riscaldamento globale: possono le fonti energetiche alternative contribuire ad affrontare il fenomeno?
ll Premio Sapio per la Ricerca Italiana come occasione di confronto tra mondo diversi, tra pubblico e privato, tra istituzioni e mondo dell'industria

Quale influenza hanno le fonti energetiche tradizionali sul nostro clima? A queste domande hanno cercato di dare risposta gli studiosi ed esperti che hanno partecipato il 21 novembre scorso a Ispra (VA), presso l’Anfiteatro del Joint Research Centre – IES, alla terza Giornata di Studio organizzata nell’ambito del Premio Sapio per la Ricerca Italiana 2007.

Ancora un’occasione, quindi, per approfondire temi di grandissima attualità e per presentare al pubblico di addetti ai lavori, ma non solo, dati relativi agli effetti dell’utilizzo dei combustibili fossili sul clima, oltre ai progetti e alle attività più innovative in corso nel nostro Paese sul fronte dell’utilizzo delle fonti rinnovabili, dell’energia alternativa.Ma soprattutto, si è cercato di focalizzare l’attenzione su questo argomento: le fonti energetiche alternative possono contribuire ad affrontare con soluzioni adeguate  il fenomeno del riscaldamento globale?

Un dialogo costante, aperto, efficace, tra chi sceglie e chi applica, tra chi investe e chi legifera rappresenta un elemento fondamentale per favorire lo sviluppo: laddove questo scambio si realizza, vi è sperimentazione, innovazione, crescita. Questo è più che mai vero in un ambito così delicato come è quello della sostenibilità ambientale.E' ormai convinzione di tutti, che per contrastare il fenomeno del riscaldamento globale e rispettare gli impegni assunti con la stipula del Protocollo di Kyoto, è necessaria una inversione di tendenza, un approccio nuovo al tema “energia”, affinché non venga compromessa la qualità della vita delle generazioni future e serve, per questo obiettivo, una volontà comune, una convergenza tra interessi diversi.Le emissioni dovute al trasporto su strada sono in rapida salita e sono la seconda causa delle emissioni di gas-serra in Europa, dopo la produzione di energia elettrica; il 12% del totale delle emissioni Ue deriva dalle sole automobili ad uso privato. Sono dati che meritano una attenta e tempestiva strategia di azione che comporti una concreta assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori sulla scena della produzione di emissioni inquinanti.

Nel corso della Giornata di Studio "Energia, Trasporti  e Clima, il rapporto tra produzioni  energetiche e modificazioni climatiche" sono state presentate esperienze, ricerche, prospettive.

Molte le esperienze e le attività di ricerca e sviluppo che si stanno svolgendo in Italia, finalizzate a individuare e sperimentare nuovi modi di produrre e distribuire l’energia, attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili; uno di questi è l’“Agrienergia o Agricoltura Solare”, tema strategico che è stato affrontato nel corso della Giornata di Studio.
I relatori
Toufic El Asmar e Ugo Bardi hanno proposto «una espansione del concetto di agricoltura che tiene conto delle nuove tecnologie sviluppate negli ultimi anni per sfruttare l’energia proveniente dal sole.
Il sole ci fornisce tutti i giorni una quantità di energia pari a oltre 10 mila volte quella che produciamo con i combustibili fossili. Le nuove tecnologie rinnovabili (fotovoltaico, eolico e altre) sono in grado di trasformare la luce solare fornendo energia abbondante a tutta l’umanità sfruttando solo una minima parte (meno dell’1%) della superficie del nostro pianeta. In tale contesto e grazie al Sesto Programma Quadro dell’UE, è possibile rendere il mondo agricolo e rurale completamente indipendente dai combustibili fossili, capace di produrre per propri usi e vendere al mondo urbano circostante, energia 100% pulita e rinnovabile. Il risultato è una valorizzazione socio-economica del mondo rurale agricolo, una netta riduzione delle emissioni di gas serra, un miglioramento delle condizioni ambientali e una maggiore diffusione di tecnologie di energia rinnovabile diversificata e decentrata. In poche parole, un mondo più sostenibile per le generazioni future».

Sul tema delle fonti di energia rinnovabile è intervenuto anche Alberto Rota, Docente presso il Politecnico di Milano - Dipartimento di Energetica: «Le FER – Fonti di Energia Rinnovabili possono fornire energia termica (biomasse, solare, termica, geotermica a bassa temperatura) ma il loro contributo principale al soddisfacimento dei fabbisogni energetici è stato sino ad oggi sotto forma di energia elettrica. Idraulico, eolico, fotovoltaico generano infatti direttamente energia elettrica ed anche la geotermica ad Alta Temperatura e vari tipi di biomasse sonno convenientemente sfruttabili convertendole in elettricità. Negli ultimi 15 anni la quota del fabbisogno energetico nazionale coperta da FER è rimasta pressoché costante: si parla di una quota del 7%, contro il 46% del petrolio, il 9% del carbone, e il 38% del gas (Fonte MSE – 2005). Se consideriamo però il settore elettrico ed un più ampio lasso temporale la situazione evidenzia forti cambiamenti. Mentre negli anni 50 la sola energia idraulica era in grado di coprire una quota estremamente rilevante dei consumi elettrici italiani, 82 % nel 1960, oggi l’insieme di tutte le rinnovabili copre indicativamente il 14-18% dei fabbisogni. Quindi anche ipotizzando che entro il 2020 il risparmio di energia faccia si che i consumi globali non eccedano i 200 Mtep e che le FER raggiungano l’obiettivo massimo, il loro contributo si assesterà al 16,5%».

