Ambiente Risorse Salute
Rivista e dossier
del Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente - Padova
direttore Domenico Ceravolo
 
 

La tutela della biodiversità
Donato Matassino 1 2, Nadia Castellano 2


Introduzione
Biodiversità
Tutela della biodiversità
Conservazione della Biodiversità
Valorizzazione produttiva della biodiversità
Educazione della popolazione e iniziative finalizzate al mantenimento della biodiversità
Conclusioni


  Introduzione

Il tema da trattare è di attualità, di grande valenza sul piano filosofico, giuridico e operativo. Esso, indubbiamente, va inquadrato nel contesto del presente che, a sua volta, viene inserito nella cosiddetta età postmoderna .
Fase storica, questa, caratterizzata da rapidi e multiformi cambiamenti che hanno messo in crisi i vari sistemi basati precipuamente su ideologie che hanno generato modelli sociali variabili che faticano a individuare soluzioni condivisibili in grado di inglobare l'intera società umana presente sul Pianeta Terra.
Nei rapporti fra le diverse comunità di uomini si stanno evidenziando, sempre di più, parametri di multietnicità, di multiculturalità e di multieticità; questo rende sempre più complesso il sistema vita dell'uomo sul nostro pianeta.
Si può dire che la parola complessità sia diventata un sostantivo magico e, come tutte le magie, un qualche cosa di misterioso e dalla molteplice interpretazione.
Si ritiene che l'uso della parola complessità serva a meglio poter affrontare l'attualità della vita caratterizzata da elevati livelli sia di caos , sia di trasformazioni repentine e multidirezionali.
Forse, il problema principe dell'inizio di questo nuovo millennio sarà come ricostituire una certa enciclopedia dei saperi al fine di dare risposte sempre più concrete, serie e disinteressate alla complessità.
Tale parola, complessità, è un continuum oggetto di discussioni e di teorie; fra gli altri, ne hanno ampiamente trattato: Bateson, Einstein, Luhman, Morin, Pareto, Parsons, Prigogine, Spencer, Varela, Von Foerster, i quali hanno evidenziato limitatezza e unilateralità delle concezioni razionali in chiave lineare e meccanicistica.

D'accordo con J. Melise, “la complessità non è quel male assoluto che la bella razionalità francese bracca nel nome della chiarezza, dell'omogeneità e dell'universalismo. Al contrario, è il riconoscimento della ricchezza della diversità delle organizzazioni di ogni dimensione e natura”.

In pratica, essa è un vero e proprio sistema complesso in quanto:

  1. è da delimitare , di volta in volta, nei suoi confini;
  2. è da conoscere nelle sue componenti qualitative e quantitative e nelle loro interrelazioni;
  3. è flessibile e variabile, spazialmente e temporalmente, perché strutturalmente instabile;
  4. ha capacità al costruttivismo differenziata per effetto del grado di informazione del tempo e dello spazio;
  5. è fortemente autoregolatore , omeostatico , per cui può produrre nuove combinazioni fra le parti costituenti che possono dare origine a dinamici peculiari status le cui regole di funzionamento possono mutare nel tempo e nello spazio come, a esempio, il sistema genoma per effetto delle continue nuove combinazioni di segmenti di DNA (grazie anche ai trasposoni ) e delle mutazioni selettive;
  6. non è un modello lineare : assenza di proporzione tra causa ed effetto ;
  7. è imprevedibile , nel senso che esso non è totalmente computabile, perché può essere considerato una vera e propria struttura caotica deterministica ;
  8. ha una sua singolarità : è un universo soggettivo, non riducibile a mero oggetto di riduzionismo , ma discernibile e con una sua propria alterità ;
  9. ha una sua specifica pertinenza: dialogare tra le parti componenti .

Si potrebbe ipotizzare che solo un federalismo biologico sia in grado di riconferire importanza e dignità alle autoctonie , cioè alla biodiversità antica autoctona ; questo federalismo biologico configura “un nuovo soggetto nel mondo del diritto per la contestuale presenza di quegli elementi che determinano la rilevanza giuridica di un bene e che consentono di riconoscerne la giuridicità”.

La diversità biologica è l' unica che può permettere, domani, di disporre di informazioni genetiche atte a favorire la capacità al costruttivismo degli esseri viventi in occasione di cambiamenti, oggi imprevedibili, sia delle condizioni ambientali sia delle esigenze di molecole bioattive con funzione nutrizionale , extranutrizionale e salutistica per l'uomo .

Si ricorda che già nel 450 a.c ., la questione dell' autoctonia era presente nella gestione governativa: Artaserse I normò la utilizzazione delle foreste di cedro del libano, imponendo tutta una serie di limitazioni nel taglio di questa specie. Non è dato sapere, storicamente, almeno fino a oggi, le motivazioni di questa normazione; si può ipotizzare l'eventuale conseguenza negativa del disboscamento sui cambiamenti climatici e sull'erosione del suolo, quindi il verificarsi di processi di desertificazione; anche Carlo Magno (fine 700 ÷ 800 d.c.) impose per legge agli agricoltori l'obbligo di coltivare 90 specie di piante in via di estinzione per evitarne la scomparsa.

Negli ultimi 300 - 400 anni, si è avuto un continuo incremento della sensibilità dell'uomo verso un approfondimento del concetto di protezione della natura, specialmente nel 19° secolo, grazie al geografo esploratore tedesco Von Humboldt, che formulò la tesi della interdipendenza tra l'umanità e le altre forze dell'universo, si accentua sempre di più l'attenzione verso il rapporto uomo-natura in una visione olistica dell'universo.

In questa visione trova un ampio significato operativo la tutela del Pianeta Terra considerata da Lovelock come un unico sistema paragonabile a un organismo omeostatico, quindi, capace di autoregolazione e di mantenere dinamicamente le condizioni necessarie alla propria sopravvivenza.

Si ritiene importante ricordare, a tal proposito, la teoria di Gaia che ha la sua base matematica nel modello del pianeta delle margherite (daisy world): essa considera il Pianeta Terra come un sistema in cui l'evoluzione degli organismi è strettamente legata all'evoluzione del loro ambiente; grazie alla presenza degli organismi viventi la Terra è mantenuta in stato favorevole.

Biodiversità

L'espressione biodiversità, venne proposta per la prima volta in occasione del forum nazionale sulla biodiversità (Washington ,1986 ) ed è attribuita a Walter G. Rosen.
Il termine biodiversità deriva dalla contrazione in una sola parola dell'espressione diversità biologica. In particolare, il successo del termine è dovuto all'opera intitolata biodiversità di Wilson e Peter (1988).
La sovrapposizione concettuale tra risorsa genetica e diversità biologica o biodiversità è piuttosto recente e si riferisce alla variabilità misurata entro e tra le specie in termini di variazione tra segmenti di DNA codificanti o polipeptide/i (geni) o non polipeptide/i o tra aminoacidi.
Con l'introduzione del concetto di diversità genetica si completa quello che, a livello teorico, viene definito il trittico della diversità biologica :

(a) diversità tassonomica intesa come numero di specie presenti in un dato habitat;

(b) diversità ecologica intesa, sia come numero di specie presenti, sia come entità delle interazioni reciproche tra gli organismi e di questi ultimi con l'ambiente;

(c) diversità genetica.

La biodiversità è stata definita dalla Commissione Europea per l'Agricoltura (DG AGRI,1999) come: “…la variabilità della vita e dei suoi processi includente tutte le forme di vita, dalla singola cellula agli organismi più complessi, a tutti i processi, ai percorsi e ai cicli che collegano gli organismi viventi alle popolazioni, agli ecosistemi e ai paesaggi”; essa è da considerarsi una vera e propria, se non unica, ricchezza reale. Essa, infatti, è lo strumento principe che permette alla natura di sincronizzarsi alla velocità dei cambiamenti ambientali ; pertanto, la biodiversità costituisce contemporaneamente l'anello di congiunzione con il passato e la base del divenire biologico.
Tale definizione considera il sistema biologico in chiave sistemica nel senso di mutue relazioni funzionali che possono identificarsi con un vero e proprio comportamento di tipo cibernetico.

