, sussidiaria di Baxi Group, sta rafforzando la propria posizione di mercato e nella ricerca di settore.
La recente acquisizione di Baxi Group da parte di BC Partners, società azionaria privata, dimostra l'elevata valutazione del settore e l'attrazione di capitali che esso sta esercitando. BC Partners ha trovato in Baxi e EFC le perle che stava cercando per ampliare la sua presenza nel mercato delle tecnologie sanitarie e di riscaldamento, dove già opera con ampia dotazione di esperienza, fiuto, risorse energetiche e finanziarie.
Il mercato delle tecnologie di riscaldamento, in Europa è molto teso, sta espellendo aziende e deve superare una fase di saturazione per componenti come bruciatori, bollitori, condizionatori. In questo contesto EFC rappresenta un partner d'affari interessante per le aziende di distribuzione energetica locali e gl'installatori.
Baxi Group e EFC esprimomo in buona misura il potenziale innovativo tedesco, in campo energetico. Questo potenziale deve essere utilizzato il più presto possibile per ottemperare alle direttive in vigore sul risparmio energetico e sulla riduzione delle emissioni inquinanti, nel settore del riscaldamento, che dovranno manifestare i loro effetti almeno entro il 2005. Beneficeranno delle innovazioni soprattutto i nuovi modelli standardizzati di bollitori a condensazione e i sistemi compatti di generazione di elettricità e calore che utilizzano generatori convenzionali di calore e potenza, combinati.
La vera svolta, nelle attrezzature domestiche, verrà a più lungo termine con l'utilizzazione di unità di riscaldamento a celle a combustibile che aprirà nuovi mercati per la produzione di energia e calore in edifici mono e pluri familiari.
Una cella a combustibile domestica rappresenterà risparmio di denaro e salvaguardia dell'ambiente. Con il suo utilizzo, i consumi elettrici potranno essere ridotti del 75%.
In questo momento, però, la stessa EFC è assai lontana dalla produzione di serie di tali apparecchiature e prosegue con la ricerca, tutta europea, sostenuta dall'obiettivo di fornire ad ogni casa europea unità a celle a combustibile per avere energia e calore prodotti da cogenerazione in modo pulito.
Il laboratorio EFC ad Amburgo occupa diciotto specialisti che sono arrivati alla fase delle simulazioni virtuali a computer (fase beta) delle loro unità di laboratorio. La parte principale del loro lavoro è la valutazione e prova accurata di ciascun componente della cella e il successivo sviluppo o adattamento alle altre parti in cooperazione con fornitori e partner di ricerca. Il loro obiettivo è integrare tecnicamente ciascun modulo nel sistema di riscaldamento per fare un tutto perfettamente funzionante. Quindi, non solo le parti fondamentali della cella (pila e reformer) ma anche tutta la parte software di controllo della temperatura (termostati ambiente), della curva dei consumi, dei sensori ambientali.
Un centinaio di prove di campo si terranno nel 2005 e 2006, per verificare le previsioni delle simulazioni. Nelle simulazioni, le celle a combustibile battono i sistemi tradizionali per efficienza energetica, livello di consumo, ed emissioni di CO2 di gran lunga, con un risparmio, per ciascuna unità, di parecchie centinaia di euro all'anno.
EFC è la prima azienda tedesca ad ottenere la certificazione ISO 9001 per la qualità della gestione nello sviluppo di impianti di riscaldamento a celle a combustibile e, anche se saranno necessarie lavoro, cura e pazienza, EFC è convinta che, superati gli ostacoli degli alti costi unitari attuali e della breve durata della cella, a dare all'azienda un decisivo ruolo guida, alla fine, sarà l'applicazione di un'efficiente tecnologia di conversione energetica e non la fonte energetica.
Per maggiori informazioni: http://www.baxigroup.com
Fonte: http://www.fuelcellmarkets.com

