Ambiente Risorse Salute

Rivista e dossier del Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente - Padova
direttore Domenico Ceravolo
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INFORMAZIONI INNOVATIVE
da Ambiente Risorse Salute
Bimestrale su carta

 

Questa selezione informativa è finalizzata a mettere in risalto innovazioni
scientifiche e tecnologiche funzionali allo sviluppo sostenibile

Immettiamo in rete quanto già pubblicato su "Ambiente Risorse Salute"

dal n. 96 (marzo - aprile 2004)


Indice delle rubriche:

Ambiente

Energia

Idrogeno e Innovazione

Alimentazione e Salute

Biotecnologie agroalimentari


Ambiente


Il trifoglio: un prezioso alleato

Il buon vecchio metodo della rotazione delle colture, nei tempi andati, bastava, o quasi, a garantire la fertilità del suolo per gli anni successivi. Oggi i terreni coltivati a foraggio sono il frutto di un equilibrio fra nitrati presenti nel suolo, prodotti chimici, nuovi tipi di colture e tutta una serie di altri fattori.
Il progetto EFFECT (Eco-compatible Fornitures For European Competitive Trade) è dedicato allo studio dell'utilizzo del trifoglio bianco o ladino nell'agricoltura, al di là della semplice produzione di foraggio. I livelli di produzione effettivi del trifoglio bianco suscitano una serie di preoccupazioni, in termini di biodiversità, redditività dell'allevamento e rigenerazione del suolo.
Il trifoglio bianco viene studiato in tutto il mondo quale mezzo più ecologico, rispetto ai fertilizzanti, per rigenerare i nutrienti del suolo. Grazie alla capacità del trifoglio bianco di convertire l'azoto contenuto nell'atmosfera in una forma utilizzabile dalle piante, estese coltivazioni di questa varietà permetterebbero di ridurre la spesa per i fertilizzanti nonché i nefasti effetti secondari da essi provocati. Inoltre, il trifoglio bianco migliora la prestazione degli animali poiché offre una maggiore digeribilità e rappresenta una fonte primaria di proteine vegetali e nutrimento.
Queste due ragioni sono sufficienti (anche se i benefici offerti dal trifoglio bianco sono molto più numerosi) a giustificare una ricerca a livello mondiale su questa pianta e la sua sostenibilità, al fine di ridurre i costi ed aumentare la redditività dell'attività agricola e dell'allevamento. Tuttavia, la coltura del trifoglio bianco pone un problema di semina, ovvero: come garantire la prevalenza del trifoglio nei campi coltivati a foraggio e, di conseguenza, un'attività agricola stabile, senza rischiare che questa pianta si instauri in modo permanente, rischiando di pregiudicare i raccolti di foraggio o di altre colture?
Il progetto EFFECT ha dimostrato che la soluzione può essere rappresentata da una pianificazione della semina, piuttosto che dal ricorso a macchine per la semina in un'unica passata. Calcolando l'altezza del manto erboso, è possibile stimarne la resa e, di conseguenza, migliorare il risultato e l'affidabilità della produzione di trifoglio. In questo modo si promuoverebbe la coltivazione di tale pianta nelle aziende agricole europee, migliorando così l'ambiente agricolo complessivo sia per le attività di coltivazione che per l'allevamento.
L'informazione riguarda un risultato ottenuto nell'ambito del programma FAIR (programma per l'agricoltura e la pesca del IV programma quadro), finanziato dall'UE.
I curatori cercano collaborazione per avanzamento delle ricerche o sostegno allo sviluppo; scambio di informazioni, formazione e sono disponibili per consulenza.
Per maggiori informazioni: Dr. Michael Wachendorf, Institut fur Pfanzenbau und Pfanzenzuchtung Grunland und Futterbau / Okologischer Landbau, Christian-Albrechts-Universitat zu Kiel, Senior Scientist, Hermann-Rodewald-Str. 9, 24118 Kiel, Germany, Tel: +49-431-8802137, Fax: +49-431-8804568, Email: mwach@email.uni-kiel.de, URL: http://www.grass-organicfarming.uni-kiel.de
Fonte: http://dbs.cordis.lu

Impatti ed applicazioni ambientali delle nanotecnologie

Il gruppo di lavoro sulle nanotecnologie della Reale Accademia britannica di ingegneria ha recentemente proposto alcune considerazioni sulle applicazioni ambientali e sugli impatti dell'utilizzo delle nanotecnologie, considerando l'intero ciclo di vita dei prodotti e delle applicazioni.