Nel considerare il valore della biodiversità è necessario prendere in considerazione il suo valore d'uso use o user value ) e il valore del non uso (non - use o non - user value ). Il valore d'uso si riferisce al valore attuale o futuro dell'utilizzo della biodiversità per l'umanità, mentre il valore di non uso si riferisce al valore intrinseco e non strumentale attribuito alla semplice esistenza di un bene o di una risorsa (existence value).

L'agricoltura, attualmente intesa come ruralità multifunzionale sostenibile, è uno dei settori in cui la biodiversità ha un valore d'uso tra i più elevati per le seguenti motivazioni:

(a) rappresenta la conditio sine qua non per la differenziazione dei prodotti dal punto di vista del contenuto in biomolecole nutrizionali , extranutrizionali e salutistiche ;

(a) rappresenta la conditio sine qua non per la differenziazione dei prodotti dal punto di vista del contenuto in biomolecole nutrizionali , extranutrizionali e salutistiche ;

(b) rappresenta la base per lo sviluppo di sistemi produttivi a basso input attraverso l'impiego di tipi genetici o varietà con elevata capacità al costruttivismo , fondamentali per garantire uno sviluppo sostenibile;

(c) costituisce un elemento fondamentale per la valorizzazione economica dei territori interessati.

Già E.H. Haeckel (1866) ha tenuto conto della impostazione sistemica nel coniare il termine ecologia: “lo studio dei rapporti complessivi tra organismi o gruppi di organismi e il loro ambiente naturale, organico, fisico e inorganico, specialmente per quanto concerne i rapporti affabili o avversi.

Nel campo vegetale sono stati proposti vari modelli relativi all'organizzazione degli ecosistemi: fitocentrico stratificato (Tuxen, 1932), complesso fitocentrico fattoriale (Billings, 1952), olistico genetico (Hertz, 1968), olistico fattoriale (Zonneveld, 1979), successione orientata (Gigon, 1974, 1975).

Secondo Needham (1936), il sistema vivente è necessariamente un intero policromatico, una complessità variegata che, tuttavia, è tenuta insieme in una essenza singola; l'interezza dell'organismo è il problema fondamentale della biocomunicazione.

Come si spiega la continuità determinata dall'attività delle singole particelle elementari e atomi, molecole e cellule, tessuti e organi, il tutto finalizzato all'organismo stesso?

La problematica non è mai stata adeguatamente trattata fino a quando H. Frolich (1968; 1980) ipotizzò la teoria della coerenza. Egli suppose che, poiché gli organismi sono costituiti da molecole fortemente dipolari impaccate, ovvero prive di ordine posizionale, ma caratterizzate solo da una comune orientazione preferenziale, le forze elettriche ed elastiche interagiscono in modo costante. I campi elettromagnetici associati alle suddette molecole sono fondamentali per il linguaggio intercellulare e interorganico del sistema vivente determinando uno stato ordinato di non equilibrio.

La manifestazione quanti-qualitativa di una espressione fenotipica, in chiave sistemica, è funzione di diversi piani organizzativi sintetizzabili come segue: submolecolare, molecolare, cellulare, tissutale, organico, organistico, biocenotico ed ecosistemico. Ogni piano è caratterizzato da norme proprie e da norme di vita di relazione con altri piani.

La biodiversità non è la semplice somma del numero di specie che popolano il Pianeta Terra, ma è da considerare un indice di covariazione, ovvero: tutte le specie che popolano un determinato ecosistema, dinamico nel tempo, si influenzano reciprocamente, risentono dell'effetto dei fattori abiotici e rappresentano il frutto di trasferimenti naturali di segmenti di DNA sottoposti a verifiche combinatorie di lunga durata.

L'immensa riserva di arsenale informativo dei sistemi biologici suggerisce che qualsiasi sistema biologico (dal microrganismo a una biocenosi) va considerato nel contesto della sua vita di relazione con gli altri sistemi biologici viventi.

L'importanza delle relazioni si rende evidente già a livello di sistemi biologici semplici, basti pensare alle complesse interazioni che si instaurano tra i microrganismi che vivono in comunità ( biofilm ); i batteri che vivono in gruppo possono assumere caratteristiche che non possiedono come singoli individui.

L'estremizzazione della visione centralistica del Mondo [F. Bacone (1561 1620), R. Descartes (1596÷1650), G. Galilei (1564÷1642)], secondo cui l'uomo è misura di tutte le cose , ha portato nella seconda metà del secolo scorso, piú che mai, a considerare la natura, intesa nel suo insieme di sistemi biologici, come assolutamente dipendente dall'uomo e, pertanto, perfettamente adattabile alle sue esigenze.

Con l'avanzare del processo di globalizzazione nel campo culturale e socio-economico, la risorsa naturale sta assumendo un ruolo sempre piú importante, se non insostituibile, e, presumibilmente, sarà l'unico mezzo in grado di affrontare, in chiave risolutiva, gli innumerevoli problemi che interessano l'umanità del Pianeta Terra ai fini di realizzare un sistema socio-economico sempre più proteso verso traguardi dinamici, spazialmente e temporalmente, propri di uno sviluppo sostenibile.

Il concetto che la diversità può migliorare il funzionamento di alcuni tipi di comunità è noto anche come ipotesi dell'assicurazione ( insurance hypothesis ) secondo la quale l'aumento di biodiversità protegge gli ecosistemi dai danni prodotti da variazioni dell'ambiente ; tale ipotesi è equivalente al concetto di complememtarietà di nicchia ( niche complementary ), per cui esiste una correlazione positiva tra produttività di un ecosistema e biodiversità qualora le specie che popolano l'ecosistema utilizzano risorse differenti in maniera completa.

La differenziazione genetica di una popolazione ha un grande significato di efficienza biologica nel senso sia di utilizzare meglio le risorse dell'ambiente in cui la popolazione vive (un esempio potrebbe essere dato dagli animali al pascolo) sia di esaltare la capacità riproduttiva degli individui componenti la comunalità , quindi di influenzare positivamente la capacità al costruttivismo di un organismo nell'ambiente in cui vive. Nell'alpeggio le risorse pabulari vengono utilizzate in maniera completa da camosci, stambecchi e bovini; infatti, nella distribuzione spaziale altitudinale delle specie pascolative durante la stagione estiva, il camoscio tende a utilizzare le risorse arbustive in crescita (germogli), lo stambecco le risorse erbacee e il bovino, a causa della massa corporea, tende a utilizzare il pascolo erbaceo delle zone pianeggianti. Il bovino, grazie al pascolamento, favorisce la ricrescita delle risorse erbacee, garantendo una disponibilità di alimenti per la successiva stagione autunnale.

L' ipotesi dell'assicurazione , sebbene nata come idea intuitiva, è stata ampiamente testata sia attraverso modelli matematici, sia attraverso esperimenti in campo.
I modelli proposti dimostrano che in un ecosistema sottoposto a fluttuazioni o variazioni ambientali la ricchezza in specie viventi produce effetti sulla produttività media nel tempo; tali effetti sono stati valutati sulla base della produttività a livello di:

  1. singola specie:
    (i) effetto tampone nel senso di una riduzione della variazione temporale di produttività ;
    (ii) incremento del valore medio di produttività nel tempo;
  2. biocenosi:
    (i) breve termine: l'elevata variabilità fenotipica è responsabile di una riduzione della produttività , dovuta alla presenza di specie subottimali;
    (ii) lungo termine : l'elevata variabilità fenotipica comporta una produttività piú elevata di quella della singola specie migliore.

Sulla base di questi modelli, in analogia al principio della selezione naturale , è stato coniato il termine selezione ecologica al fine di descrivere i cambiamenti che si verificano in un ecosistema in termini di: numero e di composizione in specie e il sorgere di effetti di dominanza ; questi effetti costituiscono i fondamenti della sociobiologia , che studia le basi biologiche del comportamento sociale. Uno dei concetti fondamentali della sociobiologia è che in una popolazione diventano più frequenti i caratteri che incrementano l'idoneità a riprodursi e a produrre al cambiare delle variabili che caratterizzano un determinato microambiente ( fitness ); se questa idoneità è su base genica, vi è la sua trasmissione alle generazioni successive; pertanto, l'evoluzione di qualsiasi espressione fenotipica (carattere) deve essere considerata in termini di contributo che essa dà al pool genico delle generazioni successive.

