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Rivista e dossier del Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente
- Padova
direttore Domenico Ceravolo
 
 



 

Energia da biomasse. Nuove opportunità per l'agricoltura in Maremma

Lo scorso 11 settembre la Camera di Commercio di Grosseto ha presentato i primi risultati di un progetto per l'impiego delle biomasse a fini energetici nella provincia di Grosseto.

Il progetto, finanziato dalla Camera di Commercio di Grosseto, ha importanti partner scientifici quali il Laboratorio di Ricerca Land Lab della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e il Centro di Ricerca sulle Biomasse dell'Università di Perugia , oltre a partner di progetto quali Gea Spa, GEA Commerciale S.p.a. e il Consorzio Agrario provinciale di Grosseto.

Oltre a verificare la predisposizione del territorio maremmano a scala comunale e sub-comunale, l'indagine ha permesso di organizzare i molteplici dati raccolti attraverso tecniche statistiche avanzate in un apposito Sistema Informativo Territoriale (SIT) che rappresenta una risorsa di supporto alle decisioni, flessibile ed aggiornabile nel tempo . Il Sistema sarà a disposizione di tutti quei soggetti (enti pubblici ma anche aziende) intenzionati a promuovere lo sviluppo di filiere agri-energetiche nel territorio maremmano: in altre parole, grazie al progetto biomasse si potrà d'ora in poi contare su una piattaforma comune di informazioni e dati preliminari indispensabili per operare decisioni in maniera razionale e sostenibile.

Il Progetto

L'obiettivo del progetto è la definizione e la realizzazione di azioni preliminari allo sviluppo, nella Provincia di Grosseto, di una filiera bioenergetica sostenibile sia economicamente che ambientalmente

Per conseguire questo obiettivo generale occorre::

1.acquisire lo stato dell'arte per quanto riguarda la disponibilità di biomasse residuali e/o vergini e di terreni potenzialmente destinabili a colture da dedicate da energia;

2.individuare le migliori pratiche di produzione, trasformazione e conversione energetica in funzione della tipologia e delle specificità della filiera;

3. analizzare ed ottimizzare i processi di produzione e trasformazione delle biomasse;

4. realizzare studi di fattibilità in aree e presso aziende particolarmente significative.

La prima fase del progetto, realizzata dal laboratorio Land Lab della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, ha completato le seguenti parti dello studio:

A. Analisi territoriale per l'individuazione degli areali a più alta vocazione per la produzione di biomassa a destinazione energetica.

B . Stima dei quantitativi di biomassa potenzialmente disponibili.

Dopo aver individuato gli areali maggiormente vocati a scala comunale in funzione della tipologia di biomassa considerata, sono stati quindi determinati i quantitativi potenziali massimi di biomassa producibile in quegli stessi areali, ma è apparso necessario effettuare alcune stime maggiormente calate nel contesto agricolo e socio-economico provinciale. Per questo sono stati delineati 3 diversi “scenari” relativi ad un diverso grado di sfruttamento delle risorse, ovvero di utilizzazione delle tre tipologie di biomassa considerate (colture dedicate, residui dell'attività agricola, residui dell'attività forestale).

Tra i singoli comuni grossetani sono state riscontrate significative differenze: in generale quelli che hanno evidenziato maggiori possibilità sono caratterizzati da elevate superfici a seminativo in condizioni di pendenza moderata (ad es. nel comune di Grosseto rappresentano il 60% della superficie comunale, mentre si scende al 4% di Montieri o al 6% di Santa Fiora). In sintesi il comune potenzialmente più produttivo in termini di biomassa è quello di Grosseto, seguito da Manciano, Roccastrada, Magliano in Toscana, Orbetello, Capalbio e poi tutti gli altri.

Se si considerano contemporaneamente tutte le possibili fonti di biomassa, i comuni caratterizzati da maggiore densità delle superfici boscate (Monterotondo Marittimo, Montieri, Santa Fiora, Castell'Azzara, Civitella Paganico, ecc.) sono anche quelli che generalmente mettono in luce una modesta produzione complessiva di biomassa, dato che le rese per unità di superficie sono decisamente maggiori per le colture dedicate rispetto a quelle ricavabili dalla ordinaria gestione del bosco con utilizzazione della sola ramaglia. Ciò non significa che sia da escludersi a priori l'ipotesi di avvio di filiere agrienergetiche in quei contesti tipicamente montani – o comunque dove c'è ampia disponibilità di superfici boscate gestite razionalmente – in cui diventa preponderante l'apporto dei residui forestali; proprio in questi areali, infatti, è ipotizzabile e auspicabile l'avvio di microfiliere agrienergetiche “brevi” particolarmente virtuose con produzione, conversione energetica ed utilizzazione di questa nel medesimo comprensorio .

Tutto ciò potrebbe ad esempio realizzarsi attraverso processi di co-generazione con impianti di piccola taglia ed il teleriscaldamento di piccole utenze civili (nuclei abitativi isolati, edifici pubblici, ecc.) collocati nelle vicinanze.
La definizione di questi ultimi aspetti sarà uno degli obiettivi della seconda fase del progetto.

Camera di Commercio di Grosseto, via Cairoli n. 10-58100 Grosseto
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09/29/2006