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    2003     
Novembre
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Energia

Il consumo energetico come criterio di base per gli acquisti degli elettrodomestici.
In Svizzera l’Etichetta-Energia mira ad elevare il consumo energetico al primo posto nei criteri d'acquisto

Negli anni ‘90  la Federazione europea del settore degli elettrodomestici aveva lanciato un’etichetta per segnalare l’efficienza energetica di ciascuno degli apparecchi commercializzati. Il suo uso si è generalizzato successivamente nei paesi dell’UE. In Svizzera, l’Ente federale dell’Energia e l’Agenzia degli apparecchi elettrici (AEA) hanno deciso di comune accordo d’introdurre l'Etichetta Energia nel 2002, e di rendere la sua presenza obbligatoria dal 1° gennaio 2003.

Categorie. Con le sue sette categorie scaglionate da A (basso consumo) a G (forte consumo di corrente), il diagramma dell’Etichetta Energia si è rapidamente imposto. Apposta sui frigoriferi e sui congelatori, essa indica il consumo durante 24 ore.

Su una lavatrice, un’asciuga biancheria o una lavastoviglie, essa segnala non solo il consumo specifico d'energia, ma anche la sua efficacia di lavaggio. Infatti a che varrebbe consumare meno energia se le stoviglie fossero mal lavate ed ancora umide? Le lampadine infine sono classificate in funzione della loro durata e della loro potenza elettrica.

L’etichetta di base è completata da una banda personalizzata che indica la marca, il modello e i dati misurati per ciascun apparecchio. Inoltre, una freccia nera rivolta verso sinistra indica la categoria di consumo dell’apparecchio in questione in rapporto all’offerta disponibile.

Popolarità. Negli anni ‘90, alcuni produttori o importatori ricorrevano dunque già all’etichetta energetica. Nel 2002, la sua generalizzazione è avvenuta senza ostacoli; infatti le varie categorie produttive e commerciali assoggettate alla nuova legislazione hanno messo in atto tutti gli forzi possibili per realizzarla.

E mentre l’EAE prendeva diverse misure per familiarizzare il grande pubblico con l’Etichetta Energia, lo stesso facevano le organizzazioni dei consumatori e i media.

Il potenziale di risparmio è enorme. Attualmente, optare per un apparecchio etichettato A e non D permette di risparmiare parecchie centinaia di franchi sulla fattura elettrica.

Potenziale. E' trascorso quasi un anno da quando cinque categorie di apparecchi elettrici (lavatrici, lavastoviglie, asciugabiancheria, frigoriferi, congelatori) nonché le lampadine devono essere munite di un’etichetta che indichi le loro prestazioni energetiche. Secondo i calcoli dell’Agenzia svizzera per l’efficienza energetica (SAFE), questi prodotti assorbono quasi il 20% del consumo svizzero di elettricità, ossia 10.000 Gwh nel 2001. La fattura pagata dai consumatori assomma a due miliardi di franchi. Si stima che 135 milioni d'apparecchi elettrici siano in circolazione in Svizzera (in casa, ufficio, imprese e installazioni di trasporto). Gli Svizzeri spendono ogni anno 10 miliardi di franchi per questo tipo di prodotto.

Il settore elettrodomestico e quello dell’illuminazione racchiudono dunque un immenso potenziale d'energia, in particolare perché gli apparecchi e le lampadine hanno una durata più breve rispetto al passato. Secondo i tecnici, la durata di un frigorifero non supera in media dodici anni, durata inferiore a quella delle cucine e delle lavatrici. In ogni modo, in assenza di strumenti adeguati di misurazione, non si dispone di cifre precise. E’ in corso la realizzazione di una banca dati, precisa Rudolf Bolleger, presidente dell’EAE.

Studi. La Svizzera è in testa nella ricerca energetica. Da molto tempo Conrad U. Brunner della direzione della SAFE aveva evidenziato il potenziale di risparmio celato negli apparecchi. Nel 1986 affermava: ”Se tutte le famiglie sostituissero i loro apparecchi attuali con modelli economici, si risparmierebbe il 30% di elettricità. Tra il 1970 e il 1978, i progressi tecnici avevano già ridotto del 40% il consumo dei congelatori e del 36% quello delle lavatrici.