È importante ricordare come tra il 1995 e il 2004, a livello mondiale, le produzioni di derrate alimentari sono notevolmente aumentate: latte 15%, uova 35% e carne 25% (Rosati et al ., 2005).

La crescita nella produzione si è avuta soprattutto in quei paesi con un rapido incremento del settore allevatoriale: Brasile, Cina, Messico, Tailandia e diversi paesi dell'Europa dell'Est (The World Banck, 2005). Questi incrementi delle produzioni sono dovuti, in modo particolare, agli elevati sistemi di input e output. Le risorse genetiche impiegate per ottenere tale incremento produttivo sono costituite da poche razze e linee che sono state sviluppate da un numero limitato di Compagnie Multinazionali.

Per poter fornire una visione più generale delle risorse genetiche animali, la FAO ha preparato un “Rapporto sullo Stato delle Risorse Genetiche Animali a livello Mondiale”, preparato sulla base dei rapporti forniti dai singoli paesi per poter, successivamente, descrivere lo Stato delle Risorse Genetiche Animali di interesse Zootecnico in modo da facilitare i piani d'azione a livello nazionale, regionale e globale per l'uso sostenibile e la conservazione (FAO, 2006).

A esempio, la forte crescita popolazionale della popolazione umana dell'Africa e dell'Asia ha richiesto un incremento del 200% della produzione alimentare entro 15 anni (Hoffmann e Scherf, 2005). Tutto ciò comporta l'intensificazione dei sistemi di produzione alimentari e, soprattutto, un forte incremento della qualità degli animali utilizzati per la produzione di tali derrate alimentari.

In generale, in Asia questo processo di miglioramento genetico e di intensificazione è più rapido che in Africa. Molti paesi africani sono combattuti tra la povertà cronica e l'alta incidenza delle malattie infettive umane, compreso l'AIDS, sullo sviluppo economico. In Europa, l'introduzione di restrizioni ambientali e produttive ha incrementato i costi di produzione, ha diminuito l'autosufficienza e ha indotto cambiamenti nel sistema allevatoriale. Nel Nuovo Mondo (Americhe e Sud Ovest del Pacifico) la struttura allevatoriale è cambiata notevolmente in direzione di grandi aziende con vari animali caratterizzati da una crescita economica, un'alta efficienza produttiva e una richiesta del mercato delle esportazioni. Queste forze stimolano l'intensificazione della produzione animale e richiedono un alta considerazione dello stato di sicurezza in tutte le parti della catena produttiva.

Tutela della biodiversità

La tutela della risorsa genetica animale endogena riveste un ruolo fondamentale per almeno quattro motivazioni:

  1. biologica : l'animale non è identificabile solo con la sua funzione riproduttiva e produttiva, ma è portatore di vantaggi importanti dal punto di vista biologico-evolutivo non essendo ampiamente nota la individualità dell'animale, perché non sufficientemente conosciute le modalità di azione dei segmenti di DNA e delle loro interazioni (soprattutto alla luce delle nuove conoscenze evidenzianti la notevole complessità del genoma), è consigliabile non eliminare intensivamente dalla riproduzione i soggetti per caratteri ritenuti non essenziali ; solo un ampio spettro di segmenti di DNA è garanzia di una possibilità di evoluzione o di cambiamento in grado di consentire il divenire della vita degli esseri viventi;
  2. socio-economica : i tipi genetici autoctoni (TGA) e i tipi genetici autoctoni antichi (TGAA), per lo piú allevati in aree marginali dove il modello di produzione intensivo non può essere applicato in assenza dei presupposti economici che lo rendano conveniente, sono gli unici a poter esprimere un proprio ruolo zootecnico, in considerazione della propria capacità a produrre, utilizzando quasi esclusivamente le risorse alimentari autoctone pabulari;
  3. culturale : i TGA e i TGAA possono essere considerati alla stregua di beni culturali in quanto costituiscono un patrimonio dallo straordinario valore di documentazione, sia storico che biologico; è, pertanto, dovere della collettività tramandarlo alle generazioni future;
  4.  etica : la conservazione della biodiversità deve essere considerata un imperativo etico perché la biodiversità rappresenta, non solo un bene da difendere e da trasmettere alle generazioni future per il miglioramento della qualità della vita ma, anche, un bene in sé stesso che ha il diritto alla propria esistenza; il rispetto della biodiversità è orientato verso la specie nella sua globalità , da non trascurare è l' individuo o il singolo (diversità intraspecifica), la specie può essere considerata un'astrazione in quanto essa non soffre, il singolo, invece, soffre e muore facendo morire con sé la specie e la sua diversità genetica; il singolo possiede diritti fondamentalmente forti comprendenti non solo il diritto alla vita ma anche quello alla conservazione dell'integrità genetica in quanto qualsiasi riduzione della variabilità genetica si rivela una pericolosa perdita per il tutto.

Con particolare riferimento a quanto esplicitato in materia di tutela della biodiversità da Mazziotta e Gennaro (2002), si può affermare che la biodiversità antica autoctona contiene in sé tutti gli elementi ritenuti sufficienti dal mondo del diritto per la considerazione giuridicamente rilevante di uno status .

La patrimonialità e la tutela giuridica di questo bene rientrano nell'ambito della disciplina privatistica del diritto anche se nella considerazione dei principi generali dell'ordinamento relativamente all' integrità, all'identità e alla dignità dell'individuo.

La biodiversità antica di un TGA porta in sé un patrimonio assai particolare che trae la sua giuridicità non soltanto dalla natura privatistica del bene ma anche, e forse ancor più, dalla natura generale dell'interesse alla utilità sociale e alla conservazione del bene stesso.

Nel momento stesso in cui, un qualsivoglia bene si presenta idoneo o, ancor più, necessario a soddisfare bisogni socialmente apprezzabili espressi da un determinato contesto sociale, in quello stesso momento e in ordine a quel contesto stesso, quel bene assume rilevanza giuridica.

Il patrimonio della biodiversità antica autoctona può essere definito un bene di vita; un bene cioè necessario o idoneo a soddisfare bisogni socialmente rilevanti espressi da un determinato contesto sociale in un determinato momento storico.

L'entità e la natura del bisogno sociale determinano la natura e l'entità dell'utilità del bene e costituiscono gli elementi che ne qualificano giuridicamente il contenuto.

In considerazione di un interesse socialmente apprezzabile di contenuto assoluto e generale, vi è una giuridicità del patrimonio genetico antico autoctono configurante specificamente il carattere pubblico e, conseguentemente, il contenuto pubblico dell'utilità del bene stesso.

Il diritto da tutelare, nella fattispecie, è il diritto generale alla integrità, alla identità e alla dignità di un patrimonio di interesse generale. Di qui la necessità, per il diritto, di recepire la presenza di questo nuovo soggetto giuridico rappresentato dalla biodiversità antica autoctona.

Le esigenze sociali e le nuove frontiere della scienza hanno reso indispensabile la statuizione di una tutela giuridica rispondente alla natura dell'interesse pubblico da tutelare e attenta alla particolare natura del bene: la biodiversità antica autoctona.

Non si può considerare di riservare alla esclusiva discrezionalità del privato la disponibilità di un tale bene , di cui egli ha pieno titolo in quanto proprietario ; allo stesso tempo, il proprietario non deve essere gravato o investito di alcun obbligo od onere rivestendo il bene da conservare carattere cogente nel superiore interesse pubblico.

È indispensabile formulare una normativa volta a garantire e a regolamentare in regime di compatibilità la tutela giuridica sia del bene di interesse pubblico sia dell'autonomia del privato.