Settore vernici
Si prevede che le nanotecnologie possano rendere possibile la produzioni di vernici che contengano poco solvente o addirittura nessuna quantità di solvente, e che nelle vernici possano essere incorporate nanoparticelle foto-attive, tipo diossido di titanio, per applicazioni igieniche o di autopulizia. Le future vernici o i futuri rivestimenti potrebbero reagire all'ambiente circostante attraverso l'uso di nanoparticelle "intelligenti" che, ad esempio, potrebbero cambiare colore se stimolate da temperatura, luce o esposizione chimica. Le applicazioni di risparmio energetico potrebbero comprendere la riflessione dell'infra-rosso per minimizzare le perdite di calore. Il gruppo di lavoro rileva, tuttavia, che le nanoparticelle sono attualmente più difficili da produrre e molto più costose delle tecnologie convenzionali. É stato discusso l'uso di vernici aeronautiche più leggere ed anche la possibilità di arrivare a vernici che registrino i danni da impatto o impediscano l'adesione di organismi sulla superficie.
Sono state affrontate le questioni relative alla tossicità e alla sua rilevazione. In Europa, i produttori di qualsiasi sostanza chimica, prima della registrazione necessaria per la commercializzazione, sottopongono i prodotti ad accurate prove tossicologiche.
Per le nanoparticelle questo non è ancora richiesto a meno di ragioni specifiche; esse potrebbero avere effetti ambientali, in particolare se rilasciate nell'ambiente da rivestimenti esterni.
È anche prevedibile che le nanoparticelle consentano la produzione di vernici anti-fouling prive del rischio della dispersione nell'ambiente di sostanze chimiche tossiche tipo il TBT (stagno tributile). Le possibili interazioni delle nanoparticelle con microrganismi delle acque e del suolo non sono ancora abbastanza note, ma va considerato che particelle microscopiche sono presenti nell'ambiente sia naturalmente che prodotte sinteticamente.
Nei settori più avanzati le nanotecnologie potrebbero rendere le telecomunicazioni più efficienti e consentire un minore utilizzo di materie prime, consentire un miglior controllo della mobilità con lo scambio facilitato di informazioni e indicazioni, un miglior dosaggio dei prodotti chimici usati in agricoltura, la filtrazione e desalinizzazione delle acque a costi inferiori ed infine la possibilità di seguire i materiali costitutivi dei prodotti "dalla culla alla tomba" per individuare lo smaltimento corretto.

Biorisanamento ambientale
In campo microbiologico le nanotecnologie possono offrire potenziali applicazioni nel campo del biorisanamento dei siti. La società moderna ha ereditato un ambiente fortemente contaminato, anche per l'inesistenza, in anni passati, di metodi efficaci di rilevazione e rimozione degli inquinanti. Potenzialmente un network di nanosensori potrebbe rilevare i principali inquinanti dell'ambiente, consentirebbe di rilevare e localizzare la fonte del rilascio e sarebbe particolarmente utile per monitorare rilasci deliberati di sostanze chimiche tossiche, come in un eventuale attacco terroristico. Attualmente esistono sensori per il rilevamento dell'inquinamento, ma le nanotecnologie consentirebbero una capacità di rilevamento molto maggiore e più diffusa. Sarebbe anche possibile evitare rilasci ambientali da parte di questi sensori.