Nel frattempo i produttori hanno preso la palla al balzo: il capitolato di oneri degli ingegneri comporta ormai l’obbligo di ricercare il consumo di energia più basso. Rudolf Belliger considera che questo è diventato un importante fattore di competitività.

Frigoriferi e congelatori. I frigoriferi e i congelatori funzionano 24 ore su 24. Con un consumo approssimativo di 2100 Gwh, sono la categoria di apparecchi che divora maggiore energia. L’elettricità serve ad alimentare il compressore dell’agente di raffreddamento, generalmente propano o butano. “Gli ultimi modelli di compressori hanno una durata più lunga, sono silenziosi e a risparmio energetico”, afferma Jurg Berner, capo della gestione prodotti presso la Electrolux Suisse.

Grandi progressi sono stati realizzati nell’isolamento dei comparti e delle porte mediante l’impiego di schiuma di poliuretano. I frigoriferi si rompono spesso all’improvviso; ciò significa doverli sostituire immediatamente. “Sfortunatamente, l’acquisto del nuovo apparecchio è spesso precipitoso”, deplora Berner.

Stoviglie, detersivo, asciugatura. Trattandosi di lavastoviglie (500 Gwh all’anno) e di asciuga-biancheria (550 Gwh), la corrente serve innanzi tutto a riscaldare l’acqua. Solo una piccola parte è utilizzata per azionare i motori. Ciò spiega perché i progressi sono soprattutto registrati a livello del consumo d'acqua calda.

Nel caso delle lavatrici, è possibile ricorrere a pompe di calore, giacché il funzionamento non supera i 50°C. Tali apparecchi vantano valori di consumo inferiori del 40% al valore limite della classe A e non consumano che 1,9 kWh per 6 kg di biancheria.

I produttori di lavatrici stimano che il potenziale di risparmio energetico è minimo. “Utilizzando molta meno acqua, la durata del lavaggio sarebbe tale da non essere accettabile dagli utenti”, spiega Urs Roth, consigliere tecnico della V-Zug. Per le lavastoviglie, infine, un’efficacia di lavaggio soddisfacente si ottiene con una temperatura minima dell’acqua di 55°C (per stoviglie poco sporche).

Forni e cucine. “Benché l’etichettEnergia non li comprenda, i forni e le cucine sono ugualmente interessati al risparmio di energia”, precisa Berner. Una porta con un vetro quadruplo o un comparto ben isolato danno eccellenti risultati: dal 1980, il consumo di elettricità dei forni è stato dimezzato.

Le cucine in vetroceramica hanno un rendimento superiore del 30% a quello degli antichi modelli equipaggiati con placche di cottura in ghisa. La migliore cucina non può tuttavia dare più di quello che ha. I risparmi energetici dipendono in realtà anche dal tipo di tegame utilizzato. Viene anche raccomandato in modo particolare di impiegare dei tegami a fondo piatto, che non riscaldano l’aria prima di riscaldare i cibi.

Comunque l’avvenire appartiene alle cucine ad induzione, molto apprezzate attualmente dai professionisti della ristorazione. Il loro rendimento energetico è inferiore del 15% a quello dei modelli in vetroceramica. “La clientela è tuttavia ancora reticente di fronte ai campi elettrici”, constata Berner.

Illuminazione. Lampadine, lampade alogene, tubi fluorescenti e lampade a basso consumo di energia consumano 6 Gwh all’anno. Ancora alcuni anni fa, le lampade a basso consumo avevano una cattiva reputazione: troppo voluminose e poco luminose. “La qualità della luce è migliorata”, afferma Stefan Gasser, esperto dell’illuminazione per la SAFE. L’impiego di nuovi materiali e i progressi tecnologici di riflessione aumentano la resa dei tubi fluorescenti. Dal lato della durata, le lampade a basso consumo durano da 5 a 10 volte di più delle lampade a incandescenza. Dei test sono in corso al fine di far progredire lo stato delle conoscenze in materia.