Il bene mobile (animale e/o vegetale e/o microbico) è regolato dal regime ordinario del diritto privato; un patrimonio genetico antico autoctono, di cui è portatore il bene mobile, deve soggiacere a regole di diritto pubblico.

Nel rispetto della natura privatistica del bene , la sua patrimonialità deve essere governata da criteri atti a scongiurare il rischio di una discrezionalità capricciosa o arrogante del suo utilizzo.

Per poter attuare la tutela della biodiversità si rendono indispensabili le seguenti attività: identificazione e conoscenza delle risorse genetiche (animale, fungina, microbica e vegetale); conservazione e monitoraggio dei TGA e/o TGAA a rischio di estinzione; valorizzazione produttiva per lo sviluppo del bioterritorio; educazione della popolazione al mantenimento della biodiversità.

Una popolazione animale può essere considerata anche come proprietà culturale (Gandini e Villa, 2003) in relazione al suo ruolo di testimone storico , dato che è un punto di riferimento nelle antiche tradizioni locali e, quindi, un TGAA potrebbe essere definito come custode delle tradizioni locali.

Il valore storico di un TGA può essere valutato come:

  1. Antichità, cioè il periodo dal quale la razza è stata presente nella tradizionale area di allevamento; più lungo risulta questo periodo e maggiore impatto ha il TGA sulla società rurale;
  2. Sistemi Agricoli storicamente legati al TGA, compreso le tecniche aziendali;
  3. Ruolo nella formazione del paesaggio, o come parte del paesaggio stesso;
  4. Ruolo in gastronomia, nello sviluppo i prodotti tipici e contributo nelle ricette;
  5. Ruolo nel folklore , direttamente o attraverso metodiche di allevamento, compreso tradizioni religiose;
  6. Ruolo nell'artigianato, attraverso pratiche legate al suo allevamento o materiale fornito grezzo,
  7. Presenza in forme di alta espressione artistica, il modo in cui il TGA è stato percepito come una componente tipica della dimensione rurale, in arti figurative, poesia, ecc

Il valore di un TGA come custode di tradizioni locali nelle aree rurali può essere analizzato come:

  1. Ruolo nella conservazione del paesaggio , come percentuale di allevamenti che contribuiscono al mantenimento futuro del paesaggio allevatoriale tradizionale associato al TGA;
  2. Ruolo nel mantenimento della gastronomia , come legame corrente tra il TGA e i prodotti o le ricette locali tipiche;
  3.   Ruolo nel mantenimento del folklore, come resoconto del folklore e rappresentazione delle tradizioni religiose nell'area, legate direttamente o indirettamente al TGA;
  4. Ruolo nel mantenimento dell'artigianato, come pratica di forme di artigianato locale nell'area, legato direttamente o indirettamente al TGA.

In definitiva, si può affermare che il futuro di una razza dipende dalla sua maggior diffusione e dal suo futuro impiego nel sistema di allevamento (Oldenbroek, 2006). Un cambiamento nei sistemi di allevamento dovrebbe avere un grande impatto sull'uso delle razze. Lo sviluppo dei sistemi di allevamento è guidato da alcuni fattori interni ed esterni, come:

  1. la presenza di ecosistemi idonei per la produzione animale;
  2.   le politiche del Paese che regolano l'uso degli animali,
  3. la prevalenza o la diffusione di malattie;
  4. l'(in)stabilità politica;
  5. le infrastrutture disponibili,
  6. la possibilità di introdurre popolazioni esotiche;
  7. la crescita della popolazione umana,
  8. la crescita dell'economia del Paese;
  9. la formazione di risorse umane;
  10. la possibilità di investire denaro nei sistemi di allevamento e il miglioramento delle popolazioni,
  11. le possibilità di mercato e di esportazione dei prodotti di allevamento.

Quindi, nell'ambito delle strategie per l'utilizzazione e la conservazione delle risorse genetiche animali di interesse zootecnico, particolare attenzione deve essere rivolta al ruolo della diversità genetica nei sistemi di allevamento e ai cambiamenti attesi in tali sistemi. A livello Mondiale, sono state riscontrate molte differenze nell'uso, presente e futuro, nei sistemi di allevamento e nella conservazione delle sei più importanti specie animali di interesse zootecnico (bovini, ovini, caprini, suini, avicoli e cavalli), come a esempio:

  1. Bovini : a livello Mondiale, una selezione intensiva per pochi caratteri produttivi e un ampio scambio di liquido spermatico proveniente dai migliori tori ha condotto a una minore consistenza effettiva delle razze da latte maggiormente diffuse, con un reale rischio di perdita di diversità genetica all'interno delle popolazioni coinvolte;
  2. Ovini: in Europa, Nord America e Australia il numero di ovini allevato è fortemente diminuito negli ultimi anni; il valore economico della prodotta dalla maggior parte di queste popolazioni è fortemente diminuito e il mondo allevatoriale si orienta sempre più verso una futura gestione di questa specie allo stato brado (naturale;
  3. Caprini: nel sistema allevatoriale in piccola scala, l'importanza dei caprini per la produzione di latte e carne rimane costante; ciò è dovuto anche al sistema selvatico di allevamento che viene applicato a questa specie;
  4. Suini: in Europa, Nord America e Australia, la produzione suinicola è dominata da compagnie multinazionali; in alcune aree dell'Europa, dell'Africa e del Nord America sopravvivono ancora popolazioni locali che trovano ampia concorrenza negli ibridi prodotti dalle Multinazionali.

Conservazione della Biodiversità

Il successo della conservazione della biodiversità può essere raggiunto solo se si conoscono a fondo la sua distribuzione e il suo valore per la valutazione dei TGA/TGAA, prendendo in forte considerazione: l'unicità genetica basata su marcatori e sulla presenza di segmenti di DNA specifici e il sistema di produzione specifico di un prodotto locale tipico etichettato che, fra l'altro, è legato al mantenimento di agro-ecosistemi di notevole valore turistico e alla testimonianza della diversità culturale.

Già Matassino, nel 1979, auspicava l'istituzione di un Registro Anagrafico riportante parametri produttivi e riproduttivi inerenti alla tipizzazione genetica ai fini di una migliore utilizzazione spazio - temporale del germoplasma autoctono.

In Italia, il primo Registro Anagrafico è stato istituito nel 1985 per i bovini, nel 1997 vi è stata l'istituzione di quello della popolazione ovi-caprina, nel 2001 per le popolazioni suine autoctone e nel 2003 per gli equidi.

Per far si che la biodiversità venga tutelata, si rendono indispensabili le seguenti attività:

  1. identificazione e conoscenza delle risorse genetiche animali;
  2. conservazione e monitoraggio dei TGA e/o TGAA a rischio di estinzione;
  3. valorizzazione produttiva;
  4. educazione della popolazione al mantenimento della biodiversità.

L'attività di conservazione delle risorse genetiche animali autoctone può essere realizzata in situ ( in vivo e in frigido ) ed extra situ ( in vivo e in frigido ).

La conservazione in situ può essere definita come conservazione del bestiame attraverso il continuo uso da parte di allevatori custodi nell'agro-ecosistema in cui vivono o sono ancora normalmente presenti. Questo metodo di conservazione è da preferire, in quanto presenta il vantaggio di utilizzare un ambiente di allevamento ideale per ogni tipo genetico autoctono (TGA) e/o tipo genetico autoctono antico (TGAA), ma lo svantaggio di avere un rapporto sessi riproduttivo sbilanciato in relazione al Numero Effettivo ( Ne ) della popolazione (impiego di uno o pochi maschi nell'allevamento). Tale modalità di conservazione, inoltre, facilita l'adattabilità dei TGA/TGAA ai cambiamenti circostanti, ma in essa aumentano i rischi di inincrocio a causa del ristretto numero della popolazione.