Alimentazione e salute


Additivi alimentari dagli scarti di lavorazione del pomodoro
Con un progetto dell'UE potrà essere messo a punto un metodo di sfruttamento degli scarti della lavorazione dei pomodori, per usarli come additivi alimentari naturali e nutrienti.
È noto che i pomodori sono per noi un ottimo alimento, perché sono ricchi di sostanze altamente nutrienti come carotenoidi, proteine, zuccheri, fibre e oli.
Circa il 40% della produzione di pomodori finisce, attualmente, in scarti di lavorazione, per essere o smaltito come rifiuto o utilizzato per l'alimentazione animale. Con un sostegno di 425.000 euro della Commissione europea, il progetto TOM, a cui partecipano 11 partner dell'Unione e la Slovenia, studierà un metodo per lavare i residui in modo da poterli utilizzare come additivo alimentare.
Secondo il processo messo a punto dai ricercatori TOM, la prima fase consisterà nell'ottenere un estratto crudo impiegando il metodo tradizionale, e innocuo per l'ambiente, del lavaggio dei residui di pomodoro con acqua e biossido di carbonio (CO2) supercritico. Nella fase successiva si ricorrerà alla cromatografia d'affinità per portare la qualità dell'estratto ad una purezza del 98%. L'operazione elimina dai residui la maggior parte delle impurità.
Parlando del progetto, il Commissario UE per la ricerca ha sottolineato come esso rappresenti un esempio di come la tecnologia possa contribuire a migliorare la qualità di vita dei cittadini europei e rendere reale lo sviluppo sostenibile.
Ogni anno si producono, in Europa, circa 8,5 milioni di tonnellate di pomodori. Circa il 18% è venduto direttamente ai consumatori, mentre il resto è usato dall'industria alimentare per produrre cibi come ketchup, salse varie e pomodori pelati e inscatolati.
I risultati finali del progetto, che durerà due anni, sono attesi nell'aprile del 2005.
Per maggiori informazioni sul progetto: http://www.ttz-bremerhaven.de/english/bilb/tom/home.html
Fonte: CORDIS RST-notiziario, http://dbs.cordis.lu

Gli scienziati creano ortaggi ancora più sani
I ricercatori dell'Università di Bristol, nel Regno Unito, hanno creato una pianta geneticamente modificata in grado di produrre i salutari acidi grassi di norma associati alle uova e al pesce.
Gli acidi grassi polinsaturi, noti come omega-3 e omega-6, aiutano a regolare la pressione sanguigna e migliorano la segnalazione cellulare. Si ritiene, inoltre, che gli acidi omega-3 possano favorire lo sviluppo cerebrale e proteggere da cardiopatie e artrite.
L'organismo umano non è in grado di produrre da sé questi acidi grassi a catena lunga, che devono quindi essere introdotti con la dieta. Le fonti più comuni di acidi grassi omega-3 sono i pesci grassi, mentre il pollame e le uova garantiscono un buon apporto di omega-6. Tuttavia, con la riduzione degli stock ittici e il conseguente aumento dei prezzi, alcuni ritengono che sia necessario trovare fonti alternative di queste benefiche sostanze chimiche.
Oltre a offrire alle persone un mezzo alternativo per aggiungere questi acidi grassi alla loro dieta, piante, simili all'arabidopsis modificata all'università di Bristol, potrebbero costituire anche mangime per gli animali, introducendo così gli acidi nella catena alimentare in una fase precedente.
I ricercatori di Bristol spiegano che qualsiasi pianta con tessuto verde sarà potenzialmente in grado di produrre questi acidi grassi a catena lunga. Per aumentare gli acidi grassi omega-3 in una pianta, una buona fonte potrebbero essere i semi di lino, mentre per gli omega-6, sarebbero ottimali i semi di colza, oppure la soia.
Altri tentativi di introdurre composti benefici negli alimenti quotidiani hanno portato alla recente commercializzazione di uova ricche di acidi grassi omega. Già note come buona fonte di acidi omega-6, le uova sono state prodotte da galline alimentate con cereali ricchi di omega-3.
Inoltre, i ricercatori hanno verificato un altro vantaggio delle piante modificate geneticamente e ricche di acidi grassi polinsaturi: hanno la capacità di bloccare la produzione di metano nello stomaco delle mucche. Questa proprietà potrebbe aiutare a ridurre le emissioni dei gas serra, soprattutto in paesi in cui le fonti agricole di metano rappresentano fino al 40 percento di tutti i gas serra.
Il lavoro dell'équipe inglese è stato finanziato, in parte, dalla società biotecnologica tedesca BASF, che promette di approfondire questo percorso di ricerca. La loro speranza è che modificazioni genetiche simili, studiate per produrre alimenti più sani, possano rivelarsi più accettabili per i consumatori rispetto alle precedenti applicazioni della tecnologia.
Fonte: http://dbs.cordis.lu da BBC e Nature