Il mercato. L’etichetta Energia è obbligatoria dal gennaio 2002. Qual è la situazione dal punto di vista dei produttori e dei commercianti alla fine del periodo transitorio? La SAFE ha affidato a Conrad Brunner la realizzazione di una radiografia del mercato: 147 punti vendita ripartiti in 17 cantoni sono stati esaminati minuziosamente. Risultato: dei circa 6148 apparecchi elettrodomestici esposti, il 56% era correttamente etichettato, il 26,5% appartenevano alla classe A, mentre nel 24,8% l’etichetta mancava. L’immagine è quasi identica per le lampade. Il 54,6% dei modelli esposti erano correttamente etichettati e il 26,8% di questi figuravano nella categoria A. L’etichettatura mancava nel 19,1% delle lampade. “Ciò indica che siamo sulla buona strada” afferma Frey del settore apparecchi elettrici della OFEN.

La SAFE ha inoltre interrogato dei venditori in 143 punti vendita. Il 38% di loro afferma di avere utilizzato il risparmio di energia come argomento principale, il 13% attarverso l’Etichetta Energia. Il 57% delle persone interrogate hanno risposto che erano sensibili all’ Etichetta Energia, mentre il 68% ha confessato di raccomandare ai propri clienti degli apparecchi a risparmio energetico. Alla luce di questi risultati, Brunner fa appello ad una migliore formazione del personale di vendita.

La Safe ritiene che s’impongono anche degli sforzi nel campo della pubblicità: l’argomento dell’efficienza energetica non è ancora avanzato a sufficienza. L’Agenzia ha analizzato 28 annunci apparsi nei media e che vantavano i loro apparecchi in quanto dotati di Etichetta Energia. Solo 9 attiravano l’attenzione sul consumo di energia; nessuno ha esplicitamente utilizzato l’ Etichetta Energia per far passare il suo messaggio.

Clientela. I due principali segmenti di clienti si differenziano per l’importanza che questi accordano all’efficienza energetica nel loro acquisto. Secondo Rudolf Bolliger, la tendenza a favorire in caso di dubbio, non gli apparecchi più economici  in energia, ma le migliori marche, è ancora troppo presente nei proprietari di edifici da locare - che rappresentano circa il 70% degli acquirenti. La loro indifferenza ai risparmi energetici si spiega con il fatto che è il locatario a regolare la fattura di elettricità. Il 30% restante, ossia le persone che possiedono la loro abitazione, sono invece più sensibili al risparmio energetico. Energia extra ( il bollettino dell’OFEN) si è recata in vari punti di vendita ed ha realizzato una indagine su una settantina di clienti. Per la maggioranza delle persone interrogate, bassi consumi d'acqua e d'elettricità sono motivazioni d’acquisto molto valide. Tuttavia erano solo 7 ad avere sentito dell’ Etichetta Energia.

Classe A. Più della metà dei frigoriferi controllati dalla SAFE erano classificati A e B. La maggioranza degli apparecchi sono classificati d’altra parte nelle categorie A e D. Bolliger stima che i modelli di gamma bassa non rappresentano che un’infima parte del mercato.

Per quanto riguarda le lampade a basso consumo, Stefan Gasser rileva che il loro prezzo elevato respinge più di un consumatore. Inoltre, l’imballaggio delle lampadine ordinarie non menziona che esse sono classificate G e i clienti le acquistano senza ricorrere ai consigli del venditore. Ciò non impedisce che in Svizzera si registri una lampada a basso consumo per famiglia, ossia il doppio di dieci anni fa.

Questi sforzi non sono riusciti a frenare l’aumento del consumo di elettricità: +2,6% nel 2001 in rapporto al 2000. Ma l’inverno severo ha giocato un grande ruolo. Bolliger spiega questa cifra anche con l’aumento del numero di famiglie (che sono però anche più piccole) e la moltiplicazione di nuovi apparecchi. Si ritiene che ciascuna famiglia possieda in media 23 apparecchi elettrici e che ogni anno sono acquistati tre apparecchi nuovi.

Differenziazioni. Le autorità svizzere hanno l’intenzione di estendere l’obbligo d’indicare il consumo d'energia ad altri apparecchi. La lista comprende gli aspiratori, i climatizzatori e i televisori. E’ anche in discussione l'introduzione delle sotto-classi A+ e A++ per i frigoriferi.

 (Questo servizio è stato tratto da “Energie extra”, il bollettino dell’Ente federale dell’energia della Svizzera, Dicembre 2002)

 

7/11/03