La conservazione extra situ in vivo può essere definita come conservazione attraverso il mantenimento di popolazioni in vita non nelle normali condizioni allevatoriale e/o al di fuori dell'area in cui è normalmente allevato; i costi per questo tipo di conservazione sono bassi, ma dato che la popolazione è allevata in un ambiente diverso da quello di origine, spesso la capacità al costruttivismo risulta molto difficile.
La conservazione extra situ in frigido può essere definita come lo stoccaggio di gameti e di embrioni in azoto liquido.
La conservazione extra situ presenta il vantaggio di poter di studiare il comportamento biologico, nel tempo, di un TGA e/o TGAA per valutare il livello di fitness nonché la possibilità di valutare la stabilità genomica di un TGA e/o TGAA con l'unico svantaggio di poter non riflettere le condizioni di allevamento in situ.

Per quanto attiene le modalità di conservazione sopra menzionate si può sottolineare quanto segue:

Vantaggi

 
Svantaggi

Conservazione “ in vivo

Studio del comportamento sociale

 

Costi di mantenimento piuttosto elevati sia con la conservazione in situ (azienda agricola) che con quella extra situ (in un centro o bioparco)

Valutazione della capacità al costruttivismo

 

Scarsa disponibilità degli allevatori a mantenere i tipi genetici autoctoni

Sviluppo di fattori di resistenza a stressori ambientali, malattie, ecc.

 

Confronto fra la conservazione in situ e quella extra situ in tempo reale

 

Valutazione dei parametri riproduttivi e produttivi in termini quanti- qualitativi

 

Conservazione in frigido (DNA, gameti, embrioni e tessuti)

Incremento del Ne della popolazione

 

Assenza di selezione ambientale

Possibilità di riprodurre un soggetto, sia dopo la sua morte, sia in caso di sopravvenuti impedimenti alla normale funzionalità dello apparato riproduttore

 

Necessità di realizzare centri specializzati per lo stoccaggio di gameti

Disponibilità di una gene bank illimitata nel tempo e nello spazio

 

Assenza di sviluppo di fattori di resistenza a stressori ambientali

Bassi costi di gestione

 

Possibilità di usare l'ingegneria genetica

 

Studi sul mappaggio genetico

 

Le misure di sviluppo rurale stabilite dal regolamento CE n. 445/2002 del 26.II.02, recante disposizioni di applicazione del regolamento CE n. 1257/1999 del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale, fra l'altro, prevedono che l'azienda agricola, deve costituire la struttura chiave per la realizzazione delle strategie di conservazione in situ.

Si può, in fine, affermare che le tecniche di conservazione in situ ed extra situ non sono esclusive e possono essere complementari nello sviluppo delle strategie di specifiche razze in specifici contesti.

Importante è evidenziare che per la conservazione in vivo sia in situ che extra situ ci sono delle importanti regole da rispettare:

  1. la consistenza effettiva alla quale la popolazione è mantenuta;
  2. la selezione degli animali nell'ambito della popolazione;
  3. l'accoppiamento degli animali selezionati;
  4. il miglioramento genetico che necessita essere ultimato;
  5. il monitoraggio delle caratteristiche e del pedigree.

L'effettività dei piani di conservazione in vivo dipende dall'effettiva consistenza e dalla gestione della varianza genetica attraverso una effettiva selezione e gestione degli accoppiamenti degli animali.

Valorizzazione produttiva della biodiversità

Si sta diffondendo la consapevolezza della necessità del rispetto dell'ambiente pur nell'ottica dell'incremento quali-quantitativo delle produzioni per soddisfare le esigenze in nutrienti ai fini del raggiungimento del benessere psico-fisico e sociale dell'uomo ( human welfare state e well being ) (figura 1).

La natura, intesa nella sua complessità di Gaia , può essere considerata il piú emblematico bioterritorio di livello planetario, quindi fonte inesauribile (?) di biomolecole con funzione nutrizionale , extranutrizionale e salutistica per tutti i viventi, quindi, anche per l'essere umano.

La rappresentazione virtuale del bioterritorio come officina della nostra salute è da considerare, invece, un vero e proprio palcoscenico virtuoso in cui gli attori (esseri viventi) svolgono un ruolo protagonistico fortemente condizionato dal loro sistema vita .

L'officina della natura ha le sue fondamenta nella biodiversità che è l'unica vera ricchezza del Pianeta Terra; essa è la conditio sine qua non per la produzione di alimenti caratterizzati da specificità nutrizionali e non.

Grazie alla biodiversità è stato, è e sarà possibile raggiungere continui e diversificati traguardi di biopoiesi e di nuove prospettive di prevenzione e di terapie scaturenti da una sana e razionale utilizzazione dello immenso arsenale informativo (biomolecole) epigeneticamente a disposizione dell'essere umano.

L'efficienza dell'uso delle risorse genetiche come fattore di produzione sarà sempre più una variabile importante, se non determinante, della competizione o dell'integrazione economica fra i sistemi produttivi territoriali.

La valorizzazione delle potenzialità intrinseche del germoplasma autoctono, integrando finalità produttive ambientali etiche, si inserisce pienamente nell'emergente concetto di ruralità multifunzionale sostenibile .

L'agricoltura, attualmente intesa come ruralità multifunzionale sostenibile, è uno dei settori in cui la biodiversità ha un valore d'uso tra i piú elevati per le seguenti motivazioni:

  1. è la conditio sine qua non per la differenziazione dei prodotti dal punto di vista del contenuto in biomolecole nutrizionali ed extranutrizionali ;
  2. rappresenta la base per lo sviluppo di sistemi produttivi a basso input attraverso l'impiego di tipi genetici o varietà con elevata capacità al costruttivismo, fondamentali per garantire uno sviluppo sostenibile;
  3. costituisce un elemento fondamentale per la valorizzazione economica dei territori interessati.

Qualunque filiera produttiva basata sull'utilizzazione dell'animale in produzione zootecnica ha le sue fondamenta sulla relazione tra biologia e poiesi tecnologica. Questo nesso ha origini che si perdono nella notte dei tempi.

Il processo di domesticazione di animali e/o di piante è da considerare lo strumento principe basilare per la poiesi tecnologica. Questa, dovendo soddisfare esigenze nutrizionali ed extranutrizionali dell'uomo, variabili nel tempo e nello spazio, affonda le sue radici nell'incommensurabile terreno identificabile con la biodiversità.

Partendo da questo presupposto, il miglioramento del benessere fisico, psichico e sociale dell'uomo si realizza solo a condizione di conoscere i principi che regolano i rapporti fra gli esseri viventi.

L'impostazione sistemica trova una motivazione pregnante nel funzionamento di un organismo vivente e delle sue componenti (per esempio, i tessuti e gli organi), che si manifesta e si esprime non solo attraverso la sua dotazione della specificità dell'attività metabolica della singola entità, ma anche attraverso lo scambio continuo di comunicazioni inter- e intra -cellulari. Nel funzionamento corretto di questa rete cibernetica di segnali biologici è la chiave di lettura del ruolo che le comunicazioni biochimiche , liberantesi da un alimento ingerito, svolgono nell'uomo e nell'animale; rete cibernetica che opera diversamente in relazione all'ambiente in cui l'organismo esplica le sue funzioni metaboliche proprio sulla base dei suddetti segnali molecolari . Tali segnali fanno in modo che le richieste di una cellula o di un tessuto vengano trasmesse ad altre cellule o ad altri tessuti, garantendo una risposta coordinata dell'organismo alle sollecitazioni di natura ambientale.