Importante anche il riutilizzo dei rifiuti per la produzione energetica, come illustrato da Gabriele Migliavacca - Ricercatore Senior Stazione Sperimentale per i Combustibili – San Donato Milanese: "Ciò che rende i materiali di scarto particolarmente interessanti è il fatto che essi spesso contengono una significativa quantità di materiali combustibili: la composizione media in Europa dei rifiuti da imballaggio è costituita per quasi il 70% di legno, plastica e carta, che sono tutti materiali dalle buone caratteristiche combustibili. L’incenerimento con recupero energetico è talvolta considerato una forma di smaltimento alternativa e concorrente rispetto al riciclaggio dei materiali e per questa ragione è spesso criticata e talvolta oggetto di forte opposizione. In effetti il consumo di materiali al fine di recuperarne energia ed il consumo di energia al fine di recuperare I materiali potrebbero essere considerate due politiche divergenti. Ma questo conflitto è soltanto apparente, dal momento che un sistema integrato e ben organizzato di gestione dei rifiuti richiede un uso efficiente e mirato della raccolta differenziata, del riciclaggio dei materiali e del recupero energetico.
In Italia la quantità totale di rifiuti avviata al recupero energetico assomma a circa 2,7 Mt, a partire da una produzione complessiva di circa 130 Mt di rifiuti urbani e industriali: questi 2 milioni e settecentomila tonnellate di rifiuti sono principalmente costituiti da legno e residui dei carta, ma anche i rifiuti agricoli hanno un apporto considerevole e ne risultano complessivamente 50 mila TJ di energia disponibile.
Il contributo dei combustibili secondari, nonostante il suo piccolo ammontare nei confronti del sistema energetico nel suo complesso, può comunque giocare un ruolo non trascurabile nella situazione attuale, ruolo destinato a crescere di importanza nei futuri scenari. Va inoltre tenuto conto che gli impianti di combustione, alimentati con fonti rinnovabili, possono essere gestiti, a seconda delle esigenze della domanda, in maniera più flessibile rispetto ad altri tipi di fonti rinnovabili. Vi è poi l’aspetto legato alla possibilità di impiego dei combustibili secondari e delle biomasse in co-combustione con combustibili fossili come il carbone negli impianti esistenti, che fornisce un ulteriore grado di libertà al sistema».


Gli interventi

Il Convegno è stato aperto da:

Sergio De Sanctis, Direttore Ricerca, Sviluppo ed Innovazione - Gruppo Sapio e Moderatore della Giornata di Studio

Harald Scholz, Istituto per l'Ambiente e la Sostenibilità – (IES) JRC

Luciana Tenerani , Assessore alla Cultura del Comune di Ispra

e ha visto la partecipazione, in qualità di relatori, di:

Paolo Lauriola, ISDE - International Society of Doctors for the Environment
Direttore Struttura Tematica di Epidemiologia Ambientale - ARPA Emilia Romagna
"Effetti sulla salute del traffico autoveicolare: evidenze epidemiologiche, esposizioni e rischi"

Nicola Romeo, Docente presso la Facoltà di Scienze MM. FF. NN. - Università degli Studi di Parma
“Innovazioni Tecnologiche per la Produzione su Larga Scala della Cella Solare a Film Sottili CdTe/CdS”

Toufic El Asmar, Dipartimento di Economia Agraria e delle Risorse Territoriali – DEART, Università di Firenze e Segretario ASPO - Association for the Study of Peak Oil & Gas, Italia
“Agricoltura elettrica o Agrienergia”

Gabriele Migliavacca, Ricercatore Senior Stazione Sperimentale per i Combustibili – San Donato Milanese
“Potenziale riduzione delle emissioni di gas serra mediante recupero energetico dei rifiuti urbani e industriali”

Alberto Rota , Docente presso il Politecnico di Milano - Dipartimento di Energetica
“ 2020 Le energie rinnovabili in Italia: analisi critica della ipotesi di sviluppo”

Gabriele Masera, Ricercatore Senior Department of Building, Environment, Sciences and Technology - Politecnico di Milano
I materiali a cambiamento di fase in edilizia: l'esperienza della ricerca europea C-TIDE ”

Vincent Mahieu, Unità Trasporto e Qualità dell'Aria - Joint Research Centre
“Well-toWheels analysis of future automotive fuels and powertrains”

Ugo Bardi, Presidente ASPO - Association for the Study of Peak Oil & Gas, Italia
“Combustibile fossile e riscaldamento globale”

Raffaele Tiscar, Direttore Generale Reti e Servizi di Pubblica Utilità e Sviluppo sostenibile della Regione Lombardia “Punti Energia”

Giorgio Martini, Unità Trasporto e Qualità dell'Aria - Joint Research Centre.

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dicembre 2007