Comunicato stampa

Le filiere dei biocarburanti: analisi di alcune esperienze e strategie
Un workshop organizzato da Ervet con i protagonisti italiani del settore
Esperienze e strategie per la filiera dei biocarburanti

“Biofuels? Better!”: questo lo slogan alla base del progetto europeo per la diffusione dei biocarburanti. Un’alternativa alle convenzionali risorse energetiche, e quindi un modo per salvaguardare l’ambiente; ma anche un’opportunità economica per i territori, in particolare le aree rurali, in cui parte delle coltivazioni possono essere destinate, come materia prima, alla produzione di olio combustibile e biodiesel.

Sei i Paesi europei coinvolti – Italia, Bulgaria, Ungheria, Polonia e Grecia – e diversi partner, tra cui Ervet, chiamati a giocare un ruolo attivo perché le agroenergie si trasformino da esperienze “spot” a vere e proprie filiere produttive, con beneficio sia per lo sviluppo del settore “rinnovabili” in sé – ancora marginale dal punto di vista dell’apporto al fabbisogno energetico – sia per gli imprenditori agricoli, che in una reale logica di filiera potrebbero trovare nuove opportunità di reddito in conseguenza della diversificazione degli investimenti colturali.

Da qui un metodo: far sedere attorno ad un tavolo i protagonisti attuali degli attori delle prime filiere agroenergetiche in Italia, il 2 ottobre scorso, per un workshop dal titolo “Le filiere dei biocarburanti: analisi di alcune esperienze e strategie”. Con questa prima sessione di lavori, non solo i rappresentanti delle realtà produttive attualmente attivi nella filiera biocarburanti, ma anche enti ed istituti pubblici e privati, a vario titolo coinvolti, sono stati chiamati a esprimere la propria opinione sulle opportunità e criticità, rispetto alla stessa esistenza, in materia di agroenergie, di una vera e propria filiera. Oltre a ciò, quali sono state discusse le criticità esterne che sorgerebbero nella promozione del biodiesel nel panorama italiano.

Le principali opportunità e criticità – che secondo quanto emerso dal workshop sono state fino a questo momento, rispettivamente, volano ed ostacolo allo sviluppo di una vera e propria filiera dell’agroenergia – costituiscono il punto di partenza metodologico per un secondo workshop, che Ervet organizzerà a dicembre, in cui le informazioni desunte dal primo incontro verranno utilizzate ai fini dell’analisi e della verifica di “praticabilità” di modelli di accordi interprofessionali – in pratica accordi di filiera – in cui siano meglio riconosciute le esigenze delle parti.

L’opportunità di garantire una reciproca convenienza tra i partecipanti alla filiera: in pratica la certezza dell’equilibrio tra domanda e offerta; con contratti stipulati in anticipo gli agricoltori sanno esattamente quanto incasseranno e soprattutto hanno la certezza di poter conferire tutto il prodotto, mentre gli imprenditori energetici, dal canto loro, possono “garantirsi” per un certo periodo di tempo una determinata fornitura. Naturale conseguenza, “l’opportunità di garantire una programmazione di medio/lungo termine”. Questi i due principali vantaggi che – secondo il tavolo di lavoro – deriverebbero dall’esistenza di una vera e propria filiera agroenergetica. A cui si aggiunge la possibilità di poter partecipare consapevolmente all’introduzione e all’utilizzo dell’innovazione.

Un salto di qualità economico, organizzativo, e anche culturale che si scontra con diversi ostacoli, interni ed esterni. Il problema numero uno – al momento irrisolvibile – indicato dal workshop è che il biocarburante non ha un vero e proprio mercato, dipendendo unicamente, come noto, dall’esistenza di agevolazioni pubbliche, che non sempre si inseriscono in un quadro normativo chiaro. Se a ciò si aggiunge la grande volatilità dei prezzi delle produzioni agricole – tanto che spesso può non essere conveniente, per un agricoltore, legarsi ad un contratto di fornitura per più di un anno – ecco spiegate le difficoltà di “decollo” di una vera e propria filiera delle agroenergie.

E se l’ambizione nel medio periodo è quella di portare la quantità di produzioni agricole da accordi di filiera ai sensi del contratto quadro nazionale, dalle attuali 43mila tonnellate alle 180mila previste per l’anno 2008 –  per dare sostanza alla scommessa dell’Europa sul futuro di questa filiera – ora ci si deve accontentare di pur valide esperienze “spot”, in cui, hanno rilevato i protagonisti del settore, sono le associazioni degli agricoltori, le imprese, gli enti pubblici che di volta in volta realizzano accordi specifici in materia di agroenergie. Nella sostanza, obblighi reciproci di produzione e conferimento a un certo prezzo e caratteristiche qualitative (in particolare umidità ed impurità) di determinati quantitativi di soia, colza e girasole, le materie prime da cui si ricavano i biocarburanti.

Il progetto Better, per la promozione delle energie rinnovabili è parte dell’iniziativa comunitaria Interreg IIIB CADSES, i cui obiettivi sono l’integrazione territoriale e lo sviluppo sostenibile. La finalità è fornire indicazioni agli enti locali sui principali vantaggi delle bioenergie e sulle metodologie utilizzabili per il loro sviluppo. Sullo sfondo, la legislazione comunitaria che impone un incremento al 10% della percentuale minima costituita dai biocarburanti rispetto al consumo totale di benzina e gasolio per autotrazione all'interno dell'UE, entro il 2020. Corollario del progetto, un incremento dello sviluppo territoriale delle regioni partner, che potrebbero attivarsi nella produzione della materia prima vantaggio dei paesei partner a maggiore densità di popolazione.

Ervet, nell’ambito di Better, conduce attività di preparazione e gestione delle attività di networking  (quali appunto questi workshop); gli altri partner si sono occupati di analisi del contesto; realizzazione di azioni dimostrative pilota utili alla predisposizione di veri e propri piani di sviluppo (open days); diffusione dei risultati di queste attività per favorire la conoscenza della materia, in particolare presso enti pubblici, aziende agricole, imprenditori energetici, università, fornitori di servizi, utilizzatori finali.

ottobre 2007

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