L'integrazione 4 tra lo studio dell'insieme dei segmenti di DNA codificanti o polipeptide/i (geni) o non polipeptide/i trascritti in una cellula ( trascrittomica ); quello delle proteine espresse ( proteomica ); quello dei lipidi e delle loro interazioni e ruoli biologici, anche in relazione ai biochimismi implicati nell'anabolismo e nel catabolismo dei lipidi stessi ( lipidomica ) e quello di tutte le reti metaboliche cellulari ( metabolomica ) è la conditio sine qua non per un approccio in linea con la nuova disciplina, la biologia dei sistemi , che permetterà una migliore conoscenza dei processi biologici, nei quali i segmenti di DNA codificanti o polipeptide/i (geni) o non polipeptide/i e le proteine vanno considerati e studiati come componenti insostituibili di una vera e propria rete cibernetica . Il suddetto approccio integrato consente di:
  1. acquisire conoscenze in grado di colmare il vuoto tra genomica funzionale e biologia cellulare;
  2. studiare i cambiamenti dei processi metabolici di animali, di microrganismi e di piante in risposta a differenti condizioni ambientali; l'analisi differenziale del proteoma e dell'espressione dei segmenti di DNA codificanti o polipeptide/i (geni) o non polipeptide/i permette di studiare quali proteine o loro isoforme siano espresse in determinate condizioni ambientali; queste informazioni, oltre a definire le reti cellulari instaurate tra geni e proteine che rispondono a particolari stimoli, possono contribuire a identificare i bersagli molecolari di particolari fattori ambientali;
  3. tutelare la biodiversità : l'approccio integrato genoma – proteoma rappresenta un valido strumento per la tipizzazione della biodiversità, consentendo la identificazione e la caratterizzazione di biomarcatori molecolari di unicità genetica (a livello di singolo individuo) e di tipicità (a livello di prodotto); questi biomarcatori sono alla base della conoscenza di effetti diversificati che possono interessare la qualità nutrizionale ed extranutrizionale di un alimento, nonché il livello di sicurezza alimentare;
  4. identificare proteine nuove , come quelle che vengono eventualmente a essere sintetizzate negli organismi transgenici (OT) (cosiddetti organismi geneticamente modificati, OGM): infatti, nel caso degli organismi transgenici si rende necessario rilevare e quantizzare la presenza di proteine o loro isoforme o polipeptidi nuovi, quindi non presenti nei corrispettivi convenzionali (non transgenici), e ciò specialmente a livello di prodotti forniti da OT e destinati all'alimentazion e per l'uomo .

Ciascun TGA/TGAA è integrato con il proprio ambiente di allevamento, con il clima e con la flora che le caratterizzano; l'unione armonica di queste condizioni, unitamente alle caratteristiche genetiche insite nei TGA/TGAA, fornisce prodotti unici, non ripetibili altrove.

La conoscenza della specificità molecolare di un prodotto primario e derivato/i è fondamentale e indiscussa.

I tipi genetici autoctoni (TGA) e i tipi genetici autoctoni antichi (TGAA) animali e vegetali, essendo caratterizzati da una maggiore eterogeneità genetica, risultano essere, con maggiore probabilità rispetto ai tipi genetici (TG) o varietà migliorate dall'uomo, portatori di alleli vantaggiosi per un dato locus . Tali alleli, se introdotti, mediante introgressione 5, in TG o varietà domestici, possono produrre in essi cambiamenti favorevoli: la caratteristica fenotipica che si ottiene nel TG (o varietà ) nuovo è differente da quella che lo stesso allele produceva nel TGA/TGAA o nella varietà selvatica.

Oggi, l'introgressione può avvalersi anche delle tecniche molecolari; pertanto, si può parlare di una vera e propria introgressione assistita da marcatori molecolari (IAMM) ( MAI ; Molecular Assisted Introgression ); a esempio, abbinando l'incrocio classico alla tecnica del DNA fingerprinting (impronta del DNA) è possibile individuare in seno alla progenie, fin dalla nascita, gli individui che hanno ereditato l'allele desiderato. In tale contesto, la tecnica del DNA microarray 6 rappresenta uno strumento importante ai fini della catalogazione funzionale dei segmenti di DNA codificanti o polipeptide/i (geni) o non polipeptide/i sulla base dei loro livelli di espressione nei vari tessuti dell'individuo in differenti condizioni fisiologiche e/o ambientali.

Una volta che è nota la funzione di un segmento di DNA codificante o polipeptide/i (geni) o non polipeptide/i , il passo successivo consiste nell'identificazione degli alleli che si esprimono in modo da conferire al nuovo individuo le caratteristiche fenotipiche desiderabili.

La concezione che la diversità biologica è una risorsa sta a significare che essa può essere usata per un uso produttivo ; essa, cioè, deve generare impiego, migliorare lo stato di salute dell'uomo e fornire altri importanti contributi a una società che prospera grazie alla sua corretta utilizzazione.

Generalmente, il controllo e l'aumento della qualità dei prodotti agricoli è data dalla combinazione del materiale grezzo (latte, carne) e del processo produttivo. Alcuni TGA forniscono prodotti di elevata qualità rispetto a quelli ottenuti da popolazioni cosmopolite, le quali sono altamente selezionate in base alla quantità della produzione. In quei Paesi dove il mercato ha già riconosciuto la qualità dei prodotti delle popolazioni locali, la relazione tradizionale tra TGA e prodotti è stata usata per diversificare i prodotti. In questo modo i prodotti dei TGA vengono commercializzati a prezzi più elevati, il che dimostra la loro redditività. Differenti esperienze di successo sono state sviluppate negli ultimi anni supportando l'approccio di un legame di mercato tra prodotto e TGA, compresi i prodotti derivati dal latte e dalla carne, come alcuni formaggi e il famoso prosciutto ottenuto dal suino Iberico. L'aumentato interesse in Europa per i prodotti alimentari regionali, considerando anche lo sviluppo di associazioni specifiche come Slow Food, ha creato condizioni favorevoli per queste esperienze.

Ricapitolando, si può affermare che:

  1. il legame tra TGA e prodotto può migliorare la redditività economica di un TGA,
  2. la costruzione di questo legame offre varie opportunità: utilizzazione di un marchio di Denominazione di Origine Protetta (DOP) o può essere usata per differenziare il prodotto nell'ambito di un mercato già differenziato;
  3. la sovrapposizione di una razza esotica con un TGA nell'area di allevamento può ostacolare la creazione di un legame tra TGA e prodotto,
  4. in alcuni casi, il legame tra prodotto e TGA-ambiente sembra essere più appropriato del legame tra prodotto e TGA.

La diversità biologica deve essere considerata anche ai fini della produzione di beni materiali o servizi, quali, a esempio, i servizi di gestione e di presidio ambientale di aree geografiche altrimenti destinate a essere abbandonate, con tutti gli effetti conseguenti.

Alla luce di quanto detto, la scarna dizione prodotto locale andrebbe sostituita con una di notevole semanticità per la ricchezza della struttura sintattica del messaggio che trasmette al consumatore : prodotto locale tipizzato etichettato (PLTE) (figura 2).

Un prodotto locale tipzzato etichettato (PLTE) riveste un ruolo fondamentale per la sostenibilità salutistica e sanitaria per l'uomo e per il bioterritorio o la bioregione con riflessi positivi anche sulla sostenibilità economica.

Un PLTE non significa staticità, ma dinamicità, nel senso di continua innovazione del processo produttivo per migliorare continuamente la qualità totale dello stesso, grazie agli sviluppi della ricerca.

I tipi genetici autoctoni (TGA), specialmente antichi (TGAA), sono fortemente da rivalutare per il loro grande e insostituibile contributo in qualità di traduttori di biomolecole ; la funzione di traduttore è piú accentuata con un sistema di allevamento utilizzante superfici pascolative.

È stato dimostrato che nell'allevamento stallino, sia per l'elevato stress ossidativo , sia per il minor contenuto delle molecole antiossidanti, si registra un minor livello di protezione antiossidante nel prodotto alimentare utilizzato direttamente dall'uomo.

A esempio, nel tessuto muscolare di soggetti allevati in stalla si registra un maggiore contenuto in sostanze reattive all' acido tiobarbiturico ( Thiobarbituric acid – reactive substances , TBARS), indicatore di una maggiore predisposizione all'ossidazione; tali differenze sarebbero dovute, oltre che a una diversa composizione acidica degli alimenti, anche a una minore introduzione di a –tocoferolo , che, invece, risulta maggiore nei soggetti allevati al pascolo.