Filtri per la rimozione di inquinanti
Le nanoparticelle potrebbero essere utilizzate anche nei filtri per la rimozione di inquinanti. Le particelle potrebbero essere fissate su una superficie, e non disperse, e in ragione dell'ampia superficie, essere più efficienti rispetto alle tecnologie attuali nell'inattivazione di sostanze chimiche tossiche. Attualmente la maggioranza degli inquinanti viene posta in discarica, metodo chiaramente non sostenibile. D'altro canto il biorisanamento è spesso difficile per l'indisponibilità degli inquinanti legati alle componenti del suolo e quindi non assorbibili dai microrganismi. Le nanoparticelle potrebbero rendere disponibili gli inquinanti all'assorbimento e regolare i ritmi di rilascio degli stessi dalla fonte per evitare eccesso di stress agli organismi attivi del biorisanamento.

Produzione di energia
Un'altra applicazione delle nanoparticelle è la generazione di energia. Molti microrganismi possono produrre idrogeno che può essere utilizzato come combustibile rinnovabile. Tuttavia la produzione localizzata di idrogeno può inibirne l'ulteriore produzione, è stato proposto l'utilizzo di nanotubi di carbonio per allontanare l'idrogeno dalla superficie dei batteri migliorando così la produttività della generazione dell'idrogeno.

Catalisi
Già da un po' di tempo alcuni catalizzatori utilizzano nanoparticelle. L'attuale proposta riguarda il grado di controllo nella produzione delle nanoparticelle, e la struttura di supporto su cui vengono installate. Potrebbe risultare una maggiore uniformità nella dimensione e nella struttura chimica del catalizzatore, che, così, consentirebbe una maggiore attività catalitica e la produzione di minori sotto-prodotti. Tradizionalmente i catalizzatori a metallo erano sintetizzati mediante la disgregazione di precursori molecolari più grandi, che aveva come risultato una distribuzione relativamente ampia delle nanoparticelle di catalizzatore metallico. Ora, è possibile sintetizzare le nanoparticelle metalliche in soluzione in presenza di un tensioattivo per formare, su una superficie, film monodispersi altamente ordinati di nanoparticelle del catalizzatore. All'interno delle celle a combustibile, la nanotecnologia può rendere possibili miglioramenti non solo nel catalizzatore della cella ma anche nelle strutture degli elettroliti solidi. È stato rilevato che poiché le celle a combustibile funzionano con l'idrogeno ottenuto con il reforming catalitico di prodotti petrolchimici, miglioramenti nella progettazione dei catalizzatori possono ampliare la gamma dei prodotti petrolchimici che possono essere utilizzati nelle celle a combustibile.
(Fonte: The Royal Society, UK, http://www.royalsoc.ac.uk/nanotechnology/)