Biotecnologie agroalimentari


ICON scopre una tecnologia di produzione vegetale
L'azienda tedesca Icon Genetics ha pubblicato i particolari della sua tecnologia di espressione, progettata per migliorare la produzione di biofarmaci e di altre proteine in piante geneticamente modificate.
La compagnia dichiara che il suo sistema può ridurre drasticamente i tempi necessari all'ingegneria genetica per indurre cellule vegetali a produrre una proteina target. Non solo è il modo più rapido per realizzare questo obiettivo nelle piante, ma esso, secondo Icon, funziona anche con sistemi espressivi di tipo batterico.
Secondo Icon, a partire dal solo costrutto di DNA della proteina prescelta, si possono ottenere, in 3 - 4 settimane, quantità di milligrammi e grammi della sostanza. I risultati della ricerca sono stati pubblicati in Proceedings of the National Academy of Sciences del 4 maggio 2004.
I ricercatori di Icon usano vettori di RNA provirale per riprogrammare la biosintesi vegetale a favore dell'espressione della proteina ricombinante prescelta. I vettori sono forniti alle cellule fogliari come precursori del DNA, usando batteri che infettano le cellule vegetali e si diffondono rapidamente attraverso l’intera pianta con movimento da cellula a cellula o sistemico. Questo processo è la spina dorsale essenziale della piattaforma di Ricerca e Sviluppo di Icon.
La rapidità del processo è dovuta all’uso di moduli di espressione prefabbricati nei vettori batterici.
Un aspetto chiave della tecnologia, conosciuta come magnlCON, sono gli elevati livelli di espressione che può realizzare. Possono essere prodotti fino a cinque milligrammi di proteina ricombinante per grammo di biomassa fogliare fresca con la produzione di proteina ricombinante che può raggiungere l’80% della proteina solubile totale. Questa produzione di biomassa è 10 - 1000 volte superiore a quella ottenuta con altri sistemi vegetali, e i relativi raccolti sono da 10 a 100 volte più elevati.
Con queste caratteristiche di velocità e di livello espressivo magnlCON si rivela ideale per la produzione le quantità, in grammi, di proteine purificate necessarie per studi preclinici e clinici.
Nonostante sia stata pubblicata solo l'esperienza di produzione a scala di laboratorio, ICON ha sviluppato la capacità necessaria pre la produzione commerciale.
I raccolti realizzati consentono una produzione di centinaia di chilogrammi di proteina per ettaro, all'anno, in serre completamente protette che evitano qualsiasi rilascio nell’ambiente. Inoltre, poiché la compagnia usa tabacco come mezzo di produzione, pianta non alimentare né mangimistica, sono ridotti anche i rischi per la biosicurezza.
Per ulteriori informazioni: www.checkbiotech.org
Fonte: Inpharma