Proprio per questo, l'allevamento al pascolo, considerato un fattore di limitazione di sviluppo intensivo, va visto come una fonte più ricca da cui attingere molecole biologicamente attive trasferibili in toto o in parte al prodotto finito. Inoltre, l'alimentazione con foraggi verdi , comportando una diminuzione degli acidi grassi saturi (SFA, Saturated Fatty Acid ) e un aumento degli acidi grassi monoinsaturi (MUFA, Monounsaturated Fatty Acid ) e polinsaturi (PUFA, Polyunsaturated Fatty Acid), risulta preziosa per il riequilibrio della composizione acidica della frazione lipidica degli alimenti di origine animale in quanto migliora il rapporto PUFA/SFA, al quale si sta attribuendo un ruolo sempre più importante nella prevenzione e/o nella riduzione di cancro , di aterosclerosi e di obesità .

Studi nei TGA/TGAA evidenziano che un'alimentazione al pascolo, a base di foraggio fresco, aumentando il livello degli w 3, migliora il rapporto w 6/ w 3 facendolo tendere al valore ottimale.

Grande importanza riveste lo studio di un particolare gruppo di PUFA ( Polyunsaturated Fatty Acid) a 18 atomi di carbonio, denominato “CLA” ( conjugated linoleic acid = acido linoleico coniugato), consistente in una miscela di 8 isomeri geometrici e di posizione dell'acido linoleico, dal quale si distinguono per la peculiare struttura a “dieni coniugati” .

Tra questi ultimi riveste un ruolo importante l' "acido bovinico o rumenico” (isomero C18:2 cis -9, trans -11), che rappresenta l'80 ÷ 90 % del CLA presente nel grasso del latte e il 75 % di quello della carne.

La fonte principale di CLA è rappresentata dal latte e dai suoi derivati e, in misura minore dalla carne dei ruminanti. Il CLA, è dotato di documentate proprietà: (a) antitumorali ; (b) antiaterogeniche ; (c) immunomodulanti ; (d) batteriostatiche ; (e) antiadipogeniche ; (f) antidiabetogene ; (g) di promotori dei fattori di crescita .

Il contenuto di questo importante anticancerogeno naturale è influenzato dai seguenti fattori: alimentazione , specie , razza e individuo .

È stato evidenziato che il livello di CLA tende a raddoppiare nel latte e nella carne di animali alimentati al pascolo o con foraggi verdi , mentre tende a diminuire in seguito alla somministrazione di foraggio affienato , in quanto sembra che la fienagione distrugga qualche componente responsabile della loro sintesi.

Considerando che ogni alimento è influenzato dal bioterritorio di origine, risulta di particolare rilievo l'identificazione di biomarcatori molecolari che vanno a caratterizzare e quindi a dare rilievo a prodotti strettamente legati alla tradizione; queste biomolecole, si auspica, possano essere inserite nell'etichettatura che va applicata al prodotto stesso, in modo da attuare quello che è stato previsto dal regolamento CE 1924/2006 Health Claims .

Per l'identificazione di queste biomolecole, molto interessante risulta l'applicazione della Scienza Omica che studia, con sistema analitico, le macromolecole non più singolarmente, ma in modo olistico, quali componenti di una complessa rete biologica. La biomica , parte della scienza om ica , comprende:

  1. genomica : si occupa dell'identificazione, quindi della caratterizzazione del genoma (insieme delle informazioni e delle loro interazioni di natura genetica presenti in un individuo); il termine genoma fu coniato nel 1920 da H. Wincler nella versione tedesca di genom , quale combinazione dei termini GENe e chromosOME , inteso come insieme quantitativo dei cromosomi . Oggi, per genoma, si intende l'intero corredo di DNA di un individuo;
  2. trascrittomica : si occupa dell'identificazione, quindi della caratterizzazione del potenziale di espressione o trascrittoma [insieme delle molecole di RNA ( RNAoma ) e delle loro interazioni presenti in una cellula, in un organismo o in un sistema biologico in ogni istante del proprio ciclo della vita];
  3. proteomica : si occupa dell'identificazione, quindi della caratterizzazione del proteoma (insieme delle proteine nonché delle relative isoforme multiple e dei loro frammenti presenti in una cellula o in un organismo o in un sistema biologico in ogni istante del proprio ciclo vitale); il termine proteoma fu coniato nel 1994 da M.R. Wilkins per definire il complemento proteico codificato da un genoma anche se, come nozione, il termine era già apparso nella biologia moderna 13 anni prima, quando Anderson e Anderson (1981) proposero la costituzione di un atlante delle proteine umane ;
  4. aromomica : si occupa dell'identificazione e della genesi delle molecole odorose e gustative che caratterizzano un prodotto alimentare, nonché dello studio delle interazioni aromatiche in base alle loro proporzioni relative; studia l'interazione che si può stabilire tra aromi e macromolecole che costituiscono un alimento: proteine, grassi e polisaccaridi;
  5. glicomica : si occupa dell'identificazione, quindi della caratterizzazione del glicoma (insieme dei glucidi e delle loro interazioni presenti in una cellula o in un organismo o in un sistema biologico in ogni istante del proprio ciclo vitale);
  6. lipidomica : si occupa dell'identificazione, quindi della caratterizzazione del lipoma (insieme dei lipidi e delle loro interazioni presenti in una cellula o in un organismo o in un sistema biologico in ogni istante del proprio ciclo vitale);
  7. metabolomica: si occupa dell'identificazione, quindi della caratterizzazione del metaboloma (insieme dei metaboliti e delle loro interazioni presenti in una cellula o in un organismo o in un sistema biologico in ogni istante del proprio ciclo vitale).

Educazione della popolazione e iniziative finalizzate al mantenimento della biodiversità

Leve potenti fondamentali per rimuovere le apparenti immortali pressioni sociali causate dal preponderante potere del mercato sono educazione e rieducazione.

Il sistema educativo - informativo dovrà svolgere un ruolo insostituibile affinché la popolazione assuma la consapevolezza dell'importanza della ricerca continua di un equilibrio armonico tra attività antropica e natura nell'ambito di uno sviluppo ecosostenibile per le future generazioni.

Questo sistema educativo basato, fra l'altro, sull'etica produttiva deve coinvolgere:

  1. scuole di ogni ordine e grado
  2. sistema accademico e scientifico
  3. enti istituzionali e non
  4. imprenditori agricoli
  5. organi di stampa

Per raggiungere accettabili traguardi di sviluppo è indispensabile una forte azione delle istituzioni locali mirante alla formazione di veri e propri imprenditori agricoli, quali pensatori strategici per innovare le attività produttive di un territorio nel rispetto della tradizione affinché il quadrinomio: “bioterritorio- TGA/TGAA - prodotto locale tipico etichettato - benessere uomo” sia il volano dello sviluppo rurale.

In questo contesto sempre più enfasi bisogna dare al tema dei sistemi bioterritoriali o bioregionali e del loro sviluppo. Sviluppo realizzabile solo con una determinante inversione di tendenza della vita liquida rivolta a imporre all'uomo un vivere tipico, peculiare di una società liquido-moderna .

Una società liquido-moderna si instaura quando “ la realtà in cui agiscono gli uomini varia, quindi si modifica, prima che un determinato stile di vita riesca a stabilizzarsi in abitudini e schemi procedurali” (Z. Bauman, 2006).

Un modello di vita basato solamente su canoni consumistici conduce a un mero efficientismo materiale ; ciò significa che vita liquida e modernità liquida , basate sul prodromo e/o assioma elevata obsolescenza, temporale e spaziale, di qualsiasi bene materiale, comportano un elevato accumulo di rifiuti e a una estremizzazione della teoria della distruzione creatrice (J. Schümpeter,1942); tale distruzione creativa porta a gravi e non facili soluzioni al problema della riduzione dell'impatto da eccessiva presenza di rifiuti sul Pianeta Terra.

L'educatore deve individuare e attuare un'istruzione che educhi il discente a una visione non mercificante e non commercializzante di qualsiasi evento di vita reale.