Energia

Sistemi di energia sostenibile

Produzione d'idrogeno da biomasse: applicazioni su piccola scala
"Hyvolution" è un Progetto Integrato (IP), presentato all'interno del 6° Programma Quadro di Ricerca europeo, che affronta la produzione di H2 da biomasse per rispondere alla domanda prevista con l'introduzione delle celle a combustibile. Il processo presentato è basato sulla combinazione delle vie biologica e termochimica alla conversione. In questo modo il processo, neutro sul piano della CO2, per la produzione dell'idrogeno è decentrato e attuato in unità di piccola dimensione.
Oltre al rifornimento di idrogeno sostenibile, il risultato del progetto sarà anche un aumento nella diversità economica e della ricchezza delle aree rurali, la creazione di industrie locali e lo sviluppo di infrastrutture regionali.
Il progetto fornirà anche una migliore comprensione scientifica, tecnica e socio-economica della produzione di H2 da biomassa, per consentire una svolta nell'affidabilità e nell'efficienza dei sistemi.
Come visto l'obiettivo generale di "Hyvolution" è un piano per un'industria sostenibile dell'idrogeno basata sulla combinazione innovativa dei processi biologici di produzione dell'idrogeno con quelli termochimici. La produzione biologica fornisce l'idrogeno migliore ed è adatta ad impianti di piccola scala, ma ha lo svantaggio di essere limitata alla frazione fermentabile delle biomasse, ad es. carboidrati derivati da amido ed (emi)cellulosa, e proteine. Anche se la frazione fermentabile in generale rappresenta già il 50-70% della sostanza secca, l'utilizzazione della frazione residua per la conversione termochimica accrescerà ulteriormente l'efficienza del sistema. Lo scopo è sfruttare pienamente i potenziali di entrambe le tecnologie attraverso l'ottimizzazione simultanea ed integrata della produzione biologica e termochimica di H2.
Un secondo obiettivo è l'integrazione della produzione di H2 con la logistica e il pretrattamento della biomassa. Le proprietà intrinseche della biomassa sono un importante parametro per definire il processo di produzione dell'idrogeno.
"Hyvolution" consiste in una catena che parte da biomasse pretrattate per dare materiali fermentabili e non fermentabili per la conversione biologica e termochimica ad idrogeno. La conversione biologica comprende due fermentazioni consecutive. La prima è la conversione di materiali fermentabili in H2 e acidi organici. I prodotti della fase finale sono ulteriormente convertiti in H2 in una fotofermentazione consecutiva.
Nella conversione termochimica i materiali non fermentabili sono convertiti in H2 e gas. Il tipo di conversione è determinato dalle caratteristiche della biomassa disponibile.
L'idrogeno prodotto viene migliorato per farlo corrispondere alle esigenze delle celle a combustibile.
Le biomasse utilizzate possono derivare da residui agroindustriali e da rifiuti domestici.
Il progetto prevede la costruzione di un prototipo di bio-reattore.
Al progetto partecipano università, istituti di ricerca pubblici e privati, industrie, piccole imprese olandesi, francesi, tedesche, italiane, turche, svedesi, greche, austriache, ungheresi, finlandesi e polacche per complessive diciassette istituzioni.
Capofila è l'istituto privato olandese di ricerca Wageningen UR Agrotechnology & Food Innovations.
Per ulteriori informazioni: contattare il dr. Pieternel Claassen (Olanda), e-mail: pieternel.claassen@wur.nl

Da bio-etanolo a idrogeno

Bethy è un Progetto Integrato norvegese che si propone di ottenere idrogeno a partire dall'etanolo ottenuto per fermentazione di biomasse.
Il principale ostacolo che rallenta l'introduzione delle biomasse nel sistema energetico è l'assenza di sistemi pratici ed economici per applicazioni mobili e di piccola dimensione. L'etanolo derivato da biomasse può fornire una soluzione. Benché ricca d'impurità, la soluzione di etanolo grezzo prodotta per fermentazione ha una composizione complessiva che la rende una materia prima conveniente per la produzione d'idrogeno mediante steam reforming o processi correlati. La proposta di progetto è limitata alla tecnologia di produzione dell'idrogeno da bio-etanolo ma è aperta allo studio di problemi collegati, che potrebbero essere di carattere agricolo, di trattamento industriale di biomasse, di tecnologie di fermentazione, infrastrutturali e sociali relativi alla distribuzione dell'etanolo e alla tecnologia finale di conversione energetica (tecnologia delle celle a combustibile o della combustione dell'idrogeno) adatta al nuovo combustibile.
La tecnologia steam reforming è già affermata nella produzione di idrogeno e di gas di sintesi. Nonostante ci sia un rinnovato e crescente interesse per lo steam reforming del metanolo per la produzione di idrogeno per celle a combustibile, poco ne viene manifestato per l'etanolo. L'uso di etanolo introduce alcuni problemi nuovi, e il progetto si propone di sviluppare e ottimizzare le tecnologie richieste.
Il principale obiettivo del progetto è lo sviluppo di un catalizzatore ottimale dello steam reforming dell'etanolo capace di operare con elevata selettività e stabilità. Come avviene per il metanolo, potrebbe essere necessaria l'immissione di ossigeno (aria) nella materia prima per migliorare la dinamica di processo e ridurre le esigenze di trasferimento di calore nel sistema.
Fondamentale per il successo della tecnologia basata sull'etanolo è la soluzione dei problemi della deattivazione nello steam reforming dell'etanolo.
Poiché è prevista una produzione economica di etanolo basata sulla fermentazione e separazione semplificata, sorgeranno anche problemi connessi alla qualità della materia prima e all'influenza di altri prodotti (ad es. altri alcool) contenenti carbonio sulle proprietà catalitiche come attività, selettività e deattivazione. Tali problemi dovranno essere risolti considerando il piano del processo di produzione dell'etanolo e le esigenze della separazione e purificazione iniziale.
Il progetto durerà tre anni ed è sostenuto da un consorzio di partner molto ampio.
Per ulteriori informazioni: prof. Edd Anders Blekkan, Norwegian University of Science and Technology, Trondheim (Norvegia); e-mail: blekkan@chemeng.ntnu.no