Ricerca americana trova un mais a basso contenuto di carboidrati
Un gruppo di ricercatori dell'Università di California a Riverside (UCR) ha sviluppato un mais a basso contenuto di carboidrati che, si spera, possa un giorno alimentare il mondo.
Il team, guidato dal biochimico Daniel Gallie, è riuscito a capire come modificare geneticamente il mais per l'alimentazione del bestiame per produrre il doppio di proteine e metà carboidrati rispetto al mais tradizionale.
Se questo mais sperimentale potrà essere prodotto commercialmente potrebbe integrare la dieta delle popolazioni che soffrono di carenza proteica.
In molti paesi del Terzo Mondo, anche le persone che hanno accesso a calorie sufficienti, non hanno, spesso, abbastanza proteine, e negli Stai Uniti, dove le proteine non sono un problema, le persone potrebbero continuare a mangiare mais senza consumare la stessa quantità di carboidrati che consumerebbero con il mais convenzionale.
Gallie e i colleghi hanno fatto la loro sorprendente scoperta mentre studiavano la morte cellulare programmata geneticamente nel mais.
Ciascun chicco in una pannocchia emerge da una spighetta che contiene un paio di fiori. Ma prima che avvenga l’impollinazione, uno dei due fiori abortisce. Il fiore che rimane viene, poi, impollinato e diventa un chicco.
I ricercatori hanno inserito nel mais un gene che produce un comune ormone vegetale che inibisce la morte cellulare. Nel momento in cui la pianta di mais avvia l’aborto di uno dei due fiori in ciascuna spighetta, il gene viene attivato, producendo l’ormone che arresta il processo.
Ci si aspettava che più fiori producessero più chicchi, invece, sorprendentemente, le coppie cromosomiche si mescolavano in uno stesso chicco di normali dimensioni. Ma ciascun chicco conteneva due embrioni, e quindi doppio contenuto di proteine e olio e metà amido di quanto non un normale chicco di mais.
Il risultato è un mais con basso contenuto di carboidrati ed elevato contenuto di proteine e olio, che si ritiene sarà molto apprezzato da allevatori di bovini, suini e polli.
Il mais sperimentale di Gallie è stato prodotto in serra sui campi dell'UCR. Devono essere eseguiti ancora esperimenti in campo, prima che il mais possa essere coltivato per scopi commerciali.
Si ritiene che il prodotto potrà trovarsi sul mercato entro circa sei anni.
Per maggiori informazioni: Reach Douglas E. Beeman, dbeeman@pe.com
Fonte: www.checkbiotech.org

Un gene aumenta la produzione di fragole e lamponi
Ricercatori dell'Università Politecnica delle Marche e dell’università di Verona, hanno recentemente riferito che il gene DefH9-iaaM è biologicamente attivo nelle Rosacee fragola e lampone.
Angelo Spena, Bruno Mezzetti, Lucia Landi e Tiziana Pandolfini hanno osservato che il gene DefH9-iaaM può essere usato per migliorare la produttività, aumentando il numero di infiorescenze per pianta e il numero dei fiori per infiorescenza. Questo si può tradurre in un aumento del numero di frutti per pianta.
Le piante di fragola e lampone portatrici del gene DefH9-iaaM, geneticamente modificate, cresciute in condizioni standard di coltivazione, hanno mostrato un significativo aumento del numero dei frutti prodotti, del peso e della dimensione di ciascun frutto, e della produzione totale. Ciò è stato osservato in tutte e tre le specie di Rosacee testate, vale a dire: Fragaria vesca, Fragraria x ananassa, e Rubus idaeus. L’aumento della produzione di frutti era approssimativamente il 180% per le fragole coltivate, il 140% per le fragole selvatiche, e il 100% per i lamponi.
L’articolo intitolato “The defH9-iaaM auxin-sinthesizing gene incresases plant fecundity and fruit production in strawberry and raspberry”, è stato pubblicato in marzo 2004 in BMC Biotechnology 2004.
Per maggiori informazioni sulla ricerca: angelo.spena@univr.it
Fonte: http://www.isaaa.org

L'articolo originale può essere visto su http://www.biomedcentral.com

 

Settembre 2005