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Rivista e dossier
del Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente - Padova
direttore Domenico Ceravolo
 
 

Accordo tra l'UE e la Repubblica del Congo per fermare l'importazione illegale di legname da questo Paese

L'Unione Europea e il Governo della Repubblica del Congo hanno firmatp il 9 maggio scorso un nuovo accordo che per la prima volta stabilisce un sistema per assicurare che il legname esportato dalla Repubblica del Congo verso l'UE non includa legna tagliata illegalmente, ma solo quella proveniente da foreste gestite in modo eco-sostenibile e a beneficio delle comunità locali.

La Repubblica del Congo, conosciuta anche con il nome di Congo-Brazzaville esporta annualmente circa 330 milioni di dollari di legname e di prodotti a base di legno, la metà dei quali è acquistata dai paesi dell'UE. L'Italia, la Spagna, il Portogallo, la Francia, la Germania, i Paesi Bassi ed il Belgio sono i principali importatori. Fino ad oggi era stato difficile stabilire se il legname che l'UE importava dalla Repubblica del Congo fosse tagliato in conformità delle leggi nazionali e se i proventi derivanti dalla vendita del legname fossero condivisi con le comunità locali.

“Con una superficie totale certificata, a marzo del 2009, di 4.674.320 di acri di foreste, il Congo ha raggiunto la vetta tra i paesi tropicali produttori di legname e sta diventando un laboratorio per uno sviluppo sostenibile” ha detto Henri Djombo, Ministro per lo sfruttamento delle Foreste del Congo.

L'accordo è un patto bilaterale, giuridicamente vincolante, conosciuto come Accordo di Partenariato Volontario ( Voluntary Partnership Agreement o VPA) , uno strumento messo a punto dal Piano di Azione sull'“Applicazione delle Leggi di Governance e Commercio per le Foreste” ( Action Plan on Forest Law Enforcement, Governance and Trade o FLEGT) messo a punto dalla Commissione Europea nel 2003 con l'obiettivo di porre termine alle importazioni illegali di legname nell'UE. Tale accordo rappresenta il risultato di vari anni di lavoro tra l'UE, il governo della Repubblica del Congo e alcuni gruppi della società civile. Tale accordo, invece di imporre gli standard dell'Unione, consente al governo nazionale e a tutte le parti coinvolte di creare un proprio sistema per stabilire e far rispettare norme per la vendita del legname.

“Grazie alla creazione di meccanismi locali per rafforzare, sul campo, il controllo sulla legalità della provenienza del legno e per assicurare una maggiore trasparenza e monitoraggio delle procedure volte al rispetto delle leggi, l'accordo fornisce elementi per rassicurare i consumatori europei circa le origini del legname importato dalla Repubblica del Congo” ha riferito Stefano Manservisi, Direttore Generale per la Cooperazione alle Sviluppo della Commissione Europea. “Tutto ciò contribuirà, inoltre, a rafforzare gli sforzi compiuti in anni recenti dalla Repubblica del Congo per gestire in modo sostenibile le foreste e permettere lo sviluppo di un commercio legale e proficuo tra l'UE e la Repubblica del Congo.”

La Banca Mondiale stima che una scarsa regolamentazione della produzione di legname rappresenti una perdita annua di milioni di dollari per la Repubblica del Congo. Inoltre, se al momento le entrate del paese dipendono fortemente dalle esportazioni di petrolio, la Banca mondiale, lo scorso febbraio, ha avvertito che tali proventi presto caleranno drasticamente. Questa flessione porterà ad una intensificazione dello sfruttamento delle foreste nel fragile Bacino del Congo – la seconda foresta tropicale del mondo per estensione – con un aumento delle entrate derivanti dalle esportazioni e questo incentiverà fortemente lo sfruttamento illegale delle foreste.

Secondo il nuovo accordo, a partire dal 2011, tutto il legname ed i prodotti derivati  che entreranno nell'UE, provenienti dalla Repubblica del Congo, dovranno avere una licenza che dimostri che essi contengono legno tagliato e venduto legalmente e siano stati ottenuti sia salvaguardando la salute delle foreste del paese che  apportando benefici alle comunità locali delle foreste.

Per esempio, l'accordo crea un sistema trasparente per la riscossione delle tasse sul legname e per far sì che la raccolta e la vendita di legname rispettino le leggi nazionali. Allo stesso modo, l'UE si impegna sia a creare misure di controllo alle frontiere che vietino l'ingresso di legname non certificato, sia a fornire assistenza alla Repubblica del Congo per assicurare il rispetto delle leggi.