Idrogeno e Innovazione


Avviata la prima società autonoma d'idrogeno del mondo
Dieci famiglie della comunità della piccola isola di Utsira, a ovest di Haugesund in Norvegia, stanno diventando indipendenti dalla terraferma, per l'elettricità. Dal primo luglio 2004, sulla ventosa isola (la più piccola municipalità della Norvegia), inizia la produzione il primo impianto elettrico di Hydro, basato su una combinazione di energia eolica e idrogeno. Hydro ha realizzato questo progetto con il sostegno del Research Council of Norway e della Norwegian Pollution Control Authority, rendendo l'isola di Utsira una vetrina, sia in Norvegia che nel resto del mondo, per lo sviluppo delle energie rinnovabili.
L'avvio di due turbine a vento e di una unità di produzione di idrogeno dimostreranno al mondo come una comunità può soddisfare la sua domanda di energia mediante le energie rinnovabili. Utsira ha 230 abitanti. Se tutto andrà secondo i piani, altre comunità isolane potranno realizzare analoghi impianti eolici e all'idrogeno.
L'idrogeno assicura un rifornimento costante di elettricità. Utsira ha, in media, solo tre - quattro giorni all'anno senza vento. Benché questa sia una delle aree più tempestose della Norvegia, il vento può essere troppo forte o troppo variabile per assicurare un regolare rifornimento elettrico, a voltaggio sufficientemente alto, solo con l'energia eolica. Gli impianti di energia eolica in esercizio attualmente sono subordinati alla possibilità di usare la rete normale come riserva quando le condizioni del vento non sono idonee.
Ad Utsira, comunque, una turbina eolica è sufficiente sia per produrre abbastanza energia per le dieci famiglie del progetto sia per produrre, contemporaneamente, idrogeno. La produzione dell'altra turbina è immessa in rete, così altre abitazioni possono beneficiare dell'energia rinnovabile. Utsira diventerà esportatrice netta di elettricità.
L'idrogeno viene accumulato in uno speciale serbatoio. Quando le condizioni del vento non sono idonee alla produzione di energia, un generatore a idrogeno e una cella a combustibile produrranno elettricità per le abitazioni. Ciò assicurerà uno stabile rifornimento di energia indipendentemente dalle condizioni climatiche.
La compagnia tedesca Enercon, che produce turbine a vento, è un partner del progetto, fornendo fra l'altro le turbine. La Hydro ha fornito l'unità a idrogeno.
Fonte: Hydro press release su www.fuelcelltoday.com