L' imprenditore agricolo , grazie alla sua innata propensione all'inventiva, non svolgerebbe più un ruolo di semplice controllo e di adattamento alle innovazioni messe a punto fuori dal contesto in cui egli opera, ma, come tutti gli esseri viventi, ritornerebbe a evidenziare la sua elevatissima capacità al costruttivismo. Quindi, le risorse genetiche autoctone , specialmente antiche , danno anche un contributo al terziario verde di natura non commerciale. Pertanto, l' efficienza dell'uso delle risorse genetiche come fattore di produzione sarà sempre più una variabile importante, se non determinante, della competizione o dell'integrazione economica fra i sistemi produttivi territoriali .

In questo contesto sempre più enfasi bisogna dare al tema dei sistemi territoriali o bioregionali e del loro sviluppo.

Il bioterritorio può essere costituito da qualsiasi estensione territoriale che coincide con un'area geografica omogenea per caratteristiche orografiche, pedoclimatiche e sociali. Pertanto, esso esula da qualsiasi concetto di area delimitata da confini politico-amministrativi e può essere oggetto di un relativo facile monitoraggio temporale delle varie condizioni caratterizzanti il territorio interessato.

Partendo dal concetto di T. M. Rossi Doria, secondo cui “Non esistono soluzioni uguali per realtà diverse” , l'innovazione virtuosa deve essere diversificata , la meno omologante , la meno ripetitiva e la più legata alla finalizzazione della sostenibilità e del benessere del sistema bioterritoriale (in cui è compreso anche l'uomo). Ciò starebbe a significare che ciascun sistema bioterritoriale o bioregione dovrà individuare percorsi virtuosi propri e in grado di competere con un altro sistema sulla base della sua offerta di originalità .

Le élite politiche e istituzionali, la ricerca scientifica e la cultura sono sempre piú coinvolte nell'individuare una dinamica organizzazione di vita inserita integralmente nei vari sistemi locali.

Conclusioni

Non è più accettabile che l'uomo sia misura di tutte le cose; l'alterità deve armonicamente coniugarsi con l'unicità dell'uomo, che rimane il soggetto morale unico in grado di effettuare scelte consone a un amministrazione illuminata dell'ambiente; uomo che non può essere relegato alla funzione di mero cittadino biotico .

Il rapporto uomo-natura entro un agro-ecosistema deve essere considerato sempre provvisorio, quindi suscettibile di variazione, ma con un obiettivo ben preciso: raggiungere dinamici stati di armonia nello spirito del pleròma .

L'uomo, così operando, attua una scelta comportamentale basata su: integrazione ed empatia con gli altri protagonisti del bios presenti sul Pianeta Terra.

Bisogna operare secondo un nuovo paradigma che tenga conto della centralità della biodiversità; paradigma con cui T.S. Kühn (1996) identifica quelle “ conquiste scientifiche riconosciute, le quali, per un certo periodo, forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un certo campo di ricerca ”; qualsiasi paradigma è da considerare dinamico nel tempo e nello spazio quindi in grado di generare nuovi paradigmi per effetto dei risultati di nuove ricerche e delle nuove interpretazioni di un vero e proprio processo di obsolescenza di tipo concetturale-operativo.

La complessità dell'esperienza, generando l'imprevedibilità della conoscenza, fa sì che, aprioristicamente , non sia possibile presumere percorsi unici e concreti sulla base di mere teorie scientifiche e che l'assunto kühniano ogni singola scienza si sviluppa secondo fasi di continuità (scienza normale) e di discontinuità, suggerisce che il continuum di conoscenze conduce a determinare la dote del criterio cumulativo.

Diviene di fondamentale importanza evitare che la biodiversità di un paesaggio, di un bioterritorio, degradi ulteriormente per il prevalere di una società dalla vita liquida e/o di una società liquido - moderna con individui rivolti a condurre solo una vita di consumi.

Educazione o rieducazione potranno modificare lo stile di vita fortemente consumistico estremizzato; effetto di questa modificazione sarà un elevato livello di libertà, di democrazia, di rispetto reciproco entro il sistema natura, quindi entro una utilizzazione razionale e biologicamente corretta di un bioterritorio e/o di un paesaggio; solo una disinteressata educazione e autoeducazione conseguente influenzeranno solidamente il corso di eventi di vita apparentemente inconciliabili quali uno sviluppo sostenibile inteso come incremento qualitativo.

Uno sviluppo rurale integrale e integrato è, e deve essere, considerato come risultato di un intervento globale e, quindi, dovrà essere sempre più realizzata una forte interdipendenza fra ambiente, inteso nel suo significato più ampio possibile, e sviluppo ecosostenibile.

Educare al pluralismo deve significare: garantire a ciascuna entità culturale di poter verificare la propria convinzione nel rispetto di quella degli altri, purché non si sconfini, o meglio si degeneri, in quella tendenza di voler sostituire la visione umanistica di agorà con quella di cyber urbes fortemente clonata.

La rivoluzione culturale in corso, nella visione e nella gestione del territorio, può essere considerata l'avvenimento più importante, in un approccio storico, dell'inizio del terzo millennio; il tutto si realizzerà gradatamente: natura non facit saltus .

È ipotizzabile un federalismo biologico in grado di riconferire importanza e dignità alla biodiversità antica autocton; questo federalismo biologico configura un nuovo soggetto nella sfera del diritto.

 

 

 

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Intervento presentato al Convegno “ Qualité totale -Qualità totale ” tenutosi a Grosseto il 10 marzo 2006 e promosso da Provincia di Grosseto, Council Général du Gard, Council Général de l'Hérault, Provincia di Mantova.


1 Cattedra di Zootecnica generale e Miglioramento genetico, Dipartimento di Scienze biologiche e ambientali, Università degli Studi del Sannio, via Porta Arsa 11, 82100 Benevento, tel.: +39 0824 305147; email: matassino@unisannio.it
2Presesidente ConSDABI - National Focal Point italiano della FAO (NFP.I - FAO) per la tutela del germoplasma animale in via di estinzione nell'ambito della Strategia Globale FAO per la gestione della risorsa genetica animale (GS-AnGR, GlobalStrategy for the Management of Farm Animal Genetic Resources ) – Centro di Scienza Omica per la Qualità e per l'Eccellenza Nutrizionali - Contrada Piano Cappelle - 82100 Benevento – Italia - Tel.: +39 0824 334300; Tf.: +39 0824 334046; email: consdabi@consdabi.org; Internet: www.consdabi.org


Nadia Castellano:
2ConSDABI - National Focal Point italiano della FAO (NFP.I - FAO) per la tutela del germoplasma animale in via di estinzione nell'ambito della Strategia Globale FAO per la gestione della risorsa genetica animale (GS-AnGR, GlobalStrategy for the Management of Farm Animal Genetic Resources ) – Centro di Scienza Omica per la Qualità e per l'Eccellenza Nutrizionali - Contrada Piano Cappelle - 82100 Benevento – Italia - Tel.: +39 0824 334300; Tf.: +39 0824 334046; email: consdabi@consdabi.org; Internet:

4 L'acquisizione di conoscenze in merito alle funzioni del DNA sta evidenziando l'utilità semantica di una revisione del termine gene nel senso di qualunque segmento di DNA che costituisce una unità di trascrizione in RNA , che riguardi il DNA codificante uno o più polipeptidi.

5 L'introgressione consiste nell' inserimento di un nuovo segmento di DNA codificante polipeptide/i ( gene ) in una popolazione mediante l'incrocio tra due popolazioni: (a) la popolazione portatrice del segmento di DNA di interesse ; (b) la popolazione da migliorare; l'incrocio è seguito da reincroci ripetuti con la popolazione che ha incorporato il segmento di DNA di interesse.

6 La tecnica del DNA microarray o DNA microchip consente di indagare simultaneamente il profilo di espressione (attività) di un repertorio completo di segmenti di DNA codificanti o polipeptide/i (geni) o non polipeptide/i in una data specie; tale tecnica si basa sull'ibridazione di sequenze oligonucleotidiche distribuite su una piccola superficie solida con una soluzione di segmento di DNA marcato con fluorocromi; la fluorescenza emessa dall'ibridazione è indicatrice della presenza di un segmento di DNA codificante o polipeptide/i (gene) o non polipeptide/i funzionalmente espresso
(acceso).

novembre 2007



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