Affinché venga rispettato, l'accordo contiene l'obbligo di conformarsi ad un “sistema di vigilanza” molto strutturato, che si avvale di una tracciabilità effettuata in modo indipendente, in ogni fase della produzione: dall'abbattimento degli alberi nelle foreste, al loro trasporto alle segherie fino al loro arrivo al porto di esportazione. Inoltre

il procedimento messo a punto tramite i VPA ha creato un meccanismo che per la prima volta permette a gruppi della società civile della Repubblica del Congo di partecipare direttamente al processo di creazione delle leggi, delle politiche di gestione delle foreste ed al controllo delle operazioni industriali riguardanti il taglio del legname.

Il VPA con la Repubblica del Congo è il primo accordo nel Bacino del Congo ed il secondo di una serie di accordi bilaterali negoziato dall'UE con i paesi produttori di legname. Un VPA tra l'UE e il Ghana è stato annunciato nel settembre del 2008 e sono in corso negoziati per il raggiungimento di accordi con il Camerun, la Liberia, la Malesia, l'Indonesia e il Vietnam. Inoltre, sono in corso contatti preliminari con il Governo del Gabon e la Repubblica Centro Africana che ha espresso il proprio interesse nella negoziazione di questo tipo di accordi. 

“Resta ancora molto lavoro da fare. Tuttavia crediamo che uno schema-quadro sia oramai stato creato con il potenziale necessario per dare alle comunità locali della Repubblica del Congo un potere di influenza senza precedenti rispetto a quanto accade alle loro foreste, così importanti per la sopravvivenza della loro cultura.”, ha riferito Roch Euloge N'Zobo, direttore del programma dell'Osservatorio Congolese per i Diritti dell'Uomo ( Congolese Observer for the Rights of Man o OCDH), una organizzazione non governativa che ha partecipato ai negoziati per i VPA. “È stato creato un meccanismo che farà sedere allo stesso tavolo rappresentanti della società civile, del governo, dei gruppi locali, osservatori indipendenti e supervisori dell'Unione Europea; tutto ciò lascia ben sperare affinché sia tenuta in considerazione la volontà delle popolazioni locali delle foreste, siano rispettati i loro diritti e le loro esigenze.”

Il VPA firmato riguarda solo il commercio con l'UE, tuttavia, funzionari della Repubblica del Congo hanno dichiarato che estenderanno le norme del sistema di licenze e che intensificheranno il livello dei controlli, così come stabilito dal patto, a tutto il legname esportato dal paese. Tale condotta, potenzialmente, potrebbe far aumentare i controlli che riguardano l'esportazione di legname tropicale verso la Cina, questo vale soprattutto per la parte meridionale del paese africano, dove lo sfruttamento delle foreste ha destato non pochi dubbi sulla legalità e la sostenibilità delle concessioni per il taglio e trasporto del legname.

Le esportazioni di legname grezzo sono generalmente sgradite perché forniscono al paese scarsi guadagni rispetto al legname tagliato e lavorato che tra l'altro è considerato dagli esperti forestali come capace di favorire uno sfruttamento eco-sostenibile delle foreste. Oggi, oltre il 70% delle esportazioni della Repubblica del Congo verso l'UE è costituito da legname semi-lavorato. Invece le crescenti esportazioni di legname verso la Cina – cresciute dai 3 milioni di dollari americani nel 2000 ai 130 milioni nel 2007 – sono per la gran parte costituite da legname grezzo.  

Oltre ai VPAs, il Piano di Azione FLEGT comprende impegni comunitari affinché i governi dell'UE richiedano ed acquistino solamente legname prodotto legalmente ed in modo eco-sostenibile. A tutto ciò si aggiungeranno una serie di misure legislative, ancora da definire, per aumentare i rischi connessi con l'importazione di legname di provenienza sconosciuta e potenzialmente illegale. 

Requisiti di legge e criteri di rispetto della sostenibilità ambientale sono stati adottati dalle legislazioni di Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi e Gran Bretagna. Gli approvvigionamenti pubblici di legname e di prodotti derivanti dal legno rappresentano fino al 20% del totale del mercato europeo.

L'UE sta mettendo a punto una legislazione che possa ulteriormente rafforzare questi accordi di partnership sul modello delle recenti modifiche del Lacey Act statunitense, che prevedono che l'importazione e la vendita illegale del legno sia sanzionata dalle leggi degli Stati Uniti d'America.

15 maggio 2009