Alimentazione e salute

Microrganismo svela rapidamente la presenza di tossine negli alimenti
Il Politecnico di Nanyang (Singapore) e Crown Bio Systems, compagnia britannica, cooperano per la produzione di un microrganismo luminescente che si oscura in presenza di tossine.
Questo rivelatore sarà capace di individuar la presenza di tossine ed è così piccolo da non potere essere visto a occhi nudo.
Il microrganismo sarà geneticamente modificato per essere luminoso. La sua luminosità diminuirà al contatto con microbi pericolosi, ad esempio produttori di tossine cancerogene.
Tale microrganismo non è ancora una realtà. Un nuovo laboratorio del Politecnico di Nanyang spera di produrlo in due anni.
Il politecnico sta collaborando sul progetto con Crown Vision Systems, sezione di Crown Bio Systems, che è specializzata in ricerca, sviluppo e brevettazione di applicazioni biotecnologiche in campo alimentare, sanitario e ambientale.
Il direttore di ricerca della compagnia madre, Prof. Ian Grant, dice che l'obiettivo della ricerca è lo sviluppo di uno strumento diagnostico a basso costo, veloce e sensibile che possa essere usato senza rischio e che riduca la necessità di test su animali.
Il dr. Li Xingmin, lo scienziato che ha in carico il progetto afferma che si sta creando un nuovo organismo con caratteristiche uniche che reagisce ad un'ampia varietà di tossine pericolose.
Egli ha spiegato che alimenti, prodotti farmaceutici e ambiente sono pervasi di contaminanti come pesticidi e di tossine prodotte da funghi e batteri che possono causare tumori e malattie, così la sicurezza alimentare e medicinale è sempre più importante.
Attualmente, i test per individuare le tossine in alimenti e farmaci richiede l'uso di un metodo che separa le componenti in un liquido. Ma questo metodo è costoso e lungo. Può essere sottoposto a test solo un campione alla volta e, se i campioni sono molto numerosi, il tempo necessario per ottenere risultati può essere troppo lungo.
Per produrre un farmaco, devono essere testate per la tossicità migliaia di sostanze chimiche. Per testare i vari componenti del farmaco su animali occorrerebbero 6 milioni di dollari.
Invece, Crown Vision System si propone di modificare il DNA di cellule viventi per creare cellule che siano sensibili alle tossine. Gli scienziati lavorano per introdurre geni che rispondano rapidamente alle sostanze tossiche, così che le cellule possano produrre risultati in ore piuttosto che in giorni, e possano essere utilizzate su una grande quantità di prodotti, a basso costo.
Uno stanziamento iniziale di più di 1 milione di dollari per il progetto è stato fornito dalla Britain's BAE System, che sviluppa sistemi di difesa e aerospaziali
(fonte: Straight Times su www.checkbiotech.org)

Fibre vegetali dietetiche: nuovi progressi con il cavolfiore

Una dieta salutare è una dieta preventiva e, come siamo tutti consapevoli, le fibre giocano un ruolo importante in questo campo. Un progetto di ricerca internazionale franco anglo irlandese aiuta a gettare luce sulle qualità specifiche delle fibre e attira l'attenzione su un prodotto fino ad oggi poco studiato: il cavolfiore.
Alcuni anni fa le fibre erano solo una moda e la loro popolarità era parte di quella più generale dei cibi a basso contenuto di grassi, secondo Claude Bourgeois, un ricercatore di ADRIA (Association pour le développement de la recherche appliquée aux industries alimentaires), situata a Quimper (Francia), poi, per un po', è scomparsa dalla scena, prima di riapparire in seguito allo sviluppo dei cibi funzionali e nutraceutici.
Funzionali e nutraceutici: questi aggettivi descrivono gli alimenti che aiutano a prevenire alcune disfunzioni dell'organismo. È il caso delle fibre, che facilitano il transito intestinale, e sono di particolare interesse per l'industria farmaceutica e agro-alimentare alla ricerca di nuovi prodotti.
Il progetto ADRIA, coordinato da Claude Bourgeois, e che ha riunito ricercatori e industrie francesi, inglesi e irlandesi, è nato dal desiderio di aiutare lo sfruttamento dei sottoprodotti delle lavorazioni agricole per estrarre prodotti ad alto contenuto di fibre che potessero essere commercializzati con successo.
La prima fase del progetto ha identificato ortaggi, cereali o frutta le cui fibre abbiano un significativo valore nutrizionale, siano facili da estrarre, appetitose, ecc.
Sono stati studiati per primi undici dei più popolari ortaggi del Nord Europa: patata, cicoria, carota, piselli, barbabietola rossa, carciofo, cavolfiore, mele e arance, orzo e grano. Tutti forniscono un significativo volume di residui e sono ricchi di fibre nutrizionali. Inoltre, la composizione e la struttura di queste fibre sono molto diverse e questo consente di fare interessanti confronti. Ed ancora, alcuni ortaggi, in particolare carciofi e cavolfiori, finora non sono stati studiati sotto questo profilo.
Alla fine di questa fase, sono state selezionate quattro fonti di fibra, particolarmente interessanti: grano, mele, piselli e cavolfiori. Nel corso della seconda fase, i ricercatori hanno studiato le possibilità di migliorare le loro proprietà, con lo scopo ultimo di sviluppare un prodotto eccezionalmente ricco di fibre.
Sono stati quindi prodotti vari tipi di cibi, torte, biscotti, salse di pomodoro, dessert, pietanze a base di maiale, al fine di analizzare la struttura e il gusto che danno loro le fibre, per studiare la loro stabilità, e vedere il loro comportamento in combinazione con altri ingredienti.
Fra l'altro questa ricerca ha portato a migliorare le varie proprietà nutrizionali e funzionali delle fibre ottenute dalle specie selezionate e a produrre ingredienti con contenuto in fibre superiore al 75%.
I risultati più evidenti si sono ottenuti con mele, piselli e grano. Il cavolfiore ha manifestato buone qualità funzionali e nutrizionali, ma il gusto e l'odore che questo ortaggio può aggiungere ad alcuni piatti ma non sembra abbastanza attraente per i produttori. Anche il suo aspetto stagionale sembra essere un ostacolo al suo uso.
Per maggiori informazioni: Programma AIR (sub-programma: Comprensione delle proprietà alimentari) Contratto di riferimento: AIR 32203.
Durata del Progetto: 2004 - 2006.
Fonte: http://europa.eu.int/comm/research...

Biotecnologie agroalimentari


Barbabietola GM: meno danni all'ambiente

Pubblicato su Plant Biotechnology Journal, uno studio (Environmental and human health impacts of growing genetically modified herbicide tolerant sugar beet: a life-cycle assessment), nuovo e provvisto di referee, riesamina l'impatto sull'ambiente della coltivazione della barbabietola tollerante ad erbicida. Risulta che la coltura GM sarebbe meno dannosa per l'ambiente e la salute umana della barbabietola convenzionale. Ciò sarebbe il risultato della riduzione complessiva dell'uso di erbicidi, per la barbabietola modificata, che si traduce in minori emissioni per la produzione dell'erbicida, il suo trasporto e le applicazioni in campo.
Lo studio confronta gli impatti dei sistemi di produzione della barbabietola convenzionale e tollerante erbicida, in Europa. Gli autori, dell'Università inglese di Reading, presentano i risultati di una valutazione del ciclo di vita (LCA) per le barbabietole. LCA è un riconosciuto ed obiettivo metodo per la valutazione degli impatti, sull'ambiente e sulla salute umana, associati ad un prodotto o processo ed è eseguito in conformità con riconosciuti standard internazionali (International Organization for Standardization, ISO 14040).
I ricercatori hanno usato un approccio sistematico per identificare carichi ambientali e problemi per la salute umana (ad es. uso dell'energia, riscaldamento globale, deplezione dell'ozono stratosferico, smog, particolati, cancerogenicità) e hanno individuato le differenze tra i sistemi di produzione convenzionale e tollerante ad erbicidi.
Gli autori hanno confrontato tre sistemi di produzione di barbabietola convenzionale, due impiegati nel Regno Unito ed uno in Germania (UKa, UKb, e GER), con sistemi di produzione previsti per le barbabietole tolleranti ad erbicida (ht) nel Regno Unito e in Germania. La barbabietola tollerante ad erbicida ha richiesto, come previsto, meno irrorazioni, meno erbicida e nessuna sarchiatura meccanica. Questa è la prima volta che il metodo LCA viene usato per valutare impatti di nuovi prodotti agricoli. Comunque, i risultati di questo studio preliminare indicano che la produzione di barbabietole Roundup Ready, in Europa, potrebbe ridurre gli impatti dannosi per l'ambiente e la salute umana.
L'articolo completo appare su http://www.blackwellpublishing.com
Fonte http://www.checkbiotech.org

Alimenti-vaccino per eliminare le vecchie iniezioni

Se un avventuroso gruppo di biologi vegetali avrà fortuna, i bambini di tutto il mondo riceveranno, in futuro, i vaccini con il cibo anziché con le iniezioni.
L'antigene, particella di microbo attenuato o ucciso, introdotto con il vaccino, provoca una risposta immunitaria, con la produzione di anticorpi. Questa reazione immunizza da successivi attacchi dello stesso antigene.
Molti dei moderni vaccini sono iniettati, a volte possono essere somministrati per via orale (vaccino antipolio), o inalati. Ma, da 15 anni, Charles Amtzen, fondatore del Biodesign Institute dell'università dell'Arizona, e i suoi collaboratori stanno lavorando alla creazione di "vaccini edibili", vaccini creati con l'inserimento dell'antigene, un gene virale, negli alimenti.
Non alimenti qualsiasi, s'intende. Il calore distrugge i vaccini, così per essere vaccinati è necessario mangiare l'alimento crudo. Attualmente, i ricercatori hanno concentrato l'attenzione su patate, pomodori e banane, particolarmente su questi ultimi, la patata cruda non è proprio appetibile.
Il principale obiettivo per i vaccini sono le malattie diarroiche, tipo quelle provocate da colera ed E. coli, che uccidono più di 2 milioni e mezzo di bambini con meno di cinque anni, ogni anno. Altre possibilità comprendono il virus di Norwalk (che rovina le vacanze in crociera), epatiti B e HIV, il virus che causa l'AIDS.
In ricerche su buoi, topi, conigli e visoni, foglie di tabacco, medica, pomodori e lattuga contenenti l'antigene hanno innescato reazioni immunitarie per varie malattie come l'antrace e i comuni raffreddori. Il Center for Biologics Evaluation and Research (CBER), la divisione della FDA che approva i vaccini, non hanno fatto osservazioni sui test in progress.
Ma in un piccolo numero di studi umani approvati dalla FDA, presso il National Vaccine Testing Center, l'Università del Maryland e il Roswell Park Cancer Institute di Buffalo, volontari umani, che hanno mangiato circa 100 grammi di patate crude contenenti vaccini antidiarroici o dell'epatite, hanno mostrato una risposta immunitaria simile a quella che ci si sarebbe aspettato da un vaccino iniettato.
La maggior parte dei ricercatori prevede che i vaccini edibili per animali arriveranno prima di quelli per l'uomo. Gli scienziati sostengono che, quando saranno pronti, quelli umani, saranno economici e somministrati senza l'ago e senza il dottore.
Non basterà, naturalmente, seminare qualche seme sul davanzale per produrre il proprio vaccino. Gli alimenti freschi non si conservano molto a lungo, non sarà possibile conservare la banana - vaccino in frigorifero per usarla nei mesi successivi, le piante vaccino dovranno essere coltivate in condizioni controllate che assicurino il contenuto sufficiente di antigene e impediscano il diffondersi nell'ambiente di piante vaccino transgeniche, che non finiscano nei rifornimenti normali.
Probabilmente, la banana, il pomodoro, la patata o altri vaccini edibili saranno tagliati a cubetti, congelati, ridotti in polveri o fioccati o inseriti in pillole per renderli una medicina stabile che può essere prodotti con tecnologie agricole di base e tecnologie di produzione alimentare disponibili ovunque.
Fonte: The New York Daily su www.checkbiotech.org)



settembre 2005

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